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Attimo fuggente            Cosa leggiamo            Cucina            Sociale            consigli

1. Presentazione - 2. Perchè no? - 3. Il lasciato e il lasciante - 4. Elogio del cambiamento - 5. La ricerca della felicità - 6. Indimenticabile - 7. Umano troppo umano - 8. Spirito libero
9. Amori e tradimenti - 10. Paura d'amare - 11. Tutto sbagliato - 12. Andare o restare? - 13. Il momento giusto - 14. Ti troverò - 15. La forza del passato - 16. L'onda perfetta
17. Fast love - 18. L'attrazione degli ospiti - 19. Guardami - 20. Le maschere - 21. Non fa per me - 22. Il tango della gelosia - 23. Il gioco dei ruoli - 24. La scelta - 25. Senza regole
26. Non perdonerò - 27. Affinità elettive - 28. Maschi contro femmine - 29. Voglio te - 30. What's love - 31. Fermati... Fermami - 32. Avvolti dal mistero - 33. Tutti un po' matti
34. Nonostante tutto - 35. Perchè tu? - 36. In bilico - 37. Ti perdono, ti punisco - 38. E adesso che succede? - 39. Sorridi e cammina - 40. Porte scorrevoli - 41. Non ha senso
42. Perchè mi nascondi? - 43. Voglio di più - 44. Chiedimi se sono felice - 45. Così come sei - 46. Istinto e ragione - 47. Lasciarsi andare - 48. Stammi lontano


L'Attimo Fuggente - Stammi lontano

12 marzo 2014 - by Marta Lock

Molte volte ciò da cui ci teniamo a distanza...è proprio ciò che sappiamo ci potrebbe coinvolgere...al punto da non volerci più allontanare...

Dopo aver avuto una discreta esperienza emotiva, dopo aver conosciuto e avuto a che fare con diverse tipologie di persone, ognuna speciale a suo modo ma nel complesso incompatibile con quello che era il nostro carattere nel momento in cui le abbiamo incontrate, e dopo aver compiuto un processo di maturazione che ci ha portati a una profonda analisi di noi stessi e alla consapevolezza di ciò che ci fa stare bene e ciò che, invece, preferiamo non portare dentro la nostra vita e quotidianità, incontriamo finalmente qualcuno che già dal primo sguardo ci fa sentire quel brivido emotivo, seppure ancora solo a livello istintivo, che sappiamo essere fondamentale per poter poi trasformarsi in qualcosa di più grande, qualora le circostanze ci portino a frequentare la persona che ha attirato in modo tanto immediato la nostra attenzione.

E può anche succedere che il successivo approccio sia piacevole tanto quanto il primo sguardo: ci piacciono anche le cose che dice, il modo di parlare, di accompagnare le parole con i gesti e persino il suo occupare lo spazio che la circonda all'interno di una stanza; insomma, per farla breve identifichiamo quella persona come la prima, dopo tanto tempo, della quale forse potremmo innamorarci; non solo, ci rendiamo anche conto che le sensazioni avvertite da noi sono reciproche, lo capiamo dal modo in cui ci guarda, da come segue ogni nostra mossa, da come ci osserva quando è certa che non la vediamo. Perciò viene naturale e spontaneo iniziare a frequentarsi e ad avere dei contatti più ravvicinati, anche in quel caso estremamente piacevoli ed esattamente corrispondenti alle aspettative derivate dalle sensazioni iniziali.

Improvvisamente però l'altro inizia ad allontanarsi, o meglio, diventa evasivo e assente, lasciandoci nel dubbio che quelle piacevoli sensazioni siano state provate solo da noi; ma la nostra esperienza passata ci ha insegnato a non permettere più a qualcuno di sfuggire senza darci una spiegazione, l'abbiamo promesso a noi stessi tante volte, quindi prendiamo il toro per le corna e chiediamo un confronto, che l'altro, non deludendo anche in quel caso le nostre aspettative derivate dalla prima impressione, accetta di avere, pur senza essere capace di fornirci una spiegazione al proprio desiderio di fuggire da noi, o per meglio dire, pur confermandoci di comprendere quanta affinità fisica e mentale ci sia tra noi, ci confessa di non sentirsi pronto a fermarsi.

E' possibile che un'intesa tanto forte possa andare persa per la mancanza di coraggio da parte dell'altro di accoglierla nella propria vita?

Sarà una motivazione reale o nasconde in realtà solo il desiderio di scorrazzare liberamente nel prato delle innumerevoli occasioni che gli si potranno presentare senza rinunciare a nessuna di esse?

E ancora, perché continuiamo a vedere l'altro volare di fiore in fiore senza mai riavvicinarsi a noi, facendoci venire mille dubbi sul fatto che la sua fuga non sia stato semplicemente un modo per farci capire che non gli piacevamo abbastanza?

Esistono dei processi di maturazione emotiva che spesso non vanno di pari passo né con l'età anagrafica né con la formazione pratica o intellettuale, perciò potremmo trovarci davanti a qualcuno che, sebbene susciti la nostra stima per il modo di ragionare e di porsi nei confronti delle persone, non abbia ancora compiuto quel tortuoso e lungo percorso che lo porta a essere consapevole e cosciente di ciò che lo fa stare davvero bene, convinto che tutte le persone e tutti i modi di essere possano in qualche modo adattarsi a lui; insomma potrebbe non aver ancora compiuto quel percorso di crescita che lo porterà a scremare e comprendere di cosa ha bisogno e di quanto sia fondamentale avere accanto chi può darglielo.

Ma il modo in cui continua a guardarci, l'importanza che da a ciò che diciamo, il modo in cui reagisce quando facciamo un gesto gentile o affettuoso nei suoi confronti ci fa capire che siamo qualcosa di più di tutti i fiori sui quali continuamente si posa, che l'intesa che ha con noi va oltre l'attrazione fisica, che la compatibilità mentale e caratteriale è talmente tangibile da non poter essere nascosta neanche da mille fughe né dalla presenza di mille altre persone che continua a frequentare. E inizia a nascere in noi la sensazione che, silenziosamente quanto a volte inconsapevolmente, ci stia chiedendo di aspettarlo, di attendere che abbia compiuto il cammino che lo porterà a quella maturità emotiva a seguito della quale saprà di volersi fermare con noi, perché sarà proprio di noi che avrà bisogno per sentirsi davvero bene.

Può succedere però che i suoi tempi, a quel punto, non coincidano più con i nostri, perché magari ci saremo stancati di vederlo inseguire le innumerevoli farfalle di passaggio, o perché avremo sentito il bisogno di una presenza più reale e concreta nella nostra vita, oppure perché semplicemente nel tempo dell'attesa ci è capitato di incontrare qualcuno che ha saputo farci sentire di essere sicuro di volere noi e solo noi, senza dubbi né perplessità, né bisogno di misurarsi con altre sfide.

A quel punto, forse, la persona che ci aveva lasciato in attesa, dando un po' troppo per scontata la nostra devozione e la nostra capacità di attendere il momento giusto, si troverà davanti alla consapevolezza di aver perso qualcosa di importante e a tutto il rammarico di non aver saputo capire quale regalo abbia rifiutato per paura di riceverlo.

Perché a volte a voler aspettare il momento giusto ci lasciamo sfuggire quella che potrebbe essere la persona giusta.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Lasciarsi andare

21 febbraio 2014 - by Marta Lock

A volte abbiamo dato fiducia alla persona sbagliata e l'ha tradita...altre non l'abbiamo data a chi la meritava e l'abbiamo persa...ma non si può vivere la vita con la guardia perennemente alzata...è meglio non pensarci e vivere serenamente...se e quando succederà affronteremo la situazione...

Nelle nostre esperienze di vita e sentimentali possiamo incorrere in una miriade di esperienze diverse l’una dall’altra ma al tempo stesso simili nella dinamica o negli atteggiamenti, da averci portati a decidere di assumere a nostra volta dei comportamenti necessari per difenderci dal rischio di incorrere nelle stesse delusioni con le quali abbiamo avuto a che fare. Perciò, molto spesso, tendiamo a dare alla situazione presente, un’interpretazione filtrata dagli eventi del nostro passato più o meno recente.

Perché ciò che è successo e le ferite che ci ha lasciato, sono ancora aperte, e bruciano ancora dentro la nostra anima come se gli aghi che ci hanno trafitti dovessero essere per sempre un monito contro possibili eventi che potrebbero portarci a ripetere quella triste esperienza; perciò decidiamo che nessuno potrà di nuovo tradire la nostra fiducia come abbiamo lasciato che succedesse in passato, per ingenuità, per eccesso di stima nei confronti di chi, in realtà, non la meritava affatto, per esserci lasciati andare troppo presto con una persona che credevamo fosse giusta per noi ma che, con il tempo, si è rivelata la più sbagliata.

Arriviamo quindi all’incontro successivo ben preparati e decisi a non lasciarci abbindolare di nuovo, osservando con lucidità, spiando ogni minimo gesto e reazione, pronti a notare quel piccolo dettaglio che avevamo sottovalutato in precedenza, ma che siamo diventati prontissimi a captare; spesso in questi frangenti ci troviamo davanti a una persona completamente opposta a quella con la quale avevamo avuto a che fare, che non ha affatto intenzione di ferirci o ingannarci o deludere le nostre aspettative, con la coscienza, quindi, completamente pulita. Ma il nostro comportamento strano, inquisitorio, sospettoso e dubbioso nei confronti di qualunque cosa ci dica o ci racconti, lo spaventa facendolo arrivare a valutare le nostre azioni come pericolosamente prive di equilibrio al punto di decidere di scappare da noi.

Perché quella che ci sembrava la soluzione ideale per tutelarci da possibili delusioni si è rivelata tanto sbagliata?

Per quale motivo le barriere difensive che abbiamo eretto per impedire che la storia si ripetesse identica al passato si sono rivelate tanto eccessive e fuori luogo al punto di indurre l’altro a fuggire spaventato?

Un dolore forte, delle aspettative disattese, una delusione profonda, possono spingerci a chiuderci al punto di non dare possibilità ad altri di ripetere gli stessi errori, senza fermarci a valutare davvero chi abbiamo davanti?

E’ giusto far pagare ad altri gli errori fatti da chi li ha preceduti?

Nell’impegno che mettiamo a proteggere noi stessi dalle probabili delusioni o fallimenti sentimentali con i quali, nostro malgrado, abbiamo avuto a che fare, dimentichiamo di aprirci alla conoscenza di chi abbiamo davanti, dimenticandoci, troppo spesso, di quanto le persone siano diverse l’una dall’altra, e di come, un determinato comportamento, che aveva generato determinate conseguenze, possa non avere niente a che fare con l’intenzione con il quale viene attuato da un’altra persona, portandoci a renderci conto che vivere con l’attenzione eccessivamente alta non solo ci fa rischiare di perdere qualcuno tanto quanto consegnarci, abbandonandoci, nelle sue mani, ma ci impedisce di vivere con serenità quanto ci sta succedendo, appesantendo l’atmosfera con mille dubbi, timori, sospetti e chiusure in situazioni che, con un atteggiamento diverso, potrebbero rivelarsi invece molto più piacevoli.

Forse allora il segreto sta nel riuscire a tutelarci pensando che tutto ciò che ci accade fa parte del nostro percorso e che dovremmo regalare a noi stessi la possibilità di guardare agli altri con positività e fiducia, riservandoci però l’opzione di cambiare idea qualora il loro comportamento ci dimostri che ci stavamo sbagliando, e non viceversa, partire cioè da un’opinione negativa per poi farla diventare positiva, perché così ci neghiamo il bello degli inizi, freniamo l’entusiasmo e la spensieratezza dei primi tempi.

In fondo, forse, la cosa migliore è lasciarsi andare e pensare che le cose succedono e le affronteremo se e quando si verificheranno, ma intanto avremo assaporato il bello che ci hanno regalato.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Istinto e ragione

14 febbraio 2014 - by Marta Lock

L'istinto di sopravvivenza è quello che ci dà la forza di rialzarci subito dopo una caduta...ma le ferite più profonde...hanno bisogno di molto più tempo per guarire completamente...

Esistono alcune esperienze, alcune ferite, subite in passato che rimangono vivide in noi come fossero segni indelebili che continuano a essere presenti nonostante a volte siano passati mesi se non addirittura anni dal momento in cui ci sono state inflitte; eppure ci sembra di averle superate, di essere andati oltre il dolore, di aver metabolizzato e di essere riusciti a dimenticare e ad andare avanti molto più spediti e rafforzati da quelle esperienze. Ma nel momento in cui ci capita di trovarci di nuovo in situazioni simili a quelle che ci avevano fatto sanguinare tanto a lungo, comprendiamo che in realtà sono sempre state presenti nella nostra memoria emotiva e ci rendono difficile il compito di confrontarci di nuovo con loro.

Perché, nonostante la distanza temporale da determinate situazioni, e fisica dalle persone con le quali le abbiamo vissute, è tanto difficile riuscire a dimenticare?

Come è stato possibile che qualcosa razionalmente catalogato come parte delle esperienze di vita, sia invece rimasto latente in qualche angolo remoto della nostra mente e della nostra anima e pronto a saltare fuori prepotentemente quando meno ce lo aspettiamo?

Per quale motivo, nonostante ci riteniamo forti, coraggiosi, sicuri davanti al mondo, nel momento in cui ci confrontiamo con quelle ferite riemergono le fragilità e le insicurezze che ci avevano caratterizzati tanto tempo prima?

La fase di razionalizzazione che segue subito dopo il dolore più acuto è necessaria per cercare di spingere verso il basso quella sofferenza che ha accompagnato ogni momento successivo a quell’episodio che portato l’ombra dove prima c’era la luce, perché non vogliamo soccombere passivamente a ciò che abbiamo subìto e scegliamo di lottare per tornare ad acquisire fiducia in noi stessi e negli altri; in quel momento possiamo decidere di perdonare, di giurare vendetta o di far finta che niente sia mai accaduto; in ognuno di questi casi voltiamo pagina e andiamo avanti, certi che quell’esperienza ci ha rafforzati e che, in fondo, ha solo fatto parte del nostro percorso di vita.

Poi arriva quello strano giorno in cui ci ritroviamo faccia a faccia con una situazione simile a quella che ci aveva spezzato il cuore, o forse è così che la paura scacciata per tanto tempo ce la fa vedere, ed ecco riaffiorare quindi tutte le paure, ecco rialzarsi tutte le difese, ecco suonare tutti i campanelli d’allarme, ecco riemergere vividissimo il ricordo di quel profondo dolore che aveva segnato un periodo buio della nostra vita. Tutto questo porta nel presente una tale paura che si possa ripetere un episodio incredibilmente uguale al passato, da farci dimenticare che la situazione è un’altra, che la persona che abbiamo davanti non è la stessa, che noi siamo diversi da come eravamo tempo prima, e da annebbiare la nostra lucidità al punto da non riuscire a guardare la cosa dal giusto punto di vista.

La difesa da parte di chi ci suscita quello strano tuffo nel passato, ci porta da un lato a confrontarci con la consapevolezza che ciò che eravamo convinti fosse stato dimenticato, è invece ancora lì da qualche parte, pronto a far sanguinare di nuovo le nostre ferite, dall’altro a riflettere sul fatto che, sebbene la situazione oggettiva sia diversa, e che, probabilmente, l’intenzione di chi abbiamo davanti sia tutt’altro da ciò che ci è stato fatto in passato, non dovremmo in ogni caso trovarci in una situazione che ci costringe, volenti o nolenti, a drizzare le antenne e a metterci in posizione di difesa.

Perché le ferite più profonde sono le più difficili da guarire, e perché stimolano in noi quell’impulso di autodifesa che la mente non riesce a comprendere né a spiegare, quindi, se ci suggerisce di metterci in guardia da una persona o da una situazione, è perché ha probabilmente colto quel dettaglio, quella piccola cosa che l’occhio non è riuscito a vedere.

Perché la voce dell’istinto spesso rimbomba molto più forte di quella della ragione…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Così come sei

07 febbraio 2014 - by Marta Lock

Non esistono persone ideali...esistono solo persone normali...ciò che le rende speciali è che ci amano per come siamo...con tutti i pregi e i difetti…senza voler cambiare neanche una virgola...

Non è affatto facile il percorso che ci porta alla conoscenza di noi stessi e all’accettazione di quei lati strani, particolari, spigolosi o eccessivamente singolari, che ci caratterizzano; può succedere che durante la nostra crescita ci siamo confrontati con persone o situazioni che ci hanno portati a convincerci che alcuni modi di fare, alcuni atteggiamenti, alcune visioni delle cose e della realtà, fossero sbagliati. Questo non perché gli altri partissero dal presupposto che solo il loro comportamento fosse quello giusto, o quanto meno non sempre è stato questo il motivo delle loro critiche, quanto perché il nostro modo di fare o di essere non si conformava all’accezione che davano alla parola normalità, facendoci sentire sbagliati solo perché difformi dal punto di vista generale, o, per meglio dire, generalizzato.

In quei momenti abbiamo dovuto affrontare una profonda analisi di autocoscienza, mettendoci profondamente in discussione e arrivando persino a modificare quelle parti di noi che uscivano dai confini di ciò che era definito giusto; ma questo percorso ci ha provocato crisi di identità e profonde insicurezze che ci hanno convinti di essere sbagliati o che il nostro comportamento non ci rendesse degni di essere amati e apprezzati per come eravamo, quasi come se i nostri difetti fossero talmente giganti e insormontabili da renderci inadatti a vivere un rapporto a due. A lungo andare, però, le modifiche apportate diventavano talmente pesanti e ci allontanavano talmente tanto dalla nostra vera identità da esploderci dentro, conducendoci inevitabilmente verso la fine della relazione.

Perché la persona che avevamo accanto voleva cambiarci per restare con noi?

Cosa c’era in noi di tanto sbagliato da indurla a considerare insopportabili alcuni dei nostri difetti?

E soprattutto, se voleva davvero avere al proprio fianco qualcuno di tanto diverso, perché ha scelto noi?

Molto spesso le persone non sono capaci di attendere la persona più adatta al loro modo di vedere le cose, la realtà, i rapporti e, nel momento in cui sentono il bisogno di fare coppia per ricevere tutte quelle attenzioni, tenerezze, e appagamento emotivo che una relazione a due sicuramente dà, cercano di vedere in chi gli piace in quel frangente, tutte le caratteristiche di cui hanno bisogno per essere felici, salvo poi però rendersi conto, esaurito il periodo della passione iniziale, che non basta desiderare qualcosa per renderla giusta per noi, né tantomeno può servire ignorare le cose che non riescono a mandare giù in nome dell’esigenza di colmare un’impellente carenza emotiva; ecco quindi diventare di giorno in giorno più evidenti i tratti caratteriali di ognuno, quelli che sembravano non esserci prima ma che poi da piccoli puntini iniziano ad assumere l’aspetto di fastidiose macchie che, a volte, segnano marcatamente le differenze profonde tra le due parti fino a portarle alla consapevolezza di non essere esattamente tagliati per una vita insieme. Uno dei due prende il sopravvento sull’altro esigendo con forza sempre maggiore dei cambiamenti che, di conseguenza, fanno sentire l’altro inadeguato e assolutamente incredulo nel rendersi conto che tutto ciò che andava bene prima, improvvisamente non è più apprezzato; l’allontanamento che ne deriva porta a un doloroso distacco, che dopo poco prende i connotati di un salutare senso di liberazione.

Una volta tornati singoli ricominciamo di nuovo a respirare, sereni e felici di dover rendere conto solo a noi stessi e certi di piacerci esattamente come siamo, consapevolezza che si rafforza con il tempo, con l’esperienza che delineano e rendono evidenti, per primi a noi stessi, quei tratti fondamentali che caratterizzano il nostro modo di essere.

E un giorno ci capiterà di incontrare qualcuno che accetterà le nostre risposte singolari, i nostri desideri, le nostre incredibili stranezze, i nostri modi di fare anche nelle occasioni nelle quali avremmo dovuto assumere un atteggiamento opposto, le nostre frasi fuori luogo quando avremmo fatto meglio a restare zitti: tutto questo lo farà non perché penserà che siamo la sua unica opzione, o che deve comportarsi in un determinato modo per non restare da solo, bensì unicamente perché ci ama e ci apprezza per come siamo davvero, e perché forse le piacciono più i nostri difetti che i nostri pregi…

Quella non sarà la persona ideale…semplicemente la nostra persona speciale…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Chiedimi se sono felice

29 gennaio 2014 - by Marta Lock

Il momento in cui ci chiediamo se siamo felici...spesso coincide esattamente..con quello nel quale realizziamo di non esserlo...

Finalmente la nostra vita sembra essersi stabilizzata, dopo tante vicissitudini sentimentali abbiamo trovato una persona che ci fa sentire amati, e che amiamo, con la quale abbiamo costruito un rapporto degno di questo nome, con alti e bassi, è vero, ma con il desiderio da parte di entrambi di proseguire il percorso di vita insieme progettato e voluto con tanta fermezza; il nostro lavoro, anche se non corrisponde alla carriera sognata non appena terminati gli studi, ci garantisce quella stabilità di cui abbiamo bisogno per sentirci tranquilli e sicuri di poter guardare al futuro con fiducia. Insomma, tutto ciò che avevamo sempre desiderato sembra essere lì davanti ai nostri occhi e, i primi tempi questo ci fa sentire felici, appagati, realizzati.

Alcune volte però inizia a insinuarsi in noi quella sottile inquietudine che evidenzia una leggera insoddisfazione, non riusciamo a capire a cosa sia dovuta, però è lì, latente e pronta a uscire fuori nei momenti più impensati, nonostante cerchiamo di ricacciarla indietro e di cancellarla dalla nostra mente, lei è lì, ostinata, che continua imperterrita a riapparire. Magari durante un'occasione particolare, nella quale dovremmo sentirci sereni e appagati, o magari quando camminiamo da soli in mezzo alla gente, presi dagli impegni lavorativi o concentrati sulle cose da fare...all'improvviso quell'inquietudine ci porta a domandarci, senza neanche volerlo, se siamo davvero felici.

Perché nonostante abbiamo tutto ciò che desideravamo per noi stessi, sentiamo il bisogno di chiederci se siamo felici?

Come mai sentiamo quell'esigenza di guardarci dentro, osservandoci dal di fuori, per comprendere se ciò che volevamo davvero coincide con ciò che siamo e che abbiamo nel momento che stiamo vivendo?

Qual è il piccolo tassello mancante che porta il sottile dubbio a insinuarsi nella nostra quotidianità, fino a rendere il puzzle incompleto?

Pur non trovando risposta a queste e mille altre domande, a causa delle quali ci sentiamo quasi in colpa per non essere capaci di apprezzare in pieno ciò che abbiamo ottenuto, con il tempo riusciamo ad analizzare un po' più a fondo e con lucidità la realtà oggettiva, vedendo con chiarezza le piccole fratture nel nostro rapporto che, sebbene abbiamo cercato di non dare loro un peso eccessivo e abbiamo cercato di risolvere non appena si sono verificate, giorno dopo giorno si sono trasformate in piccole minuscole delusioni per aspettative disattese e mancanze da parte del partner. Oppure l'apparente soddisfazione data dal lavoro che svolgiamo, si è rivelata insufficiente ad appagare la nostra ambizione, ma, nel momento in cui ce ne siamo resi conto, non abbiamo trovato sostegno e stimolo al cambiamento da parte del compagno di vita.

Altre volte, tutto ciò a cui avevamo rinunciato in nome delle scelte fatte per cui non avevamo mai sentito il peso, gradualmente hanno prodotto una frustrazione latente che abbiamo sempre cercato di ignorare, dando molta più rilevanza a tutto ciò che invece abbiamo che è in realtà molto di più rispetto a ciò che non abbiamo; ma i compromessi accettati senza alcun sacrificio iniziano ad assumere le vesti, ben più difficili da mandare giù, di sacrifici, diventando quasi automaticamente ben più difficili da sopportare e, spesso, motivo di recriminazioni con noi stessi e con chi ci sta accanto.

In altri casi, nei quali nessuna di queste opzioni si è manifestata, il dubbio che ha generato la domanda ci rende consapevoli di una certezza: se prima eravamo convinti di essere felici senza sentire l'esigenza di domandarcelo, nel momento in cui la questione si fa strada nella nostra mente e nel nostro cuore, probabilmente è perché stiamo iniziando a sospettare di non esserlo. A quel punto abbiamo due opzioni: scegliere di proseguire il nostro percorso così come l'avevamo progettato, accettando l'insoddisfazione come parte di quella scelta, e della quotidianità, e ricacciando in un angolo inascoltato quella domanda, oppure decidere di darle una risposta che, probabilmente, ci porterà a un difficile e doloroso rivoluzionamento dell'ordine delle cose ma che in cambio ci regalerà la possibilità di cercare ciò che ci manca, quel piccolo tassello che ci permetterà di completare il puzzle...almeno fino alla prossima volta che quella domanda si insinuerà nuovamente nella nostra testa.

Perché in fondo la vita è una ricerca continua, un'evoluzione infinita e un'eterna crescita e scoperta...e tutto sommato è tanto bella proprio perché esattamente così.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Voglio di più

22 gennaio 2014 - by Marta Lock

Il momento in cui sentiamo di volere di più...da una persona o da una relazione...e troviamo il coraggio di chiederlo...coincide spesso con quello in cui l'altro comincia a scappare...

Non tutte le relazioni iniziano allo stesso modo e non tutte hanno un percorso lineare fin dai primi tempi; può capitarci di incontrare una persona con la quale non sentiamo, più o meno reciprocamente, di poter instaurare subito un rapporto che abbia le connotazioni classiche o convenzionali. A volte perché non stiamo attraversando un periodo in cui possiamo investire troppe energie in una storia sentimentale, altre perché non siamo sicuri di ciò che vogliamo da noi stessi né da chi ci troviamo di fronte, altre ancora è l’altro a tirare il sasso e nascondere la mano, instaurando quel tipo di rapporto, che può anche andare avanti per anni, nel quale nessuna delle due parti si sente impegnata ma, chissà come, si ritrovano sempre insieme.

Oppure ci sono quei casi in cui due soggetti si incontrano nel momento sbagliato per uno dei due e la relazione si interrompe, poi, dopo un po’ di tempo, si rincontrano in un periodo non molto favorevole per l’altro, si frequentano ancora per un determinato lasso di tempo e si perdono di nuovo; la cosa strana è che, nonostante tutto, continuano a incontrarsi e cercarsi, senza far mai niente affinché il tipo di rapporto cambi.

Se è vero che ci troviamo davanti alla persona sbagliata, per quale motivo continuiamo a imbatterci in lei?

Perché, se davvero non vogliamo stare insieme, continuiamo a cercarla e a provare, ogni volta, a costruire qualcosa che sembra non concretizzarsi mai?

Qual è il dettaglio per colpa del quale un rapporto che va avanti da tempo, a volte da anni, non riesce ad assumere quella connotazione di stabilità che potrebbe indurci a considerarlo un legame?

Il desiderio di capire ci porta a tentare di cambiare la storia e provare a costruire qualcosa di più serio con quella persona che ha costituito un punto fermo della nostra vita, pur non essendoci mai fermati con lei, che abbiamo considerato come un riferimento, pur non avendo avuto la sua presenza costante al nostro fianco nei momenti in cui ne avevamo bisogno, che, per un motivo o per l’altro, ci è sfuggita tanto quanto noi siamo sfuggiti a lei, lasciandoci quel senso di incompiuto e di intentato al quale vogliamo porre fine. Perciò iniziamo a diventare propositivi, a chiedere di fare cose insieme, condividere più momenti, creare delle occasioni per sentirci più vicini e più complici.

Ai nostri tentativi però, l’altro risponde in modo evasivo, come se da un lato non volesse deluderci e dimostrarci che anche da parte sua c’è la volontà di costruire qualcosa di diverso dai precedenti trascorsi, ma dall’altra non riuscisse a cambiare un rapporto che fondamentalmente gli va bene proprio come è sempre stato. E, in fondo a se stesso probabilmente si domanda perché ci sia in noi tutta questa esigenza di trasformare qualcosa che tutto sommato non ha senso modificare; e più noi cerchiamo di costruire e condividere, più l’altro sfugge e si nasconde lasciandoci lì a domandarci come mai sia così spaventato davanti a una persona che conosce come le proprie tasche e con la quale non avrà molte sorprese.

E’ giusto tentare di trasformare qualcosa di tiepido, sperando che, cambiando la modalità del rapporto, cambi anche il calore che ci può trasmettere quella persona?

Se una relazione non è decollata subito, perché probabilmente i sentimenti non erano mai abbastanza forti, nonostante i continui ritorni, potrà mai trasformarsi solo perché razionalmente abbiamo deciso di provare?

Forse se un rapporto non ha preso subito la direzione che ci saremmo aspettati, è stato perché non ci trovavamo davanti alla persona giusta, e forse il fatto che l’abbiamo continuata a incontrare o cercare ci ha fatto scattare quello strano meccanismo che ci induce a ritenere che se una presenza è costante nella nostra vita, probabilmente qualcosa vorrà pur dire. Forse la rincontravamo nei momenti in cui, casualmente, eravamo soli entrambi, proprio per alleviare un momento di vuoto emotivo; forse quel tipo di rapporto era giusto in quei frangenti perché era esattamente in quel modo.

E l’allontanamento dell’altro ci rivela, riflettendoci bene, che tutto sommato ha più senso la sua fuga che il nostro tentativo di forzare qualcosa che non è nato spontaneamente.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Perchè mi nascondi?

10 gennaio 2014 - by Marta Lock

Non tutto è come sembra...a volte ci convinciamo di qualcosa...perché vorremmo che fosse proprio come la desideriamo...senza renderci conto...che in realtà ci stiamo solo illudendo...altre volte quindi preferiamo non credere...ciò che invece è evidente agli occhi di tutti...

Nel lungo e a volte travagliato percorso della nostra vita da single possiamo imbatterci in alcune situazioni enigmatiche che ci lasciano in bocca l’amaro del non essere riusciti a comprendere i perché di alcuni atteggiamenti. Può succederci infatti di incontrare, in modo del tutto casuale, una persona che a primo impatto ci piace, ci suscita tutte quelle emozioni e sensazioni che sappiamo di dover sentire nei confronti di qualcuno con il quale possiamo iniziare una relazione; in quel caso, quasi sempre, la sensazione è reciproca e dopo un più o meno lungo gioco di sguardi e di tentativi di avvicinamento, finalmente uno dei due fa il passo giusto per aprirsi a una frequentazione.

Le prime uscite sembrano perfette, ci sentiamo corteggiati, ammirati e apprezzati al punto che la nostra autostima compie una brusca curva verso l’alto che fa passare in secondo piano la casistica dei posti scelti per vedersi: il ristorantino appartato e lontano dai luoghi più modaioli, il cinema piccolo di periferia, il locale più intimo e meno frequentato della città…tutte queste scelte ci appaiono incredibilmente romantiche rivelando ai nostri occhi innamorati il desiderio, peraltro condiviso, di trascorre il più tempo possibile da soli. Poi i posti designati per gli incontri diventano pericolosamente vicini a casa di uno o dell’altro, mettendoci nella condizione, per stare più tranquilli, di finire all’interno delle rassicuranti quattro mura domestiche.

Da lì al far diventare gli appartamenti reciproci l’unico luogo di incontro il passo è brevissimo, e, anche in quel caso tutto ci sembra normale, presi come siamo dall’enfasi della passione e dall’esigenza di approfittare di ogni momento per rimanere in intimità, fino al giorno in cui ci rendiamo conto che di fatto è come se ci stessimo isolando dal mondo esterno, giorno che coinciderà con quello in cui inizieremo a chiedere al partner di uscire ampliando le occasioni di incontro anche ad attività diverse da quelle che si possono “svolgere” in casa; richieste che però cadranno nel vuoto, inducendoci a farci un’infinita serie di domande alle quali spesso non avremo nessuna risposta.

Perché non vuole mostrarci alla luce del sole?

Per quale motivo abbiamo quella sottile quanto spiacevole sensazione che ci voglia nascondere?

In quale momento abbiamo smesso di uscire e abbiamo permesso che il nostro rapporto assumesse quasi la connotazione di relazione segreta?

Quando esattamente abbiamo deciso di non ascoltare le amiche o gli amici che insistevano a domandarci come mai la scelta dei posti per gli iniziali tête à tête ricadeva sempre su posti fuori dal mondo?

Improvvisamente i nostri occhi si aprono su una realtà ben diversa da quella idilliaca che avevamo voluto vedere fino a un momento prima, rivelandoci che mai, neanche una volta dall’inizio della relazione, siamo stati invitati a conoscere il gruppo di amici del nostro partner, né dall’altra parte c’è mai stato il desiderio di incontrare il nostro; mai ci siamo incontrati in pieno centro o in un posto affollato, quasi come se il mostrarci in pubblico comportasse chissà quale rischio o, peggio ancora, vergogna; mai avevamo valutato che tutto quell’ardore ed esigenza di stare sempre da soli e appartati potesse invece nascondere un bisogno di non mostrarsi con noi, quasi come se fossimo inadeguati all’altro. E più tentativi facciamo per far cambiare la situazione, più il partner si allontana senza fornirci risposte né accondiscendere alle nostre richieste, convincendoci, giorno dopo giorno, che i sospetti che avevano iniziato a farsi strada dentro di noi avevano un fondamento più che solido nella realtà.

Perciò cominciano a tornarci in mente tutte le domande indagatorie da parte dei nostri amici e di chi ci è vicino, alle quali avevamo risposto con fastidio, quasi come se fossero stati un’invadenza dei nostri spazi e della nostra intimità, alcune volte scambiandole addirittura per gelosia e invidia, e le valutiamo invece per ciò che erano: un tentativo di metterci in guardia dalla stranezza di un comportamento troppo estremizzato per non nascondere qualcosa che rifiutavamo di credere o di vedere.

A quel punto la persona spesso sarà fuggita senza fornirci una spiegazione e lasciandoci addosso quel senso di stupidità unito all’inadeguatezza per non aver compreso prima ciò che era evidente e per aver lasciato che ci mettesse, quali che ne siano state le misteriose cause, a un livello di molto inferiore rispetto a quello nel quale abbiamo tutto il diritto di stare.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Non ha senso

03 gennaio 2014 - by Marta Lock

Non tutto può essere spiegato...ma spesso ciò a cui non riusciamo a dare un senso...è molto più forte di tutto ciò che ci risulta perfettamente chiaro...e definibile...

Man mano che andiamo avanti nel nostro percorso di crescita, impariamo che le cose vanno razionalizzate, sia perché non possiamo essere vittime dell’istinto, sia perché il desiderio di controllo su ciò che è interno ed esterno a noi, diventa sempre più forte. Quindi cerchiamo di dare una spiegazione logica a ogni singolo avvenimento, reazione, sensazione con i quali ci capita di avere a che fare. Il passaggio dalla fase giovanile a quella adulta è segnato dalla presa di coscienza che siamo noi a decidere qualsiasi cosa, siamo noi a gestire il come, il quando e il perché delle situazioni e soprattutto che ogni cosa ha un senso perfettamente delimitabile entro confini specifici. Poi giunge un momento in cui siamo costretti a confrontarci con qualcosa di talmente forte, inaspettato e, soprattutto, assolutamente confuso, che ci travolge con una forza alla quale non riusciamo a resistere.

Eppure siamo lì fermi, come tronchi di alberi piegati dai venti di un uragano che cercano di tenere le radici ben incollate a terra, allora perché sentiamo che stiamo per sradicarci?

Per quale motivo quella forza inspiegabile e indefinibile sta facendo crollare tutte le nostre convinzioni?

Come mai non riusciamo, nonostante gli sforzi, a farla rientrare all’interno di qualcosa che conosciamo o che abbiamo la facoltà di giustificare e spiegare?

Proprio in quel momento comprendiamo che esiste qualcosa che sfugge alla nostra sfera d’azione, così come alla nostra capacità di analizzarla, non perché non siamo capaci di farlo, bensì per il fatto che ci troviamo davanti a un episodio, un’emozione, una sensazione, un magnetismo, che senso non ha. Questa consapevolezza dà inizio a una seconda fase di crescita, se vogliamo anche più importante della precedente, che segna l’accettazione di alcuni eventi come non controllabili né gestibili, ma non per questo escludibili dal nostro percorso o dalla nostra vita.

Una forza del genere può manifestarsi in un sentimento nei confronti di qualcuno che mai avremmo pensato di poter amare, o che ci faccia piombare, mani e piedi, in una situazione nella quale avevamo sempre escluso di poterci trovare, o ancora che faccia optare per una decisione che mai avremmo creduto di essere in grado di prendere. Tutto questo non per incoerenza, quanto per rassegnazione davanti a qualcosa di tanto inspiegabile quanto potente, quasi una resa, dopo aver combattuto con tutte le forze, alle incognite davanti alle quali la vita ci mette, anche se eravamo convinti di aver previsto tutto, anche se ci eravamo detti pronti a gestire ogni cosa, e sicuri che tutto nella vita potesse essere spiegato e definito.

Questa seconda, importantissima fase di crescita e maturazione, coincide di solito, con il momento in cui da impavidi guerrieri ci trasformiamo lentamente in più saggi e tranquilli strateghi, preferendo la riflessione alla lotta istintiva, e comprendendo che nella vita esiste un momento per combattere e uno per smettere di farlo, non sempre, no, solo riguardo le questioni contro le quali capiamo che non avrebbe senso sprecare energie, accettando e accogliendo ciò che potrebbe spaventarci proprio perché sconosciuto e imprevisto, e riservandole invece per tutte quelle battaglie contro le quali sappiamo di poter avere anche una sola, piccola possibilità di vincere.

In questa fase comprendiamo e accettiamo che ciò che è talmente potente da travolgerci come un uragano, con un modo e una forza tanto inspiegabili quanto improvvisi, così assolutamente reale quanto impensabile sarebbe stato immaginarlo o prevederlo, rientra in una sfera che va oltre il nostro controllo, e ci arrendiamo all’evidenza che non può essere ignorato solo perché non rientra nei confini di ciò che è chiaro, spiegabile e definibile…o solo perché sconvolge tutte le nostre convinzioni.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Porte scorrevoli

28 dicembre 2013 - by Marta Lock

E' disarmante rendersi conto...di come a volte gli eventi si incastrino alla perfezione...come tasselli di un puzzle...al punto che sarebbe bastata un'impercettibile differenza...o deviazione...per evitare che si verificassero...

Quante volte ci è capitato di pensare che se non avessimo fatto una determinata cosa in un determinato momento tutto avrebbe potuto essere diverso?

In quante occasioni ci siamo trovati davanti all’evidenza che un ritardo anche di una sola mezz’ora ci avrebbe portato a incontrare persone diverse che avrebbero condotto la nostra vita su un binario differente, se non opposto, da quello nel quale ci siamo trovati?

Quante scelte diverse avrebbero potuto generare una vita totalmente agli antipodi da quella che ci troviamo a vivere?

In molte circostanze abbiamo avuto la netta sensazione che se avessimo imboccato una strada diversa, se avessimo preso il treno in un altro orario, se fossimo andati in vacanza in un posto piuttosto che in un altro, se avessimo seguito un corso di studi diverso da quello che effettivamente abbiamo scelto, probabilmente non ci troveremmo nel luogo in cui siamo o nella realtà che costituisce la nostra quotidianità. Nei momenti in cui ci fermiamo a riflettere su quanto potrebbe essere stata migliore la nostra esistenza se ci fossimo orientati verso altre opzioni, inevitabilmente ci tuffiamo nell’atmosfera romantica e irresistibile del sogno, come se fossimo estremamente certi che ciò che poteva capitarci sarebbe stato migliore di ciò che abbiamo.

Esiste però anche un’altra versione della realtà, cioè che non possiamo escludere la possibilità che ciò in cui saremmo potuti incappare avrebbe potuto essere peggiore di ciò che abbiamo ottenuto, o che, pur partendo da un presupposto in apparenza migliore, come per esempio una carriera più brillante, un’esistenza molto più agiata, un trasferimento in un altro luogo, un partner diverso da quello che abbiamo accanto, non è detto che sulla lunga distanza si sarebbe rivelata la scelta più giusta o quella che ci avrebbe resi più felici di quanto non siamo.

Certo, credere che tutto avrebbe potuto essere più bello, che avremmo potuto avere una casa più grande, un capoufficio meno detestabile, una situazione emotiva più gratificante o trovarci in un luogo più affine alle nostre corde, è meraviglioso, quasi un rifugio mentale da una realtà che non ci piace, o, per meglio dire, non ci piace più. Già, perché nel momento in cui abbiamo fatto le scelte che hanno determinato la nostra strada, il nostro cammino, ci sentivamo sicuri di ciò che stavamo facendo: il partner di cui ci eravamo innamorati era il migliore del mondo, il luogo in cui viviamo è quello in cui ci avevamo fermamente deciso di voler stare, l’impiego che abbiamo era quello per il quale ci eravamo formati o che abbiamo deciso di accettare per raggiungere l’indipendenza, il nostro capo i primi tempi ci sembrava il più in gamba del mondo…

Allora per quale motivo, lentamente, sentiamo il bisogno di rifugiarci nel sogno che un’ipotetica realtà parallela avrebbe potuto essere migliore?

Non è forse vero che a lungo andare tutto ciò che abbiamo, o che siamo riusciti a ottenere, perde di intensità e di interesse, fino a essere completamente sottovalutato?

Non è comunque una nostra scelta quelle di non staccarci da una determinata realtà che davvero ci rende tanto insoddisfatti?

A volte il sogno può essere solo un modo per uscire dalla noia della quotidianità, che si fa sentire anche se ciò che abbiamo in fondo ci piace e, se riflettiamo un attimo con razionalità, potremmo anche vedere la questione sotto un altro punto di vista. Alcune cose, alcune persone, sono talmente tanto legate a noi, al nostro chiamiamolo così, destino, che probabilmente anche se avessimo compiuto scelte opposte e intrapreso strade diverse, le avremmo incontrate comunque; forse in altri momenti e con altri tempi, ma probabilmente prima o poi ci saremmo imbattuti nelle stesse identiche persone e dinamiche, magari come punto di arrivo, laddove nella realtà che viviamo hanno costituito invece un punto di partenza.

Forse alcune cose, alcuni incontri, alcune scelte, fanno talmente parte del nostro cammino, del nostro percorso di vita, che presto o tardi, per vie diverse e passaggi più o meno complicati o contorti, ci saremmo imbattuti in loro e in tutto ciò che portano con sé… Forse a volte ciò che ci fa sentire insoddisfatti è proprio ciò che ci mancherebbe di più se non l’avessimo ottenuto, e che cercheremmo con determinazione se avessimo compiuto scelte diverse, se avessimo tardato di qualche minuto o se avessimo compiuto la fatidica deviazione di percorso.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Sorridi e cammina

21 dicembre 2013 - by Marta Lock

Il giorno in cui non guarderemo più con rabbia il passato...sarà quello in cui inizieremo a sorridere...con positività e fiducia...al nostro futuro...

La maggior parte di noi nel corso della propria vita ha dovuto fare i conti con scelte e decisioni che hanno lasciato un segno profondo e costituito l’asfalto sopra il quale ha camminato e costruito il futuro, cercando di dimenticare quelli che a volte sembrano dei veri e propri macigni, che ci tengono ancorati a ciò che è stato. Molto spesso compiere quelle scelte è stato davvero doloroso e faticoso, e forse anche di più se siamo stati costretti a subirle; nel secondo caso infatti, pur essendoci rialzati e raccolto i cocci che la caduta ha lasciato in terra, riprendendo possesso della nostra vita con la consapevolezza e, in un certo senso, con la rassegnazione di dover per forza accettare l’inevitabile, può esserci rimasta dentro quella rabbia, che nel tempo si trasforma facilmente in rancore, per aver dovuto prendere atto di ciò che non è dipeso da noi.

Oppure abbiamo dovuto decidere, nostro malgrado, di fare violenza su noi stessi e sulle nostre reali intenzioni, per porre fine a qualcosa che non ci faceva più stare bene, anzi, avvelenava la nostra esistenza. Andare avanti con quel senso di sconfitta, pensando che avrebbe potuto essere tutto completamente diverso, unito all’impotenza di non poter far nulla per cambiare le cose, ci fa sentire arrabbiati e frustrati, come se quel fastidioso sassolino nella scarpa ci infastidisse a ogni passo che compiamo andando avanti.

Perché il passato molte volte, genera questo tipo di rancori?

Per quale motivo è tanto difficile riuscire a mettere una pietra sopra ciò che è successo, considerarlo come un tratto del nostro percorso e lasciarcelo alle spalle in modo definitivo?

Come possiamo riuscire a comprendere che è solo liberandoci dal suo peso che potremo costruire davvero e serenamente il nostro futuro?

Molti di noi, pur percorrendo una strada nuova, portano con sé tutto il dolore e la rabbia vissute durante il percorso, e, loro malgrado, non riescono a fare a meno di vivere ogni esperienza che la vita mette loro davanti nel presente, rispondendo come se fossero fermi al momento in cui il dolore è iniziato, precludendo così a se stessi e a chi incontrano nel proprio cammino, la possibilità di scoprire chi erano prima di quel giro di boa che ha apparentemente trasformato la loro personalità, facendo diventare gli altri le vittime ignare delle colpe compiute da personaggi entrati in scena in situazioni precedenti.

Poi però, con tempi più o meno lunghi a seconda della persona che si trova a doverli affrontare, ci rendiamo conto che vivere il presente con lo sguardo rivolto al passato in qualche modo ci immobilizza e ci impedisce di seguire quella direzione che vedremmo con maggiore chiarezza se guardassimo solo avanti, non dimenticando ciò che ci ha lasciato un segno profondo e indelebile nel cuore e nell’anima, semplicemente ridimensionandolo e vedendolo per ciò che è, un passaggio, un momento della nostra vita, del nostro percorso, che abbiamo affrontato e superato e che prima o poi dovremo lasciarci definitivamente alle spalle.

Quello sarà il momento in cui i fantasmi del passato si dissolveranno, le nubi spariranno e noi potremo andare verso il futuro rendendoci conto della bella luce che, a guardare bene, si può scorgere guardando avanti e che, man mano, diventa più evidente e intensa; sarà il momento in cui, finalmente, il sorriso ricomincerà a illuminare il nostro volto e ci sentiremo talmente positivi e fiduciosi da non sentire più il bisogno di volgere lo sguardo al passato per ricordarci di ciò che abbiamo sofferto, perché sapremo che quella parentesi si è chiusa, ce ne siamo liberati, abbiamo preso atto che ciò che è stato non era provocato dal fatto che il mondo e l’universo ce l’avessero cono noi, semplicemente dovevamo incappare in quella difficoltà per imparare a superarla e considerarla come un passo necessario nella nostra formazione e nella nostra crescita personale.

Quello sarà il momento in cui il futuro sarà luminoso, perché saranno i nostri occhi a illuminarlo, e noi ci alzeremo e, sorridenti, cammineremo verso di lui.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - E adesso che succede?

10 dicembre 2013 - by Marta Lock

Ogni cosa che finisce...ogni situazione che si chiude...porta via la parte di noi che aveva creduto e lottato...ma lascia venire alla luce...quella che vuole buttarsi in un nuovo inizio...

Tutti prima o poi ci troviamo a fare i conti con una chiusura, con la fine di qualcosa che aveva rappresentato la normalità, la quotidianità, e caratterizzato la nostra esistenza fino a poco tempo prima. Tutti credono che affrontare le conseguenze della scelta sia molto più semplice per chi, tra le due parti della coppia, prende la decisione, perché si ritiene, in modo completamente errato, che sia anche quella che non subisce alcun colpo per la fine della relazione, o che ne esce vincente e forte, lasciando l’altro, la vittima, in un dolore inconsolabile, senza averlo provocato né meritato.

Perché, nell’immaginario comune, chi mette la parola fine a una relazione, non ne soffre affatto?

Come si può credere che l’unica a fare le spese della chiusura di una storia sia solo e unicamente la parte che la subisce?

Per quale motivo colui che prende la decisione viene considerato il fortunato che ha potuto scegliere, dando per scontato che il suo percorso successivo sarà in discesa, mentre chi viene abbandonato avrà davanti una durissima salita?

In realtà la parte della coppia che arriva alla decisione di dire basta in modo definitivo e assoluto, con molta probabilità esce da un lungo, faticoso e doloroso periodo durante il quale la scelta è stata ponderata, soppesata, rinviata e analizzata un milione di volte; in alcuni casi il processo di presa di coscienza può essere durato mesi, in altri addirittura anni, durante i quali ha iniziato con il chiedersi cosa stesse succedendo, cercando di giustificare il distacco dal partner con un periodo di stanchezza, di insofferenza dovuta a cause esterne, in seguito ha analizzato uno a uno i propri sentimenti e le motivazioni che ne potevano aver provocato il loro affievolirsi e il successivo spegnersi, per poi fare i conti con la consapevolezza che forse una motivazione razionale non c’era.

E ancora è passata attraverso la fase nella quale cercava disperatamente un motivo, anche uno solo per aggrapparsi alla persona che aveva fatto parte della sua vita per tanto tempo, raccontandosi quanto sbagliato potesse essere perderla; infine ha dovuto affrontare il senso di sconfitta generato da tanti tentativi, pensieri, e battaglie interiori, falliti perché ha raggiunto la consapevolezza che, in assenza di sentimenti, non c’era più niente da salvare. Ha dovuto sopportare il peso della responsabilità di una decisione che avrebbe provocato grande sofferenza alla persona con la quale aveva condiviso tutto, gioie e dolori, speranze, emozioni e progetti, accompagnata dall’impotenza di non essere capace di impedirlo.

Il momento della fine di un rapporto, soprattutto se al termine di una relazione molto lunga, causa in chi compie la scelta, un’enorme paura del futuro, di non essere capace di ributtarsi nella mischia, di sapere a cosa sta rinunciando e non avere idea di cosa dovrà affrontare, con quale tipo di persone dovrà relazionarsi, sentimenti che appartengono anche a chi subisce il distacco ma, nella parte attiva della decisione, permarrà sempre quel terribile senso di colpa che la farà vivere, per molto tempo, nel terrore di provocare quella stessa profonda sofferenza, alle altre persone con le quali intreccerà delle relazioni di tipo sentimentale che la immobilizzeranno in un’astinenza emotiva molto simile a un’autopunizione. Durante quel lungo periodo di disorientamento potrà assistere, spesso con sollievo e gioia, allo sbocciare di un nuovo amore per il partner abbandonato, ritenuto molto più meritevole di trovare presto qualcuno che lo sollevi dal dolore, ne conquisti la fiducia e lo aiuti a lasciarsi andare di nuovo.

Poi però, dopo una fase più o meno lunga durante la quale sceglie di non concedersi emozioni per non ferire nessuno, di non aprirsi a nessuna conoscenza e incontro per non dover di nuovo essere l’artefice di un distacco, si rende conto che non è attraverso le chiusure, le paure, i dubbi che può superare il senso di colpa per il dolore inflitto e ributtarsi nel mondo e nella vita, bensì soltanto liberandosi e assolvendosi dalla responsabilità di una decisione necessaria e inevitabile e aprendosi al desiderio di ripartire, che potrà far uscire quella parte di sé che avrà voglia di ricostruire, di buttarsi nel futuro senza la rete imprigionante dei rimorsi, di considerare la fine non nella accezione negativa del termine, ma come opportunità di un nuovo entusiasmante inizio.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Ti perdono, ti punisco

28 novembre 2013 - by Marta Lock

Se scegliamo di perdonare un errore fatto...e riaccogliere il colpevole nella nostra vita...dobbiamo essere pronti a perdonare e voltare pagina...senza aspettarci di dimenticare...o ricordargli quotidianamente la sua colpa...

Nel corso di una relazione, soprattutto se di lunga durata, può capitare che una delle due parti cada in fallo, ceda alla tentazione, si lasci andare a una debolezza, provocando all’interno dell’equilibrio della coppia, un vero e proprio terremoto che sconvolge completamente i punti di vista, la fiducia, la considerazione nei confronti dell’altro, il colpevole, il traditore, quello che fino a poco tempo prima aveva costituito il nostro scoglio sicuro, il nostro rifugio, il nostro punto di riferimento.

Davanti a un simile disastro emotivo la nostra reazione spesso è violenta e categorica, tanto più sofferta e soppesata, quanto più a lungo è durato il rapporto, ma quasi inevitabilmente causa un distacco, un allontanamento dalla persona che aveva promesso di proteggerci dal mondo e di non ferirci, facendoci improvvisamente rendere conto che era proprio da lei che dovevamo tutelarci, più che da tutti gli altri. Quasi sempre il colpevole del tradimento, che sia di tipo carnale oppure emotivo, o ancora compiuto tradendo la nostra fiducia sulla sua integrità come individuo o infiniti altri casi, si pente e inizia a fare i salti mortali pur di riconquistarci e avere la possibilità di tornare a far parte della nostra vita.

Perché una persona deve cadere in fallo per comprendere quanto siamo importanti nella sua vita?

Quale affidabilità può darci qualcuno che deve sbagliare strada per voler tornare su quella che stava percorrendo?

E’ giusto dare fiducia a chi ci ha provocato tanta sofferenza?

Chi ci assicura che non lo farà di nuovo?

I suoi tentativi di farsi perdonare diventano ogni giorno più plateali, fino a fare breccia, lentamente, nel nostro cuore ferito e spaventato, fino a che, il piccolo spiraglio che avevamo lasciato aperto, diventa via via più ampio, permettendogli di rientrare un pezzettino per volta, all’interno del nostro mondo. Certo, dimenticare l’affronto non è facile, anche perché la sua presenza ce lo ricorda ogni giorno, e dopo la gioia di aver compreso quanto siamo importanti per la persona che ci ha dimostrato di volerci stare accanto con tutte le sue forze, si fa strada in noi un sottile, sadico, desiderio di vendetta.

Nella prima fase, i primi a non rendercene conto siamo proprio noi: iniziamo con una battutina un po’ tagliente riferita alla colpa di cui si è macchiato, seguita da un sorriso, come se si trattasse di uno scherzo, che il colpevole incassa, convinto, tutto sommato, di meritarla; poi le allusioni diventano sempre più frequenti e pesanti, come se esistesse qualcuno dentro di noi, e al tempo stesso al di fuori di noi, che ci costringe a fare e dire ciò che non vorremmo. In tutto questo l’altro diventa sempre più frustrato ma anche succube, sempre più consapevole che ciò che accade è dipeso solo ed esclusivamente da lui, come se accettasse il duro castigo che gli viene inflitto perché sa di dover essere punito. Il rapporto si logora al punto che la vita di coppia diventa intollerabile.

Cosa fare quindi, perdonare o non perdonare?

Non è forse vero che siamo umani e perciò portati a sbagliare?

Chi siamo noi per non perdonare l’errore di un altro?

E’ vero che siamo umani e che a tutti dovrebbe essere concesso di sbagliare, come è a discrezione di chi riceve il torto la possibilità o meno di perdonare, nessuno può sindacare su quanto sia giusta o sbagliata la scelta completamente personale e dettata da un sentire che vive solo all’interno di ognuno di noi; però è vero che il perdono richiede tantissima forza e la consapevolezza che non è giusto continuare a far pagare una colpa, a chi l’ha commessa, per tanto tempo, soprattutto perché avendoci dimostrato con ogni mezzo di voler tornare sui propri passi ha richiesto coraggio e determinazione, ma soprattutto autocoscienza del dolore inflitto e del desiderio di ricostruire un rapporto strappato.

Perciò nel momento in cui scegliamo di perdonare, dovremmo anche essere capaci di buttarci tutto alle spalle e voltare pagina, ricominciare a scrivere la storia su di un foglio bianco, senza rancori, senza ritorsioni, senza vendette che avvelenerebbero l’esistenza di entrambi; perché nel momento in cui prendiamo la forte e difficile via del perdono, dovremmo essere anche tanto maturi ed equilibrati da riuscire a non martellare quotidianamente il colpevole con l’errore commesso usandolo quasi come un’arma contro di lui…consapevoli dell’impossibilità di dimenticare ma disposti a non punire.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - In bilico

18 novembre 2013 - by Marta Lock

Dopo tanto tempo passato ad andare...per voler tornare...ad allontanarci...per sentire la mancanza...a inseguire...per farci poi inseguire...giungiamo al momento in cui...semplicemente vogliamo avere...fermarci e restare...finalmente restare...

In alcune fasi della nostra esistenza ci sentiamo in balìa degli eventi, quasi incapaci di prendere una decisione chiara, oppure fermamente convinti di una cosa della quale il giorno dopo non siamo più tanto sicuri, al punto da rendere necessario un repentino cambiamento di rotta, seguito poco dopo da un altrettanto impellente bisogno di tornare di nuovo sui nostri passi. Spesso questo tipo di atteggiamento è conseguente a una destabilizzazione totale della vita condotta fino a qualche tempo prima, che da un lato ci appagava e ci piaceva, dall'altro però ci faceva sentire in trappola, oppure ci provocava sofferenza o noia.

Sia che siamo stati protagonisti o passivi spettatori del processo di rottura dell'ordine precedente, ne segue inevitabilmente un periodo di confusione, tanto più profondo e disordinato, quanto più a lungo è durata la situazione dalla quale siamo usciti o più marcata è stata la sofferenza che ci ha provocato. Il periodo di caos, se da un lato ci fornisce la preziosa opportunità di conoscere un po' più a fondo noi stessi senza bisogno di relazionarci o adeguarci alle esigenze di un altro, dall'altro, soprattutto se siamo persone abituate ad avere le situazioni ben chiare nella nostra testa, ci fornisce la spiacevole sensazione di essere totalmente fuori controllo, privi di un'ancora che ci permetta di stabilire dei punti fermi.

Perché la reazione alla chiusura di una pagina, di un capitolo della nostra vita ci provoca reazioni tanto forti quanto instabili?

Per quale motivo diventa impellente il bisogno di costruirci un'esistenza provvisoria nella quale ci affanniamo ad agire in modo esattamente opposto a quanto fatto fino a un momento prima?

Cos'è che ci porta a desiderare di vivere nel dubbio e nell'incertezza dandoci l'illusione di essere liberi, ma imprigionandoci di fatto nella rete della sregolatezza e del caos?

In realtà, se eravamo abituati ad avere un riferimento, una persona alla quale rendere conto, che si prendeva cura di noi, e che costituiva un limite agli eccessi dai quali potevamo essere tentati, una volta terminata quella situazione, ci sentiamo privi di quel freno che, a seconda dei casi, ci piaceva o ci faceva sentire limitati nel nostro campo d'azione, inducendoci, per reazione generata dal senso di rivalsa o dal ritrovare la tanto sospirata libertà, a buttarci in quei comportamenti fuori dalle righe che mettono a rischio noi e le persone con le quali abbiamo a che fare in questi momenti.

Ma fondamentalmente ciò che ci rendiamo conto di volere davvero, dopo un periodo più o meno lungo di disordine totale, è trovare qualcuno che ci prenda per mano e ci chieda di sederci accanto a lui, senza costringerci, semplicemente inducendoci a desiderare di stare fermi per un po', così spontaneamente da farci dimenticare lentamente quel periodo di caos durante il quale abbiamo conosciuto e lasciato andare persone che potevano anche diventare importanti, ma che, probabilmente, non erano in grado di far nascere in noi un desiderio abbastanza forte di mettere fine alla fuga da tutto e da tutti che stavamo vivendo nell’attimo in cui le abbiamo incrociate.

Perché nel momento in cui ci sentivamo in bilico tra passato e futuro, tra ciò che eravamo, e ciò che volevamo essere, tra il luogo dal quale venivamo e quello verso il quale volevamo andare, tra la situazione dalla quale fuggivamo e quella che stavamo cercando di raggiungere, ci trovavamo in un limbo di incertezze, di domande, di esigenza di scoprirci e di scoprire, di sperimentazioni, chiunque ci fossimo trovati davanti avrebbe costituito un ostacolo a quel necessario processo di autocoscienza e di crescita fondamentale a capire noi stessi; perché in queste particolari fasi dell'esistenza l'unica cosa che possiamo fare è accettarle come parti fondamentali di un percorso che ci farà comprendere ciò che vogliamo e ciò che desideriamo escludere, ciò di cui abbiamo bisogno per stare bene davvero e ciò che ci fornisce solo una soddisfazione temporanea ed effimera.

Solo dopo questo cammino saremo guariti dal passato, pronti a girare pagina e scrivere un nuovo capitolo della nostra esistenza, finalmente più solidi ed equilibrati, pronti anche a fermarci, se riconosciamo di avere di fronte qualcuno per cui valga la pena farlo.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Perché tu?

08 novembre 2013 - by Marta Lock

A volte non è spiegabile il motivo...per il quale ci sentiamo meglio con alcune persone piuttosto che con altre...forse è chimica...forse è stimolo mentale...forse è complementarità...o forse non c'è una spiegazione...è così e basta...

Può succedere, a volte, di incontrare nel nostro cammino, persone che sono diametralmente opposte a noi, per modo di vedere le cose, per comportamenti acquisiti, per abitudini radicate, insomma soggetti dai quali dovremmo tenerci ben distanti, perché tutte le differenze ben evidenti dai primi attimi, ci impedirebbero di instaurare con loro un rapporto duraturo. Eppure ci piacciono, in loro presenza ci sentiamo bene e a nostro agio, parlare con loro è talmente facile che ci sembra di farlo da tutta la vita, oltre al fatto, non certo ultimo, che la loro vicinanza ci turba profondamente e scuote i nostri sensi.

Ogni volta che le abbiamo accanto, sentiamo un’intesa mentale fortissima e scegliamo di trascorrere del tempo con loro, che, tra l’altro, sembra volare via come se fosse in accelerazione, e ogni volta riceviamo conferma della strana e inspiegabile sensazione di familiarità con il loro modo di parlare e ascoltare, che ci induce, a nostra volta, ad aprirci in modo totalmente sincero, come non ci era mai successo in precedenza. Poi però, non appena ci distanziamo da loro di quel tanto che è sufficiente a uscire dalla sfera magnetica che si crea magicamente quando siamo vicini, affiora la razionale consapevolezza che mai e poi mai potremmo pensare di avere accanto persone di quel tipo.

Non perché siano sbagliate, questo no, ma perché non corrispondono neanche a uno degli standard che abbiamo sempre desiderato avesse la persona giusta per noi, e soprattutto perché sappiamo perfettamente che alcune cose, con il passare del tempo, ci risulterebbero insopportabili al punto da determinare la fine di un eventuale rapporto.

Perché allora l’attrazione con loro è tanto forte?

Per quale motivo sappiamo perfettamente che la chimica che si sprigiona non nasce solo da un desiderio fisico ma si fonde e si genera con una forte intesa mentale?

Cos’è che ci fa sentire tanto complementari a qualcuno con abitudini e modi di vita tanto opposti ai nostri?

Qual è il comportamento che dobbiamo assumere?

In realtà molte cose non hanno spiegazione, il perché ci sentiamo estremamente a nostro agio con qualcuno completamente al di fuori di ogni nostra sfera d’azione quotidiana, o il motivo per il quale desideriamo passare del tempo con lui, invece di trascorrerlo con persone più adatte e vicine al nostro modo di essere, o con molti più interessi in comune con noi, è uno degli enigmi ai quali, nonostante gli sforzi, non riusciremo mai a dare una spiegazione, forse perché in realtà non dovremmo neanche cercarla. Le uniche due opzioni che abbiamo, quando ci troviamo davanti a questo tipo di incontri, sono: rinunciare e allontanarci, perché sappiamo già che, se anche ne nascesse un rapporto, sarebbe destinato a finire, oppure viverlo e prendere tutto il bello che ne può derivare, con la consapevolezza però, che presto o tardi dovremo allontanarcene per rientrare nella quotidianità che abbiamo voluto e nella quale ci troviamo benissimo. Scegliendo la seconda opzione, saremo consapevoli di farci sconvolgere momentaneamente l’ordine fortemente costruito e conquistato, per lasciare spazio alla confusione di un rapporto scombinato, ma talmente tanto piacevole da giungere alla convinzione che ne rimarrà comunque un bellissimo ricordo, perché alcune sensazioni sono rare da trovare, e, se la vita ce le mette davanti, ci sta probabilmente facendo un regalo davanti al quale non dovremmo chiederci perché ci è capitato proprio con una persona tanto diversa da noi, seppure straordinariamente complementare.

Forse perché in quel particolare momento della nostra vita avevamo bisogno di una persona che rompesse i nostri schemi, forse perché dovevamo incontrare qualcuno capace di portare un po’ di leggerezza, forse perché dovevamo imparare che non tutto deve essere guardato nell’ottica del “per sempre” senza per questo doverlo completamente escludere dalla nostra vita o rinunciare a viverlo… né tanto meno trovare a tutti i costi una spiegazione a ciò che spiegazioni non ha…forse perché in certi casi è così e basta…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Nonostante tutto

29 ottobre 2013 - by Marta Lock

Non abbiamo bisogno di fingerci diversi da come siamo...per farci apprezzare...se abbiamo il coraggio di essere noi stessi sempre...troveremo chi saprà farlo nonostante tutto...

L'inizio di una relazione, di una nuova conoscenza, sono caratterizzati da un lungo periodo di scoperta dell'altro, che diventa tanto più lungo e attento quante più sono state le aspettative disattese in passato da altri incontri che abbiamo avuto. Nel raccontarci all'altro tendiamo inevitabilmente a rivelare atteggiamenti che, nel passato, ci hanno notevolmente infastidito, compiendo l'errore di scoprire troppo di noi, senza cercare di capire prima chi abbiamo di fronte, limitando involontariamente alcuni atteggiamenti o slanci che potrebbero far parte del modo di essere dell'altro, che, soprattutto se fortemente interessato a noi, tenterà accuratamente di evitare di fare ciò che è sicuro non ci piacerà.

Poi però, con l'andare del tempo, ciò che è acquisito tende a uscire fuori, lasciandoci spiazzati e increduli a domandarci se la persona che ci troviamo davanti in quel momento è la stessa che avevamo conosciuto in precedenza e, davanti alla nostra richiesta di chiarimento, potremmo sentirci rispondere che aveva semplicemente evitato di compiere azioni che avrebbero potuto infastidirci al punto di allontanarci e perderci, e che il loro comportamento era semplicemente stato frutto di un desiderio di adattarsi e adeguarsi a noi, nonostante alcune cose non fossero affatto condivise. A quel punto ci troviamo davanti a un bivio: da un lato ci sono i sentimenti provati e le mille cose che ci legano ormai a quella persona, dall'altro la presa di coscienza che l'individuo che abbiamo al nostro fianco è completamente diverso da come avevamo creduto che fosse, e che ciò che eravamo convinti avessimo in comune era solo un suo modo per rimanerci accanto, mettendo a tacere la sua vera natura.

E' giusto adeguarsi completamente a un'altra persona, rinunciando a farci conoscere e scoprire per come realmente siamo?

Non è un rischio troppo alto quello di fingere di condividere cose che in realtà non fanno parte del nostro modo di vedere la realtà e la vita?

Perché alcuni di noi ritengono che sia meglio rivelarsi in un secondo momento anziché mostrarsi subito con pregi, difetti, punti di vista e atteggiamenti che fanno di noi le persone che siamo?

Si dice che in amore c'è sempre una parte più forte e una più debole, chi ama di più e chi ama di meno, e, in questo caso, il traino della coppia tende, più o meno volontariamente, a imporre il proprio punto di vista, o comunque a dichiararlo apertamente, senza paura di veder scappare l'altro, perché sa che è fondamentale renderlo consapevole di che tipo di persona si trova davanti. Il più debole, o quello dei due con un carattere più malleabile, o il più preso all'inizio della relazione, tende quindi a mandare giù qualche rospo, pur di non perdere l'oggetto del suo amore incondizionato.

Poi quando la relazione si assesta su un piano più paritario e l'inseguitore si trova fianco a fianco con l'inseguito perché, finalmente, ha rallentato il suo passo cedendo al sentimento, ecco che i lati, fino a quel momento nascosti, di chi ha fatto tanto per costruire il rapporto con dedizione e sacrificio, escono fuori con tutta la loro forza, fino a quel momento trattenuta, provocando inevitabilmente un terremoto nella coppia. Ecco quindi spuntare recriminazioni e discussioni sul perché alcune cose sono state nascoste e non rivelate, e sul perché, dall'altro lato, sono invece state imposte o poste come condizione necessaria per relazionarsi.

E' giusto dire all'altro cosa ci piace e cosa no?

Non è forse meglio lasciarlo libero di comportarsi nel modo più adeguato alla sua natura, evitando di togliergli spontaneità, lasciando noi liberi di scoprirlo esattamente per come è?

A cosa serve avere accanto qualcuno che si comporta esattamente come ci aspettiamo che faccia, non perché gli verrebbe spontaneo bensì perché glielo abbiamo praticamente chiesto?

Forse, soprattutto all'inizio e soprattutto se abbiamo un carattere evidentemente più forte e determinato rispetto a quello della persona che ci piace, o semplicemente il nostro percorso di vita ci ha portati a sapere presto cosa vogliamo e cosa no, cosa possiamo tollerare e cosa invece ci risulta insopportabile, dovremmo lasciare che agisca secondo la propria natura, lasciandolo libero di essere se stesso, senza condizionamenti né paure né ricatti morali. Perché la sua autonomia nell'agire, lascia noi liberi di scoprire il suo vero modo di essere e capire se ci piace davvero.

Questo non vuol dire appostarci silenziosamente in attesa di un suo passo falso, semplicemente osservare il modo in cui si muove per essere sicuri di scegliere chi, spontaneamente e liberamente, si comporta e agisce esattamente come vorremmo che faccia, senza averglielo chiesto o fatto capire...perché solo in questo modo saremo certi che sarà la stessa identica persona che ci troveremo davanti in futuro.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Tutti un po' matti

14 ottobre 2013 - by Marta Lock

Ciò che appare strano a noi...può essere assolutamente normale per un altro...mentre ciò che rientra nel nostro modo di essere...può apparire fuori dalla norma se visto da un'altra angolazione...

Quante volte ci siamo scontrati con i comportamenti strani di qualcuno, che ai nostri occhi apparivano addirittura completamente fuori dalla norma?

In quante occasioni abbiamo notato, e in alcuni casi criticato, particolari abitudini catalogandole come preoccupanti manie?

Di quante persone ci siamo sentiti di dire che erano completamente fuori dai binari?

Ciò su cui invece non abbiamo mai riflettuto è il modo in cui gli altri vedono noi, senza prendere in considerazione quindi la possibilità che anche ciò che per noi è perfettamente normale, può apparire totalmente incomprensibile o ingiustificabile agli occhi di un altro individuo. Perché, a meno che non si abbia a che fare con patologie cliniche ufficialmente riconosciute, in presenza delle quali si entra in un altro campo che non è di competenza dei più, ognuno di noi ha una visione di ciò che appartiene alla normalità, e di ciò che non ne fa parte, del tutto personale.

Quindi potremmo trovarci davanti a chi dà alla parola rispetto un significato completamente diverso, se non quasi opposto, a quello che ha per noi; a chi usa il silenzio come abitudine o regola di vita, non ritenendo una non risposta qualcosa di tanto grave o offensivo, o a chi, al contrario, ne fa una questione di educazione e di buone maniere; a chi dà per scontato che ogni cosa vada fatta secondo i suoi tempi e modi, non preoccupandosi minimamente di rispettare a sua volta quelli della persona con la quale ha a che fare; a chi è abituato a concordare e pianificare ogni minimo dettaglio con largo anticipo, e si destabilizza completamente davanti al minimo intoppo, in netto contrasto con chi, invece, vive nell’improvvisazione più totale perché non sopporta dover programmare neanche una virgola fino all’ultimo momento; per non parlare di coloro che non amano parlare troppo, diametralmente opposti a chi usa le parole anche solo per riempire i silenzi, senza preoccuparsi del contenuto o della sostanza di ciò che sta dicendo.

C'è chi odia sentirsi pressato e anche davanti a una semplice domanda di tipo casuale, si sente invaso nella propria privacy, non facendone a sua volta, destando per questo negli altri il sospetto di non nutrire alcun interesse, anche se l’impressione potrebbe non corrispondere affatto a verità, e chi, invece, è abituato a fare domande a raffica, al punto da rasentare l'invadenza, dando l’impressione all’interlocutore di essere sotto interrogatorio; esiste chi non riesce ad assumersi un impegno, sentendosi soffocato da qualunque richiesta vada oltre un lasso di tempo limitatissimo, a meno che non si tratti di qualcosa che lo interessa davvero, salvo poi aver bisogno di circondarsi solo di persone estremamente affidabili e disposte a prendersi impegni anche sulla lunga distanza; scendendo nel quotidiano poi l’elenco delle piccole manie, diverse da individuo a individuo, che sono diventate talmente insite nel nostro comportamento da essere state assorbite nella nostra personalità, potrebbe allungarsi a dismisura.

A questo punto, quindi, cosa è normale e cosa non lo è?

Chi stabilisce cosa rientra negli standard e cosa no?

In realtà ognuno di noi ha una moltitudine di piccole e inconsce manie che, nel corso del tempo, si sono insinuate in maniera talmente profonda nei nostri schemi mentali da essere diventate parte del nostro modo di essere, o di quella che chiamiamo normalità, non perché lo sia a livello universale, bensì perché lo è per noi, diventa parte della nostra vita, dei nostri automatismi, che, nel corso degli anni, divengono le sicurezze delle quali amiamo circondarci, abitudini che determinano il nostro modo di relazionarci con gli altri, senza renderci conto che ciò che può apparire normale per noi, potrebbe non esserlo affatto se visto dall'esterno, così come altrettanto fuori logica può sembrare ciò che per un altro è talmente acquisito da risultare scontato.

Allora forse, dovremmo riconsiderare l'ottica generale e accettare con maggiore tolleranza quelle stranezze e quei comportamenti che ci avevano profondamente infastiditi perché, dal nostro punto di vista, potevano evidenziare una mancanza di rispetto nei nostri confronti o sembrare assunti ad arte per ferirci o farci un dispetto oppure talmente strani da farceli apparire fuori luogo, e valutarli come gesti, tic, automatismi, totalmente inconsapevoli riguardo l'effetto che possono avere su un altro individuo.

Allora forse, accettando le stranezze e singolarità degli altri con maggiore larghezza di vedute, capiremmo di dover cercare di avvicinarci a persone che hanno abitudini e atteggiamenti più conformi ai nostri, al punto da indurci a definirli normali, ma che, a guardare bene, sono semplicemente portatori sani delle nostre identiche stranezze e schiavi delle nostre stesse piccole manie…perché forse, in fondo, la normalità sta nel trovare qualcuno la cui pazzia vada perfettamente d’accordo con la nostra.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Avvolti dal mistero

09 ottobre 2013 - by Marta Lock

Quando una cosa è poco chiara...il confine tra ciò che ci viene fatto intendere e ciò che è realmente...è così sottile da lasciarci il dubbio di aver dato la giusta interpretazione...sia che optiamo per la versione più realista sia per quella più fantasiosa...

E' strano renderci conto di come, a volte, in particolari momenti della nostra vita, veniamo attratti, per non dire calamitati, da persone con un tipo di atteggiamento talmente schivo e poco limpido da farle apparire misteriose. Questo tipo di incontri si verifica spesso dopo la fine di una relazione durata diverso tempo e che ci aveva portato quasi ad annoiarci, tanto era diventata scontata e priva di stimoli. Perciò nel momento in cui ci sentiamo pronti per ricominciare il gioco della seduzione, ma in ogni caso non ancora per affrontare di nuovo un rapporto che potrebbe presentare le stesse caratteristiche di quello dal quale siamo usciti, o che potrebbe di nuovo farci ripiombare nella routine e nella noia, ci lasciamo avvicinare, istintivamente, da soggetti che non potranno mai condurci sugli stessi binari dai quali abbiamo voluto deragliare.

Con questa tipologia di persone ogni cosa diventa strana, complicata, fuori dalla norma, e, se da un lato la cosa ci piace e ci intriga, dall'altro ci spinge lentamente ma in modo sempre crescente, a domandarci e domandare il perché. Ma, alle nostre domande, non troviamo risposte, perciò un impegno che chiunque altro spiegherebbe senza la minima esitazione, diventa con loro una non ben definita impossibilità ad essere presenti, un viaggio di lavoro diventa un’inspiegabile assenza di giorni, una semplicissima vacanza diventa una fuga dal mondo, compresi noi, durante la quale saremo costretti a non avere nessun tipo di notizia né delucidazioni sulla destinazione, una serata con gli amici diventa un inspiegato e ingiustificato impegno inderogabile.

Tutto ciò non fa che accrescere l'aura di mistero che avvolge l'altro, inducendoci a fare, riguardo i suoi comportamenti, illazioni sempre più fantasiose, fino a raggiungere livelli di immaginazione e di supposizione degni del migliore sceneggiatore di film gialli, affollando la nostra mente di domande.

Quali saranno mai i suoi impegni inderogabili?

Perché ha tutti questi impedimenti che ci tengono lontani tanto a lungo?

Per quale strano motivo a volte ci riempie di messaggi e altre sparisce senza lasciare traccia né rispondere ai nostri?

Cosa nasconde?

Tutte domande alle quali non riusciamo a trovare una risposta, cosa che infittisce sempre di più il mistero intorno a quella persona, poi arriviamo a un punto in cui dobbiamo capire, dobbiamo scoprire cosa c'è sotto, quali sono i suoi segreti. Perciò iniziamo in modo circospetto e con la massima cautela, a tentare di indagare, ponendo domande che non sembrano tendere alla scoperta di qualcosa, fatte in modo apparentemente casuale, che però mettono in allarme l'individuo in questione, il quale diventa sempre più evasivo e più schivo, mentre noi diventiamo sempre più desiderosi di conoscere la realtà delle cose, senza però riuscire a ottenere lo scopo. A un certo punto la situazione degenera, sia nella nostra testa, che sembra esplodere a furia di fare supposizioni, illazioni e di sospettare di ogni parola o silenzio, sia riguardo alla relazione che diventa un tira e molla di attese e ritorni, perché a quel punto decidiamo di puntare i piedi e prendere il toro per le corna, scegliendo di non essere più disponibili ogni volta che l'altro chiama, e incalzandolo per avere delle risposte ma...niente, non riusciamo ad avere nessun tipo di chiarimento.

Perché alcune persone scelgono il mistero come forma di seduzione?

Per quale motivo spesso riescono a tenerci legati proprio grazie a quel non fornire spiegazioni, non rivelare le cause delle assenze, non rendersi reperibili finché non decidono di esserci?

E in che modo una persona che non rivela nulla di sé riesce a tenerci legati nonostante vorremmo fuggire via lontani?

Poi, un bel mattino ci svegliamo e, guardandoci allo specchio, ci rendiamo conto che non è tanto il nostro reale interesse nei confronti di quella persona a legarci a lei, quanto l’accanimento nel voler scoprire i suoi misteri. Quel mattino riflettiamo a fondo e decidiamo che non abbiamo più tanta voglia di impegnare il tempo a farci domande, che preferiamo parlare e confrontarci con delle risposte, perché in realtà non vogliamo che un qualsiasi impegno quotidiano diventi un qualcosa di impronunciabile e non definibile, bensì desideriamo essere tranquillizzati da una spiegazione di un'assenza che abbia le connotazioni di normalità che ha abitualmente per chiunque.

A quel punto il mistero avrà perso tutto il suo fascino, e la persona oggetto di tanta attenzione da parte nostra, diventa semplicemente qualcuno che ha giocato male le sue carte, e si troverà da solo con i propri fitti misteri, ad attendere un'altra, ennesima vittima del suo gioco, che potrà tenere legata solo fino a quando la seduzione del non detto non lascerà il posto al bisogno di chiarezza.

Perché a quel punto sapremo che non abbiamo bisogno di interpretare, bensì di conoscere, non più di dubitare, bensì di essere rassicurati, non più di immaginare, bensì di essere certi della presenza di un altro accanto a noi, nella limpidezza e nella chiarezza della luce del sole.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Fermati... fermami

24 settembre 2013 - by Marta Lock

Spesso ci rammarichiamo...per non aver saputo fermare qualcuno...o trattenerlo...dimenticando di valutare l'opzione...che sia stato l'altro incapace di fermare noi...o non abbastanza forte da trattenerci...

Inevitabilmente dopo la fine di una storia importante, che ci ha riempito l’esistenza, ci ha cambiati, aiutati a crescere, insegnandoci anche a modificare e smussare gli angoli più acuti del nostro carattere che ci hanno permesso di diventare, in alcune occasioni, più malleabili e adattabili, e nella quale abbiamo creduto con tutte le forze, investito tutte le energie, ci troviamo a domandarci come sia stato possibile che ci sia sfuggita via dalle mani. Nella nostra testa si affollano mille domande, centinaia di volte ripercorriamo i momenti nei quali avremmo dovuto notare l’inizio dell’allontanamento, domandandoci quali e quanti segnali, che non abbiamo saputo cogliere, vi siano stati.

Durante il percorso a ritroso in quella che credevamo sarebbe stata la storia della vita, evidenziamo con chiarezza, unita a forti sensi di colpa, tutti i nostri errori, attribuendo loro un peso anche maggiore di quanto in realtà ne abbiano avuto, continuando a focalizzare la nostra attenzione sull’infinità di cose che avremmo potuto dire e fare per tentare di fermare la persona che aveva conquistato il nostro cuore. Ci assale il tormento di non aver fatto abbastanza per trattenerla, per parlarle quando eravamo ancora in tempo, per aver commesso tanti, troppi errori da aver provocato il suo definitivo allontanamento.

E’ davvero così?

E’ possibile agire nel campo dei sentimenti con la stessa determinazione e forza di volontà che applichiamo nella sfera pratica?

Oppure dobbiamo rassegnarci ad accettare la matrice destinica che le emozioni hanno, prendendo atto del fatto che non abbiamo nessun controllo sul principio e sulla fine di una relazione?

Perché è così facile accettare che l’inizio di un amore ci travolga e ci sconvolga nel momento in cui meno ce lo aspettiamo, mentre difficile, se non a volte impossibile, è credere che altrettanto repentinamente possa uscire dalla nostra vita?

Forse perché siamo talmente abituati ad avere il controllo totale della nostra esistenza e delle nostre azioni da non poter accettare che qualcosa vada oltre la nostra sfera d’azione e la nostra volontà, perché renderci conto che tutte le certezze faticosamente costruite nel tempo del rapporto, la condivisione che avevamo accolto inizialmente a fatica nel nostro modo di pensare, improvvisamente vengono meno senza un perché logico, razionale o analizzabile, ci spiazza e ci fa sentire impotenti. Perciò preferiamo cercare una colpa dentro di noi piuttosto che ammettere di non avere, in campo emotivo, alcuna facoltà decisionale; molti di noi preferiscono addirittura convincersi di aver subìto un tradimento piuttosto che accettare la fine di un sentimento.

Nel vortice di domande, di ricordi, di sensi di colpa, di fughe non fermate, di analisi di ogni nostro comportamento per capire dove abbiamo sbagliato, perdiamo però di vista una valutazione importante: anche noi siamo essere emotivi, anche noi abbiamo amato, dato, creduto, e vissuto quella stessa storia per la fine della quale ci stiamo addossando ogni responsabilità. Quindi anche l’altro, in fondo, avrebbe potuto fare o dire qualcosa per fermare noi, avrebbe potuto avvicinarsi, parlarci, tentare di costruire invece di distruggere; avrebbe anche potuto investire le sue energie per inseguirci a sua volta, anziché solo e unicamente per scappare, lasciando a noi la responsabilità di una fine che forse sarebbe comunque arrivata.

Forse nella paura di non essere più capace di trattenerci, o di non poterlo fare con sufficiente forza, ha scelto di fuggire, lasciandoci a domandarci cosa avremmo potuto fare per fermarlo…piuttosto che vederci andare via per non essere stato lui capace di fermare noi.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - What's love

18 luglio 2013 - by Marta Lock

Ci domandiamo per anni cosa sia l'amore...se siamo capaci di provarlo...quali sensazioni dobbiamo sentire per chiamare un sentimento con quel nome...quando poi all'improvviso ci cadiamo dentro…lo riconosciamo subito...senza avere il minimo dubbio...

Arriva un giorno, nella nostra vita, nel quale sentiamo l’esigenza di sederci e fare un bilancio del nostro passato sentimentale, e, inevitabilmente, dobbiamo fare i conti con le nostre emozioni più profonde che ci portano a dubitare di sapere cosa sia, in realtà, l’amore. E questo sia nel caso in cui non abbiamo una relazione stabile, sia in quello in cui viviamo all’interno di un rapporto che va avanti da anni ma che non ci da più nessuno stimolo.

Eppure, guardandoci indietro, possiamo dire con certezza che quando abbiamo iniziato una storia sentivamo le farfalle nello stomaco, il batticuore, l’emozione, il pensiero costante rivolto all’altro, il desiderio di trascorrere ogni momento con lui…ma a un certo punto della relazione tutto è iniziato a cambiare, le sensazioni intense si sono affievolite, l’entusiasmo è diminuito, lo stare insieme è diventato una routine, la noia si è fatta strada all’interno del rapporto fino ad allontanarci e, in alcuni casi, a chiudere la storia.

Perciò la conclusione che ne abbiamo tratto in quel momento, è stata che, se il rapporto è finito e si è chiuso, non era vero amore, perché ci hanno raccontato fin da bambini che quello vero, con la A maiuscola, non finisce mai. Nell’altro caso, quelli di noi che hanno accettato la calma piatta di un rapporto pur di non vederlo finire, aggrappandosi al ricordo di come era i primi tempi, spesso finiscono per guardare il partner più come un parente che come un amante, annoiandosi all’interno di un’abitudine che, giorno dopo giorno diventa calma piatta, al punto di indurli a domandarsi se l’amore ha davvero tali connotazioni di noia e di mancanza di stimoli.

E’ davvero questo che dobbiamo aspettarci?

Le emozioni intense dei primi tempi devono durare all’infinito per essere certi che sia amore?

Oppure dobbiamo rassegnarci alla consapevolezza che prima o poi la noia si infiltrerà all’interno del nostro rapporto facendoci quasi desiderare di tornare in pista e cercare il nuovo per sentire le farfalle nello stomaco dei primi tempi?

Forse più che quali sensazioni dobbiamo aspettarci di provare, dovremmo concentrarci sul capire in cosa la passione iniziale dovrebbe trasformarsi per essere definita amore, forse il terremoto dei sensi al quale siamo sottoposti nei primi mesi, o anni, di una relazione, ci diventa talmente familiare che perde la connotazione di straordinarietà per rientrare in quella della normalità, portandoci a sottovalutare ciò che proviamo, o forse a sopravvalutare quel mistero universale che è l’amore.

Quali sensazioni dobbiamo provare per essere sicuri di amare una persona, e per quanto tempo?

Perché, guardandoci intorno, riusciamo a vedere poche coppie innamorate che resistono insieme per anni e molte che invece si lasciano o, pur continuando la relazione, non si guardano quasi più in faccia?

Sono stati quei pochi, fortunati a incontrarsi e tutti gli altri sfortunati a non aver ancora trovato l’altra metà della mela, oppure le coppie felici hanno capito ciò che per noi è ancora un mistero da svelare?

Tutte queste domande affollano la nostra mente senza che riusciamo a dare loro una risposta, anche perché non esiste una verità assoluta o una regola che possa valere per tutti, ognuno di noi sente in base al proprio modo di essere, alle proprie esigenze, ai propri desideri, ognuno di noi sceglie il significato che ha la parola amore. Certo è improbabile che i fuochi d’artificio dei primi tempi della relazione durino per sempre, ma, se la trasformazione che inevitabilmente il sentimento subisce, continua a farci sentire bene, se la persona con la quale abbiamo scelto di stare, ci rende felici, si prende cura di noi, risolve con noi i problemi, combatte le piccole e grandi guerre del quotidiano accanto a noi, forse allora siamo davanti a quel tipo di amore che può durare tutta la vita.

Forse molti, che non hanno la pazienza di aspettare l’Amore, si fermano con una persona che potrebbe sembrare quella giusta, anche se qualcosa in fondo all’anima segnala loro la mancanza di quel quid necessario a farli sentire completati dall’altro, salvo poi trovarsi a domandarsi qual è stato il momento esatto in cui hanno smesso di guardare il partner con occhi innamorati.

Ma nonostante tutte le supposizioni, le convinzioni, i quesiti, le probabili risposte, nonostante tutto…quando incontreremo l’amore, tutto si scioglierà come neve al sole, perché un sentimento importante non è analizzabile, né catalogabile, né tantomeno razionale…

L’amore è amore…e quando c’è si sente, si respira, si vive con ogni cellula del corpo, ma non si può spiegare…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Voglio te

04 luglio 2013 - by Marta Lock

Solo quando le ferite del passato saranno cicatrizzate...la persona che sceglieremo non sarà una sostituta della precedente...o il suo esatto contrario...bensì solo quella che vogliamo accanto...

Il nostro passato ci segue come un’ombra silenziosa e determina le scelte e le valutazioni che facciamo nel presente e che faranno parte del futuro, ma solo nel momento in cui avremo superato le ferite che gli eventi e le persone ci hanno provocato, riusciremo a liberarci dei suoi fantasmi e a prendere decisioni davvero libere e autonome. Molto spesso infatti cadiamo nell’errore, umano e giustificato, di fuggire via da comportamenti subiti che ci hanno ferito, o hanno provocato la fine di una relazione alla quale tenevamo.

In altri casi invece ci hanno talmente tanto fatto sentire intrappolati, incatenati in una situazione nella quale non riuscivamo più a vivere, da portarci ad affermare, con estrema certezza, che non permetteremo mai più a nessuno di limitare la nostra libertà personale, allontanandoci non appena intravvediamo il primo segnale di quella che, ai nostri occhi, appare come vera e propria morbosità.

Perciò iniziamo a mettere in atto quella strana selezione naturale che ci porta a evitare tutte le persone che hanno comportamenti simili, o che ci ricordano quelli di chi ha fatto parte del nostro passato e che, volenti o nolenti, entra prepotentemente, condizionandolo, anche nel presente e nel futuro.

E’ giusto escludere a priori qualcuno solo perché ha un comportamento simile a quello di un fantasma del nostro passato?

Perché abbiamo tanta paura di dare fiducia a una persona che potrebbe invece rivelarsi totalmente diversa da un’altra?

Non è forse vero che ognuno di noi è talmente unico e non accomunabile a nessun altro da rendere praticamente impossibile in natura poter incontrare un clone di qualcuno già conosciuto?

In effetti la realtà è poliedrica, sfaccettata, l’abbiamo verificato e visto un milione di volte, perciò non è affatto detto che un solo comportamento, che ci ricorda un episodio già vissuto o ci riporta alla memoria un dolore che non vogliamo mai più provare, ci fornisca la certezza che quella persona sia uguale all’altra, anzi, potremmo invece sorprenderci nello scoprire che ciò che tanto avevamo detestato nel precedente partner, potrebbe non infastidirci affatto in un altro, perché tutto il resto di lui può rendere chi abbiamo davanti talmente adatto a noi da rimpicciolire notevolmente quella caratteristica che, in passato, era diventata una montagna insormontabile.

Per arrivare a un tale grado di apertura mentale è necessario prima sciogliere tutti i nodi che ci tengono legati al passato, superarli, smaltire la rabbia, elaborare il lutto della fine di una relazione, sia che ne siamo stati vittime o protagonisti, e acquisire la consapevolezza che le persone sono diverse, anche se in apparenza possono presentare caratteristiche simili, ma, soprattutto prendere coscienza che solo il superamento della barriera del passato ci permetterà di guardare con serenità al futuro. In quel momento non cercheremo più di scappare dai fantasmi, e non cercheremo più di evitare situazioni che avremmo voluto dimenticare subito, ma che in realtà ci hanno accompagnato molto più a lungo di quanto avremmo immaginato; a quel punto le persone non saranno più “simili a” oppure “diverse da”, bensì semplicemente individui unici, da conoscere e da scoprire con le loro mille sfaccettature.

In quel momento, quando finalmente saremo sereni e aperti, la persona con la quale sceglieremo di stare sarà semplicemente quella che vogliamo accanto.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Maschi contro femmine

20 giugno 2013 - by Marta Lock

Non è facile capirsi...perché non è facile ascoltarsi...si tende a dare un'interpretazione secondo il proprio punto di vista...impedendosi in alcuni momenti di guardare le cose attraverso gli occhi dell'altro...che spesso intende tutta un'altra cosa...

Quanti luoghi comuni nascono intorno a questo spinoso argomento, quante frasi fatte, divenute ormai acquisite nel linguaggio comune, sanciscono la differenza profonda e la distanza incolmabile tra le due tipologie del genere umano: maschile e femminile.

Perché uomini e donne sono tanto diversi?

Per quale strano motivo, pur parlando la stessa lingua, spesso non riescono a capirsi?

O ancora, perché, anziché venirsi incontro, preferiscono piuttosto lo scontro?

Fin da piccoli i genitori ci insegnano che le reazioni dei maschi non possono essere uguali a quelli delle femmine, attribuendoci dei ruoli che vanno oltre il campo emotivo per rientrare in quel modello delineato dalla società al quale dobbiamo conformarci. Perciò, quasi in modo automatico, ai bambini toccherà mettere in secondo piano le emozioni, per non rischiare di essere soprannominati "femminucce", con un'accezione completamente derisoria e quasi dispregiativa del termine, e dare più rilievo alla forza, al coraggio, al dominio e controllo delle sensazioni intense con le quali prima o poi si scontrano, fino al punto di far loro credere che, per sentirsi davvero uomini, devono fare i duri, nascondere i sentimenti, evitare di lasciarsi andare.

Alle bambine invece viene concesso il "lusso" di lasciarsi completamente dominare dall'emotività, dare più spazio al dialogo, al pianto, alle riflessioni profonde sull'amore, alla tenerezza, lasciando uscire con spontaneità la propria sensibilità e capacità empatica, fino al punto, a volte, di rendere loro impossibile mantenere viva anche la parte razionale, necessaria a equilibrare le tempeste emotive alle quali sono sottoposte.

Con il tempo e le esperienze i due ruoli, molto spesso, si consolidano al punto da far allontanare sempre di più i due generi. Perciò sentiamo gli uomini definire le donne irrazionali, eccessivamente emotive, instabili, ipercritiche, perennemente insoddisfatte e soprattutto appiccicose; le donne invece ritengono gli uomini prepotenti, distaccati, insensibili, poco disponibili al dialogo, egoisti e irrispettosi dei sentimenti degli altri.

E' davvero così?

Non è forse più semplice dare delle definizioni superficiali anziché andare in profondità e cercare di comprendersi davvero?

In realtà uomini e donne sono individui, persone, e come tali hanno gli stessi sentimenti, le stesse emozioni, provano allo stesso modo e con la stessa intensità, gioie, dolori, speranze, delusioni, ansie, amore...l'unica cosa nella quale sono diversi è il modo di manifestarle, di comunicarle. Sarebbe sufficiente uno sforzo di comprensione maggiore per far rendere conto entrambi che non è il modo in cui un’emozione viene manifestata a determinarne la profondità del sentirla, anzi, può succedere che proprio quelle non espresse siano più intense di quelle lasciate uscire all'esterno, come è possibile che un eccessivo desiderio di mostrare ogni emozione nasconda l'incapacità di sentirla fino in fondo, quasi come se diventasse una necessità dimostrare all'esterno di essere capaci di provare sentimenti che forse, in realtà, non abbiamo dentro di noi.

Alcune volte può essere risolutivo il dialogo, per spiegarsi, confrontarsi, trovarsi e raggiungere il punto di incontro necessario per comprendersi, altre invece, soprattutto se si ha a che fare con qualcuno troppo restio ad aprirsi, è necessario leggere attraverso le righe, capire dai comportamenti e dagli occhi, ciò che non viene detto ma che può essere molto più sincero e reale di ciò che viene manifestato. Non dovremmo mai aspettarci che un individuo, che sia uomo o donna, diverso da noi, abbia le nostre reazioni o il nostro modo di agire, si può solo imparare a conoscere il suo personale modo di essere e accettarlo esattamente come è, con limiti e qualità, esattamente come vorremmo che l'altro facesse con noi. Questo per imparare che non è importante definire a quale genere apparteniamo, piuttosto comprendere come è, come sente e cosa pensa, l'individuo che abbiamo davanti.

Perché la diversità non dovrebbe mai essere fonte di scontro, bensì occasione per farla diventare un punto di forza, una compensazione l'uno dell'altra che ci aiuta a diventare più equilibrati, più empatici…perché ci aiuta a diventare delle persone migliori.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Affinità elettive

06 giugno 2013 - by Marta Lock

La scelta delle persone che vogliamo accanto...non viene da snobismo o selezione altezzosa...come agli occhi di qualcuno potrebbe sembrare...semplicemente dal sentire il bisogno di circondarsi di persone affini...il più possibile compatibili con il proprio modo di essere...

Nel corso della nostra vita impariamo, lentamente e con il tempo, anche a seguito di scontri, delusioni, tradimenti e distacchi, a effettuare una selezione delle persone che scegliamo di avere al nostro fianco, ma questa scelta non dovrebbe mai essere vista come snobismo o desiderio di manifestare quello che, a uno sguardo superficiale, potrebbe apparire come senso di superiorità. Il nostro cammino è stato spesso lastricato da incontri sbagliati dai quali ci siamo dovuti distaccare con enorme sofferenza, o che ci hanno provocato dei dolori talmente acuti, da averci fatto riflettere sulla scelta che avevamo compiuto in precedenza.

Questo è stato vero sia per le relazioni amorose quanto per le amicizie, poiché, sulla lunga distanza, abbiamo capito di non poter portare avanti rapporti nei quali le differenze che ci separavano da quelle persone non potevano in alcun modo essere sanate o colmate, e perché sensibilità tanto diverse e distanti dalla nostra, ci provocavano sofferenza. Ecco quindi farsi strada dentro di noi la considerazione che quegli individui erano sbagliati mentre noi eravamo quelli giusti, perché, dal nostro punto di vista, non è possibile adottare, nei confronti degli altri, determinati atteggiamenti che denotano una totale mancanza di rispetto e di mancanza di valori.

E’ giusto considerare sbagliato ogni comportamento o punto di vista diverso dal proprio?

Non è eccessivamente presuntuoso dare per scontato che l’atteggiamento più corretto da tenere sia proprio il nostro?

Durante la crescita personale di ognuno di noi, supportata dal background educativo che ci è stato dato dalla famiglia di origine e dal posto nel quale ci siamo formati nell’età giovanile, abbiamo acquisito delle nozioni che hanno contribuito a farci avere una visione del tutto personale delle relazioni e del modo di guardare l’universo emotivo, in base al quale abbiamo poi scelto le regole di comportamento. Perciò dopo diversi incontri, che possono anche essersi trasformati in scontri, con persone notevolmente distanti dalle linee guida che abbiamo messo alla base del nostro essere adulti, abbiamo imparato ad effettuare una selezione.

Una persona con valori troppo opposti ai nostri, un amico che ci ha tradito perché la parola amicizia ha un significato completamente diverso da quello che gli diamo noi, il collega che con finto cameratismo ci ha carpito quei segreti che poi ha usato per prevaricarci o ottenere una promozione e ha persino la faccia tosta di salutarci sorridendo, un tradimento da parte di qualcuno di cui ci fidavamo ciecamente…tutto contribuisce a farci credere che il loro comportamento sia stato profondamente sbagliato, dimenticandoci però di provare a guardare la questione da un punto di vista diverso dal nostro, che potrebbe portarci a scoprire che l’intenzione di partenza di quel determinato atteggiamento, non era volto a ferirci volutamente o a mancarci di rispetto. Quindi, a meno che non si sia trattato di episodi palesemente gravi e al di fuori di ogni morale, e anche in quel caso andrebbe valutata la possibilità che l’episodio solo da un enorme e spropositato egoismo più che dal desiderio di provocarci dolore o delusione, dovremmo essere tanto illuminati e aperti da capire che alcuni individui sono talmente distanti dal nostro modo di vedere le cose, dal significato che attribuiamo noi a determinate parole come rispetto, lealtà, fedeltà, legame, libertà, che non riusciremo mai a trovare un compromesso tra due visioni tanto opposte.

Quindi gradualmente giungiamo alla conclusione che, considerando che le persone non possono essere cambiate o snaturate, bensì accettate esattamente come sono, è molto meglio avvicinarsi e scegliere di proseguire il nostro cammino accompagnati da chi sentiamo più simile a noi, da chi ha gli stessi principi su cose che per noi sono fondamentali, da chi ha la nostra stessa sensibilità e che quindi sa anche come fare per non urtarla e ferirla.

Non è per discriminazione o per snobismo che effettuiamo tali scelte, semplicemente per quell’istinto di sopravvivenza che vuole difenderci e proteggerci dalle sofferenze e dalla consapevolezza, che si fa strada dentro di noi man mano che proseguiamo nel nostro cammino, che ciò che abbiamo il dovere di fare, verso noi stessi, è cercare di essere felici.

Non è per desiderio di escludere bensì per voglia di condividere emozioni e sensazioni con chi è perfettamente in grado di recepirle e comprenderle, qualcuno con cui tutto sia facile, limpido, condivisibile a un livello superiore, qualcuno con cui sentiamo di avere quelle affinità elettive fondamentali per renderci più piacevole ogni gesto e ogni esperienza ordinaria o straordinaria.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Non perdonerò

30 maggio 2013 - by Marta Lock

A volte le persone sbagliano...ferendoci profondamente...a volte siamo noi a ferire gli altri...pur non volendolo...a volte comprendiamo che non sempre chi ci ha ferito...aveva intenzione di farlo...a volte...

Ci sono persone, nel nostro passato, che hanno costituito e determinato il giro di boa della nostra vita, hanno fatto qualcosa di talmente grave da aver rivoluzionato la visione delle cose che avevamo avuto sino a quel momento. Può essere stato un abbandono improvviso e ingiustificato, che ci ha lasciato increduli a domandarci cosa possiamo aver fatto per provocare una reazione tanto eccessiva, spiegazione che non riusciremo mai a ottenere; può essere un tradimento consumato in modo talmente subdolo da aprire una ferita profonda che continua a sanguinare per anni; può essere stato qualcuno che ha approfittato dell'adorazione che avevamo nei suoi confronti per usarci come degli oggetti e poi buttarci via, e periodicamente tornare a farsi vivo sempre con la stessa identica dinamica.

Situazioni diverse, alcune con un minimo di responsabilità da parte nostra, altre per le quali, nonostante gli sforzi di autoanalisi non siamo riusciti a trovare un perché, ma tutte ugualmente gravi ed emotivamente invalidanti, per quelli di noi che le hanno subite. Perciò, dopo esserci ripresi dallo shock, dopo essere usciti dalla fase del dolore più acuto, si fa strada in noi la certezza che non perdoneremo mai una persona che ci ha fatto il cuore a pezzi, e il desiderio che un altro possa infliggergli lo stesso identico dolore, diventa quasi un bisogno impellente, unito alla speranza di poterci trovare lì, a guardarla soffrire.

Perche qualcuno può dimostrarsi tanto crudele nei confronti di un essere umano?

Cosa porta una persona a calpestare con tanta superficialità i sentimenti di un'altra, condizionando in questo modo la sua futura vita emotiva?

Come può un individuo essere talmente egoista da non capire quanto male può fare a un'altra persona il suo comportamento?

Tante domande alle quali non riusciamo a dare una spiegazione e che ci girano in testa per molto tempo. Poi, lentamente, raccogliamo i cocci del nostro cuore, li rimettiamo insieme e andiamo avanti, riprendiamo in mano le redini delle nostre emozioni e ci rituffiamo nella vita, consapevoli che il graffio che abbiamo nell'anima, prima o poi si rimarginerà, ma al tempo stesso costituirà quella provvidenziale barriera difensiva che ci permetterà di tutelarci dalla sofferenza. Prima o poi incontriamo qualcuno che ci piace cosi tanto da rendere il rischio accettabile e iniziamo a frequentarlo, fino al momento in cui la paura si insinua nei nostri pensieri e nelle nostre azioni, portandoci a comportamenti che mai avremmo immaginato di assumere.

Ecco quindi apparire atteggiamenti sfuggenti, desiderio di distacco dall'altro e poi improvviso bisogno di tornare da lui, per sentire, un attimo dopo, il bisogno incalzante di allontanarci di nuovo; oppure la mancanza di fiducia per il doloroso tradimento sopportato in passato, può portarci alla paura di legarci troppo profondamente, attuando quel meccanismo per il quale non rinchiuderci in una relazione monogama o troppo esclusiva, rappresenta l'unica salvezza, trasformandoci, nostro malgrado, da vittime in carnefici. A quel punto ci fermiamo, ci guardiamo dentro, vediamo il passato con occhio più indulgente e non possiamo fare a meno di considerare che quell'atteggiamento, quel fatto tanto grave che avevamo subìto, potrebbe non essere stato dettato da crudeltà gratuita e ingiustificata bensì da un'esigenza di difesa, di distacco, di auto tutela, a sua volta provocata da sofferenze subite o da incapacità di gestire le proprie emozioni. Riusciamo a comprendere che anche chi ci ha fatto a pezzi, potrebbe aver avuto i suoi perché, le sue motivazioni, il suo passato pesante da superare e i suoi lutti emotivi da elaborare che, pur non volendolo, lo hanno portato a compiere errori gravi, dei quali, con ogni probabilità, si è pentito profondamente senza avere la possibilità, o la forza, di riuscire a confessarcelo.

Guardando noi in quel preciso momento, ascoltiamo le sue ragioni silenziose, comprendiamo che fa parte dell'essere umano, compiere errori, per proteggere se stesso, che inevitabilmente possono provocare la sofferenza di altri e, in quel preciso momento...forse, perdoniamo...

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Senza regole

23 maggio 2013 - by Marta Lock

Non esistono regole nei rapporti a due...ogni coppia ha il diritto di stabilire le proprie rispettando i caratteri e le esigenze di chi ne fa parte...senza doverne rendere conto a nessun altro...

Quando iniziamo una relazione ci aspettiamo che, con l’andare del tempo, assuma lentamente le caratteristiche tipiche dei rapporti uomo-donna, quelli che, secondo l’immaginario comune, dovrebbero rispondere a determinati canoni per conformarsi all’idea che la maggior parte delle persone ha di una storia importante. Quindi, passo dopo passo, dovrebbe farci sentire una maggiore esigenza di stare sempre insieme al partner, poi progettare una convivenza e infine, perché no?, un matrimonio e poi dei figli.

Nel caso in cui qualcuno di questi step viene meno, ci ritroviamo a pensare che nel nostro rapporto qualcosa non va; questa convinzione spesso genera un tira e molla di richieste non soddisfatte, di esigenze disattese e di musi lunghi fino, a volte, ad arrivare al ricatto: “o andiamo a vivere insieme oppure è finita”, o ancora “o mi sposi o ci lasciamo”, “o mi presenti i tuoi oppure non ci vedremo per un mese” e via dicendo. Eppure con il nostro partner ci troviamo benissimo sotto tutti i punti di vista, l’armonia e l’intesa tra noi sono totali e i sentimenti sono già stati manifestati, accolti e dimostrati in mille piccoli modi.

Allora perché andare a cercare l’ago nel pagliaio?

Perché voler a tutti i costi accelerare i tempi facendo pressioni sull’altro per ottenere qualcosa che, con molta probabilità, verrebbe con sé di lì a poco?

Chi è che stabilisce le regole e i tempi di una relazione?

Esistono persone che non sono portate per la convivenza, ma ciò non significa che non siano capaci di amare intensamente o di tenere al partner sopra ogni altra cosa, altre alle quali non piace l’idea del matrimonio perché lo vivono come un obbligo a stare insieme all’altro, che non le fa sentire libere di scegliere di restare con la persona che amano. Altre ancora hanno bisogno di provare il sottile dolore dato dalla mancanza del partner, fosse anche per un giorno, per avere la conferma che l’amore e la passione sono ancora lì, forti e solidi.

Non è stato forse anche questo loro essere tanto particolari e tanto unici ad averci conquistato il cuore e l’anima?

Perché, a un certo punto del rapporto, decidiamo che la felicità di stare insieme non ci basta più e sentiamo la necessità di conformarci alle regole comuni?

Quali sono le regole giuste da rispettare?

In realtà nelle relazioni sentimentali non dovrebbero esistere regole se non quella di rispettare l’altro ed evitare di ferirlo, attenendosi all’impostazione data al proprio rapporto, qualunque sia la scelta compiuta, senza piegarsi alle pressioni esterne né sentirsi in dovere di giustificare con altri la propria realtà di coppia.

Due persone che stanno insieme dovrebbero sentirsi libere di non adeguarsi alle convenzioni dettate da chiunque sia estraneo alla relazione, considerando l’armonia, il piacere e la gioia di stare insieme, come prioritarie rispetto alla forma attraverso la quale vengono dimostrate davanti al mondo. Se le due parti riuscissero a rimanere distaccate dai cliché imposti e lasciar fluire gli eventi con il loro corso naturale, o se fossero talmente forti da scegliere il tipo di rapporto che desiderano avere, senza lasciarsi influenzare da chi li circonda e vorrebbe stabilire le tempistiche giuste per fare o non fare le cose, probabilmente riuscirebbero a guardarsi negli occhi e decidere cosa vogliono davvero, in quale modo desiderano far crescere la loro relazione e in che maniera scelgono di stare insieme.

Perché ogni amore ha il diritto di nascere e crescere con l’unico scopo di rendere felici le persone che ne sono protagoniste…loro e nessun altro…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - La scelta

16 maggio 2013 - by Marta Lock

Possiamo scegliere di fare scelte con la testa perché ci rassicura non metterci in gioco…ma è tiepido...prima o poi il cuore fa sentire la sua voce…pretendendo con prepotenza il suo spazio...

Alcune volte, durante il nostro percorso di vita, ci troviamo a guardarci allo specchio e capire di avere bisogno di stabilità, di certezze, di navigare nel tranquillo mare della serenità. Questa esigenza diventa tanto più forte quanto più il nostro trascorso amoroso è stato tormentato e caratterizzato da passioni esaltanti terminate con altrettante cocenti delusioni. Certo, il terremoto emotivo che ci suscita una relazione turbolenta, fatta di litigi e di riappacificazioni, di fughe e di inseguimenti, di separazioni e di appassionati ritorni, ci fa sentire vivi e riempie la nostra vita di tutte quelle sensazioni necessarie a darci la consapevolezza che il nostro cuore è davvero innamorato.

Poi, magari dopo l'ennesimo litigio o assenza o fuga, si verifica quel particolare episodio, quell'evento determinante che ci fa sentire l'esigenza di avere accanto una presenza costante e rassicurante, un appoggio, un porto sicuro nel quale rifugiarsi durante le forti tempeste alle quali periodicamente siamo sottoposti. E, cercando il sostegno di chi ha tanto movimentato la nostra vita sentimentale, ci rendiamo conto di trovarci invece completamente soli a dover affrontare i nostri problemi, malesseri e difficoltà, vedendo per la prima volta la realtà della situazione: quel tipo di relazione non ci da alcuna stabilità né certezza.

E' proprio in quel momento che, mettendo sul piatto della bilancia le forti e intense sensazioni, e la necessità di sentirci sicuri, accolti e sostenuti nei momenti in cui cadiamo, scegliamo di rinunciare alla passione pur di ottenere la serenità della quale, in quella fase, abbiamo bisogno. Perciò iniziamo a prendere in considerazione persone che, in altri tempi avremmo escluso a priori, credendo, a ragione, che nelle loro braccia ci sentiremo tranquilli e protetti. Quella sensazione di stabilità può farci sentire appagati per un periodo più o meno lungo, fino al giorno in cui sentiamo che, all'interno di quel mare calmo, ci manca qualcosa, e la sensazione di incompletezza si trasforma lentamente in insoddisfazione fino ad arrivare quasi al fastidio.

E' giusto rinunciare a ciò che ci fa sentire vivi per ottenere una serenità che con il tempo può facilmente trasformarsi in noia?

Perché dobbiamo scegliere una tipologia di persona diversa da quella che ci piace davvero per avere una stabilità e una presenza costante nella nostra vita?

Forse perché nel momento in cui compiamo quella scelta, il bisogno di sederci e rilassarci accanto a qualcuno che ci tiene per mano, è più forte del ricordo che in passato siamo riusciti ad ottenere la presenza nella nostra vita di qualcuno che ci emozionava e ci faceva sentire incredibilmente vivi ma al tempo stesso c’era quando avevamo bisogno, e forse perché l'impazienza di ottenere una stabilità, ci ha fatto mettere in secondo piano la nostra esigenza emotiva che prima o poi, inevitabilmente, torna a galla, prepotente, facendoci decidere di allontanarci da quelle calme acque che, nostro malgrado, hanno appiattito la nostra esistenza. Le conseguenze della scelta fatta sono dolorose, soprattutto per la parte che subisce il nostro cambio di rotta, ma anche per noi, che ci sentiamo terribilmente in colpa per aver provocato la sofferenza di chi ci ha dato tanto.

Ma il percorso seguito è stato necessario per farci comprendere che, se avessimo trovato in noi stessi la forza di affrontare la difficoltà, senza doverci appoggiare a qualcuno per superarla, e ci fossimo dati il tempo di tenere a bada l'impazienza e attendere ciò che desideravamo davvero, non ci saremmo sentiti costretti, dalla nostra debolezza, a compiere quella scelta.

E’ stato necessario per farci decidere che, in fondo, abbiamo il diritto e il dovere verso noi stessi, di cercare e aspettare, se è il caso, tutto ciò che desideriamo...e che, in fondo, non vogliamo scegliere...

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Il gioco dei ruoli

02 maggio 2013 - by Marta Lock

Nella totale confusione dei ruoli che stiamo vivendo...gli uomini si dimenticano di essere uomini e si comportano come le donne...le donne smettono di essere donne e agiscono come gli uomini...e chi vuole a tutti i costi mantenere la propria veste...si sente una mosca bianca...e non sa come comportarsi...

Sentiamo parlare molto spesso, negli ultimi tempi, della confusione dei ruoli che la società attuale sta generando soprattutto nei rapporti con l’altro sesso, e altrettanto spesso ci troviamo a considerarla come una modifica acquisita dei nostri tempi. Certo è bello e a volte liberatorio poter sostenere di comportarci come ci viene di fare al momento, senza porci troppi problemi, anticipando a volte i tempi dell’altro senza riflettere sul perché sta andando più piano di noi.

Molte donne compiono la scelta di liberarsi dal ruolo femminile e di andare dirette al sodo, assaporando quella emancipazione per la quale le nostre madri hanno combattuto con tanta forza. Alcune di loro potrebbero però trovarsi davanti un uomo a cui piace corteggiare, ama aspettare che i tempi lentamente maturino, che non ha fretta di raggiungere il risultato finale, che ama parlare e condividere più che concludere. La libertà di costumi della donna in quel caso potrebbe avere l’effetto di farlo ritrarre e scappare o vedersi privato del proprio ruolo di conquistatore.

Può quindi succedere che molti di questi uomini si disabituino talmente tanto ad avere davanti donne che non hanno problemi a prendere l’iniziativa, che cominciano a rimanere fermi per abitudine, convinti che l’immobilità diventi l’atteggiamento più giusto da assumere. Probabilmente la tipologia di questi soggetti, proprio a causa del comportamento schivo, attira con maggiore incidenza le donne alle quali non piace andare troppo piano, portandoli sempre di più a chiudersi nella loro immobilità, e nel momento in cui si trovano davanti un esponente dell’altro sesso estremamente più statico, che attende che sia l’uomo a fare dei passi verso di lei, si sentono spiazzati e non sanno come comportarsi, disabituati come sono a rivestire il loro ruolo.

Altri uomini, per reazione, tendono a voler accentuare la propria posizione di esemplari del sesso forte sviluppando, in alcuni casi, un atteggiamento eccessivamente aggressivo e intraprendente. A quel punto, nel caso in cui si imbattano nella donna del secondo tipo, quella che ha bisogno di tempi un po’ più lunghi e di ritmi di approccio più tranquilli, potrebbero spaventarla e portarla a chiudersi, se non addirittura farle desiderare di allontanarsi da un soggetto troppo propositivo. Nel caso in cui si trovino invece davanti alla prima tipologia di donna, quella emancipata e che non si fa problemi a fare il primo passo, potrebbero vedersi privati del proprio ruolo di conquistatori al punto da ritrarsi se non addirittura scappare davanti a una donna tanto intraprendente quanto loro.

E’ giusto aver rivoluzionato talmente tanto i ruoli da non sapere più qual è l’atteggiamento giusto da assumere?

In mezzo a tanta confusione, chi rimane ancorato alle regole più tradizionali diventa quindi una mosca bianca?

In realtà chi vorrebbe mantenere il proprio ruolo di uomo e di donna, così come tradizionalmente inteso, si trova spiazzato davanti a tanto caos, e spesso non sa come agire; infatti, quando una donna con un atteggiamento di tipo tradizionale si imbatte nell’uomo immobile e disabituato a farsi avanti, e, non volendo incarnare la parte della cacciatrice rimane ferma e aspetta, si ritrova a non essere approcciata da chi non ricorda più come si fa, scambiando la sua inerzia per disinteresse. Quando incontra invece il tipo aggressivo e propositivo, può leggere in quell’atteggiamento un eccessivo desiderio di dimostrare la propria forza che la fa dubitare della reale stabilità di quel tipo di comportamento.

Il terzo tipo di uomo, quello con un atteggiamento più tradizionale, si può imbattere con molta probabilità nella donna intraprendente per scelta, o perché troppe volte ha avuto davanti l’uomo immobile, sentendosi quasi aggredito e vedendosi tolto il piacere di poter fare il primo passo. Allo stesso modo, quando si imbatte nella donna abituata a ritrarsi e a scappare impaurita, legge nel suo atteggiamento una mancanza di coraggio e di equilibrio che vorrebbe invece vedere nella donna che vuole al proprio fianco.

In tutta questa confusione forse sarebbe carino provare a fare un passo indietro e ridefinire i ruoli, lasciando all’uomo il piacere e il privilegio di fare il primo passo, il primo approccio, anche dopo solo un giorno di conoscenza, ma lasciare che sia lui a tenere il timone, e alla donna il privilegio di sentirsi corteggiata e desiderata, non importa se nell’ambito della storia di una notte o di tutta la vita.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Il tango della gelosia

25 aprile 2013 - by Marta Lock

Spesso la gelosia è una proiezione delle nostre insicurezze...e altrettanto spesso chi ci sta accanto la usa per mantenere il controllo su di noi...o ci gioca per avere conferme sui nostri sentimenti...ma chi ci ama davvero non vuole renderci insicuri, semmai vederci sereni e far svanire ogni nostro dubbio...

Ognuno di noi, nel corso della propria vita amorosa, ha dovuto fare i conti con quel sentimento acuto e intenso che risponde al nome di gelosia. Può esserci capitato di averla subita o di averla provata, o, a fasi alterne e in occasioni diverse, esserne stati le vittime o i protagonisti, in ogni caso abbiamo avuto a che fare con lei.

Cos’è in realtà la gelosia?

E’ una mancanza di fiducia nell’altro oppure una manifestazione delle nostre insicurezze?

E ancora, è giusto fare leva sulla gelosia dell’altro per avere conferme sui suoi sentimenti nei nostri confronti?

Nel campo delle emozioni non esistono verità assolute, perché ognuno di noi cresce in base alle esperienze con le quali si è dovuto confrontare, ma è anche vero che molto fa il concetto di base che abbiamo delle relazioni sentimentali.

Per alcuni di noi la persona con cui scegliamo di stare diventa quasi una proprietà, termine forte che però si avvicina molto all’immagine reale della questione, per cui, chiunque si avvicini a lei, costituisce una minaccia da scrutare con attenzione e con sguardo sospettoso. Ecco quindi che ogni persona diventa un potenziale rivale, dal collega con il quale il nostro amore prende il caffè, agli amici storici con i quali ogni tanto esce, all’istruttore della palestra fino ad arrivare ai cassieri del supermercato. Chiunque, secondo il tarlo che ci attanaglia, costituisce un’insidia che può sfilarci via dalle mani il partner, e questo sospetto ci fa vivere male ogni piccolo attimo di vita quotidiana al punto di desiderare di essere presenti in ogni suo anche minimo movimento.

Nel caso in cui subiamo la gelosia dell’altro, siamo costretti a difenderci dalle continue limitazioni alla libertà personale, della quale inevitabilmente ogni persona ha bisogno, e, dopo vari scontri e scenate, che giorno dopo giorno, diventano sempre più insostenibili, lentamente rinunciamo ai nostri spazi per non generare ulteriori occasioni di litigi. Nonostante tutto, però, discussioni e attacchi all’interno della coppia diventano all’ordine del giorno, e ci sentiamo accusati di prestare attenzione a quello o all’altro fantomatico soggetto, della cui presenza, in realtà, non ci siamo mai neanche accorti.

Cos’è che genera una totale mancanza di fiducia nei confronti dell’altro?

Spesso sono state le esperienze del passato che hanno contribuito a renderci tanto diffidenti, perché qualcuno ci ha tradito, altri ci hanno mentito, altri ci hanno abbandonato, di punto in bianco, senza un motivo e a volte senza una spiegazione, perché hanno perso la testa per qualcun altro. Perciò quando troviamo una persona che ci dimostra di tenere davvero a noi, vorremmo avere il potere di tenerla accanto a noi per sempre, terrorizzati dall’idea che ciò che abbiamo vissuto possa verificarsi di nuovo, senza capire che non è soffocando l’altro che riusciremo a farlo rimanere al nostro fianco. In altri casi invece le insicurezze sono le nostre, non provocate da nessun episodio scatenante, bensì dalla nostra sete di rassicurazioni che può avere origini remote, familiari, a volte generate da piccole o grandi carenze d’affetto da parte di un genitore, a volte da un’esigenza caratteriale che ci fa sentire sempre insicuri e a causa della quale abbiamo bisogno di essere sempre al centro dell’attenzione per sentirci amati, altre ancora dall’immaturità che ci rende necessario trovare all’esterno le conferme che non siamo capaci di trovare in noi stessi.

Poi arriverà un momento in cui, dopo tanto sospettare o scappare, quale che sia stato il ruolo predominante del nostro passato sentimentale, il percorso di vita ci porterà a riflettere sul nostro atteggiamento, magari dopo aver visto correre via tante persone con le quali potevamo costruire qualcosa di bello, oppure dopo essere stati noi a fuggire a gambe levate a causa della gelosia soffocante dell’altro, e a comprendere che, nel primo caso, abbiamo bisogno di maturare e di lasciare alla persona che ci sta accanto la propria libertà personale senza che questo minacci il nostro amore, nel secondo caso, che forse è stato in parte anche il nostro atteggiamento, o l’inconsapevole certezza di non essere pronti a rassicurare completamente l’altro, perché poco certi della direzione da prendere, ad aver generato qualche insicurezza nel nostro partner. A volte perché siamo stati avari di attenzioni, a volte perché, inconsciamente, ci lasciavamo l’opzione di poter aspirare a qualcuno di migliore rispetto a chi avevamo al fianco, altre perché non eravamo davvero pronti ad assumerci un impegno importante.

Dopo un processo di maturazione e autoanalisi tanto profondo, scopriamo che provare gelosia non è una dimostrazione d’amore bensì solo un desiderio di affermare possesso, ovviamente quando sconfina nella morbosità, e suscitare la gelosia dell’altro per tenerlo sulla corda o avere dimostrazione dei suoi sentimenti è un atteggiamento infantile quanto irrispettoso dell’altro.

Finalmente comprendiamo che l’amore deve basarsi sulla fiducia, sulla rassicurazione e sul desiderio che l’altro stia bene, che sia felice, senza dubbi né insicurezze…finalmente…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Non fa per me

18 aprile 2013 - by Marta Lock

Se una persona ci piace al punto da poterci coinvolgere...per paura cerchiamo di evidenziare i motivi per i quali evitarla...sperando che diventino talmente tanti e grandi...da farci allontanare e dimenticare...quanto in realtà vorremmo averla accanto...

All’inizio di una frequentazione, quando abbiamo superato la fase che ci porta a studiare l’altro, spiare i suoi comportamenti e modi di fare, e deciso che non c’è un motivo valido per non provare a conoscerlo in modo più approfondito, ci troviamo inevitabilmente a fare i conti con stati d’animo altalenanti che derivano dall’insicurezza della piega che potrà prendere il rapporto. Dopo le prime uscite realizziamo che quella persona ci piace davvero e che potrebbe diventare importante, però la fase della conoscenza in cui ci troviamo, non ci rende possibile lasciarci andare come vorremmo.

Questo perché le esperienze ci hanno insegnato che è meglio non bruciare le tappe, che non tutti abbiamo gli stessi tempi, imparando quindi che non dobbiamo far sentire l’altro sotto pressione per evitare che si spaventi e scappi, e che non dovremmo mai, soprattutto i primi tempi, dare, a chi stiamo frequentando, troppe certezze riguardo le nostre emozioni e la nostra disponibilità nei suoi confronti. E’ meglio rimanere avvolti da un po’ di mistero, far finta di avere tanti altri impegni che non ci permettono di poter vedere continuamente l’altra persona e che non siamo così tanto presi da lei da pensarla continuamente.

Perciò iniziamo quella strana danza per la quale noi aspettiamo e rimaniamo a osservare, l’altro, vuoi perché è meno preso di noi in quella fase della relazione, vuoi perché è occupato da altri impegni, vuoi perché a sua volta fa gli stessi nostri ragionamenti, aspetta a sua volta prima di invitarci nuovamente.

E’ giusto seguire una tattica all’inizio di una relazione?

Quanto tempo dobbiamo aspettare prima di smettere di trattenerci e mostrare finalmente il nostro desiderio che la storia prenda una piega più seria?

E perché l’altro non fa niente per accelerare i tempi?

Già. La persona che ci piace è lì ferma, e lascia passare giorni prima di farsi di nuovo viva. Questo ci fa precipitare nei dubbi riguardo le sue intenzioni, portandoci a razionalizzare e soppesare i pregi e difetti che decidiamo di attribuirle, fino a sperare che i suoi difetti diventino talmente tanti da farci smettere di desiderare rivederla. Ecco quindi che iniziamo a valutare che una persona che non si fa sentire per giorni, non ci interessa, che quella volta che siamo usciti con lei aveva fatto quella particolare cosa che ci aveva molto infastiditi, che il suo modo di parlare non ci era piaciuto oppure che in un determinato discorso aveva espresso un concetto che non condividevamo affatto.

Se era davvero così, perché al momento non ce ne eravamo resi conto?

Perché l’ultima uscita ci aveva lasciato sognanti e con gli occhi luminosi e ridenti per tante ore?

Nel momento in cui abbiamo realizzato che era passato troppo tempo, secondo le nostre esigenze, dall’ultima volta che la persona si è fatta sentire, abbiamo iniziato a vacillare, e il magnifico ricordo ha lasciato spazio al dubbio che quelle sublimi sensazioni fossero state avvertite solo da noi, mentre per l’altro avevano costituito niente di più se non una piacevole serata. Perciò il campanello d’allarme sviluppatosi in noi in tanti anni, durante i quali abbiamo imparato a difenderci dalle illusioni, inizia a suonare e il riflesso incondizionato che ne deriva è di trovare dei motivi validi per allontanarci mentalmente da quella persona, trovandole mille difetti che la rendono inadatta a noi e alle esigenze che abbiamo sviluppato nel corso degli anni.

Fino al momento in cui non si fa viva di nuovo, e ci fa capire, a modo suo, che anche lei ha pensato a noi e che ha aspettato per non farci sentire pressati, per non darci l’impressione di voler bruciare le tappe, spaventandoci e facendoci scappare, perché anche a lei la vita ha insegnato che bisogna rispettare i tempi degli altri. A quel punto tutti i dubbi si sciolgono, i nostri occhi tornano a essere lucidi e sognanti, le nostre emozioni ricominciano a fluire e i difetti, che nella fase della difesa, ci sembravano tanto grandi, sembrano essere svaniti.

E finalmente ammettiamo con noi stessi che sappiamo benissimo che non esiste la perfezione e che tutti siamo pieni di difetti, ma se una persona ci suscita così tante emozioni, e ci fa sembrare un’eternità anche un giorno senza avere sue notizie, non serve a nulla voler ingigantire le imperfezioni, per impedirci di pensare a quanto bello sarebbe averla sempre accanto.

E, qualche volta, tutto questo accade a entrambi con gli stessi tempi.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Le maschere

11 aprile 2013 - by Marta Lock

Il passato ci ha cambiati...ci ha portati a modificare i nostri comportamenti...nascondendo il nostro lato più vero e puro...per mostrare quello che ci fa sentire più sicuri nel mondo...ma quel lato esiste ancora dentro di noi...e vuole con tutte le sue forze continuare a farlo...

La vita e il cammino che dobbiamo fare per percorrerla ci portano a scontrarci con realtà dolorose, con episodi molto significativi che segnano profondamente il nostro equilibrio emotivo e che rischiano, a volte, di mettere in pericolo la nostra salute psicologica. Allora, per sopravvivenza e per acquisire forza, giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, impariamo che è meglio tenere ben nascoste e protette le nostre fragilità, celando la nostra vera essenza dietro maschere che via via assumono uno spessore sempre maggiore fin quasi a renderci irriconoscibili.

Tutte le barriere che costruiamo, da un lato servono a mostrare al mondo la parte di noi che non può essere attaccata con facilità, dall’altro rischiano però di farci sembrare diversi da come siamo e impedire agli altri di vedere il nostro lato più umano. Forse per un po’ questo è un sollievo, perché ci tutela e ci permette di non metterci in gioco rischiando nuovamente di permettere a qualcuno di ferirci. Ma dopo un certo periodo di tempo iniziamo a sentirci stanchi di dover vivere perennemente sulla difensiva, frustrati per essere fraintesi nella nostra reale essenza, ed esausti per dover continuamente interpretare un ruolo che ci fa sentire sicuri, è vero, ma non liberi di essere ciò che siamo. In quel preciso momento potremmo renderci conto che abbiamo ingabbiato la nostra vera natura per così tanto tempo da non ricordarci più chi siamo.

Perché indossare una maschera ci fa sentire tanto sicuri?

Per quale strano motivo siamo convinti che la nostra parte fragile vada nascosta anziché semplicemente tutelata?

Cos’è che ci porta a credere, a volte, che sia meglio mostrare il lato peggiore, o il più distaccato, o quello più superficiale, per proteggere un’interiorità fatta di mille altre sfumature?

Quella delle emozioni è una dimensione con la quale la maggior parte di noi non riesce a convivere, non viene manifestata perché spesso è stata ferita e calpestata, inducendoci a relegare quel piccolo universo, in un angolo nascosto che diventa, con il tempo sempre più inaccessibile. E sempre più fragile, perché in questo modo non impareremo mai a liberarlo senza per questo farlo calpestare.

Ecco quindi che cominciamo lentamente a sentirci divisi tra l’esigenza di lasciar riemergere la nostra ricchezza interiore e l’incapacità di farlo, tra la voglia di essere finalmente noi stessi e il terrore di non essere più capaci di gestire ciò che tanto a lungo abbiamo soffocato. Se siamo fortunati, in quel preciso frangente, incontriamo qualcuno che, intravvedendo in noi ciò che non siamo più in grado di far trapelare, ci prenderà per mano, rassicurandoci, e ci insegnerà a lasciarci andare, passo dopo passo, momento dopo momento, fino a permetterci di trovare quell’equilibrio tra forza e debolezza, tra razionalità ed emotività, tra il mostrare le fragilità e il saperle comunque tutelare. Se invece non avremo la chance di poter essere aiutati, perché forse quel percorso dobbiamo effettuarlo da soli, dovremo essere capaci di metterci davanti a uno specchio e togliere le maschere una a una, ricordare per ognuna di esse, il motivo che ci aveva portato a indossarle, esorcizzare il passato e guardare con serenità alle tenere debolezze che fanno di noi i meravigliosi individui che siamo, accettandole, e manifestandole, permettendo così agli altri di guardarci con occhi diversi.

Perché spesso ciò che non mostriamo è proprio ciò che le persone hanno bisogno di vedere per lasciarsi andare.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Guardami

04 aprile 2013 - by Marta Lock

E un giorno prima o poi incroceremo lo sguardo di chi ci ha spezzato il cuore......e leggeremo nei suoi occhi tutto il rimpianto per averci lasciato andare e il rimorso per averci ferito......un giorno......quando sarà troppo tardi.....

Quante volte dopo la fine di una relazione, soprattutto se la chiusura non è stata decisa da noi, abbiamo sentito il desiderio di rivalsa?

Quante volte abbiamo sperato che l'altro si pentisse amaramente e rimpiangesse, con il tempo, di averci lasciato andare?

Quando siamo stati lasciati, oltre al profondo senso di sconfitta che ne deriva, ci ha assalito anche il rammarico per non essere stati apprezzati e amati, quasi increduli che la persona che abbiamo avuto accanto per tanto o poco tempo non sia stata capace di vedere il tesoro che nascondiamo dentro di noi. Eppure eravamo convinti di aver fatto di tutto per darle il meglio, per farla sentire importante, amata, desiderata, per starle accanto nel momento del bisogno e per dimostrarle che era l'unica con la quale volevamo stare. Nonostante tutto, però, ha scelto di andarsene.

Le frasi 'tu meriti di più' oppure 'non sono all'altezza di starti accanto', in un primo momento ci hanno lasciato quel dolce dolore dato dal sentirci apprezzati, e forse messi su un piedistallo, al punto che l'altro non si era sentito in grado di poterci raggiungere; con il passare del tempo però, abbiamo iniziato a vedere le cose per come erano in realtà, cioè che le belle parole pronunciate ad arte per indorarci la pillola, nascondevano solo una verità ben più brutale e terribile per il nostro amor proprio: era l'altro a non ritenerci adatti a stare con lui.

Perciò, dopo il dolore iniziale, veniamo assaliti dalla rabbia nei confronti di chi non è riuscito neanche a essere sincero, un profondo fastidio che si trasforma, lentamente, nel desiderio di apparire al meglio per prepararci al giorno in cui, casualmente o meno, incontreremo chi è stato la causa di tanta sofferenza; a quel punto, almeno nella nostra immaginazione, ci guarderà, vedrà il nostro sorriso smagliante, il nostro look perfetto, magari, con l’aiuto della fortuna, saremo in dolce compagnia, e con grande soddisfazione leggeremo nei suoi occhi tutto il rimpianto per ciò che ha lasciato andare e non potrà mai più avere. Finalmente quel giorno arriva, lo incontriamo e incrociamo il suo sguardo, tutto avviene nel modo esatto in cui l’avevamo immaginato.

E poi?

Dopo esserci presi la nostra piccola rivincita?

Avevamo aspettato tanto il momento fatidico da non aver messo in conto la nostra reazione, che può andare in due direzioni opposte. Può succedere che, avendo superato da tempo il dolore ed essendo andati oltre, magari ricostruendoci una vita, ci rendiamo conto di non provare poi tutta la soddisfazione che avevamo a lungo immaginato, anzi, lo sguardo che ci vediamo rivolgere ci fa sentire persino leggermente infastiditi, perché fermamente convinti che le persone debbano essere apprezzate e valorizzate finché sono accanto a noi, non dopo averle perse.

Oppure possiamo improvvisamente renderci conto di non aver mai superato la perdita e davanti a quello sguardo ammirato e al tempo stesso pentito, ci sentiamo sciogliere, facendo venire meno tutto il desiderio di vendetta, di rivalsa; davanti a quegli occhi tanto familiari, appartenenti alla persona che ci aveva rubato il cuore e per la quale avevamo sentito un amore tanto profondo, che in quel preciso istante ci guardano tanto intensamente, realizziamo di non aver mai sepolto quel sentimento e che, per quanto il suo abbandono possa averci ferito e addolorato, non riusciremo mai a dimenticare le emozioni che la sua presenza al nostro fianco ci aveva fatto provare. Ci rendiamo conto, a volte che in fondo non abbiamo mai dimenticato i suoi occhi, e che rivederli ci fa sentire il desiderio di tentare ancora, di provare a dargli una seconda chance.

Perché non sempre lo sguardo che aspettavamo arriva troppo tardi per farci desiderare di tornare indietro.

A volte uno sguardo del passato può riempire improvvisamente il nostro presente e diventare il nostro futuro.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - L'attrazione degli ospiti

28 marzo 2013 - by Marta Lock

Gli opposti si attraggono...ma prima o poi si respingono perché tutto diventa troppo complicato...i caratteri uguali si scontrano sugli stessi fronti e nessuno cede...le persone simili si comprendono subito e si amano perché nelle cose in cui sono diverse si completano...

Ciò che è diverso da noi, distante dal nostro modo di vedere le cose, e a volte opposto negli atteggiamenti, per buona parte della nostra esistenza ci attira e ci incuriosisce al punto di desiderare di averlo accanto, quasi come se il confronto e lo scontro fossero fondamentali a farci sentire innamorati e vivi. I rapporti di questo tipo assumono un andamento estremamente passionale, fatto di lotte e di riappacificazioni, di tentativi di mediazione e di continuo compromesso.

Poi lentamente uno dei due, di solito la parte più forte della coppia, inizia a voler portare il partner verso la propria direzione, convinto in cuor suo che il punto di vista più giusto in fondo è proprio il suo; a quel punto la parte debole finge di assecondarlo iniziando la crociata che lo porta all'interno di quello strano meccanismo del voler salvare l'altro da se stesso. E la lotta continua, magari in modo meno evidente, più sotterraneo, perché la conoscenza reciproca porta i due elementi della coppia a conoscere le reazioni dell'altro e a sapere come evitare le più aggressive o quelle che avevano scatenato, in precedenza, reazioni di chiusura.

Che ci troviamo a ricoprire il ruolo della parte debole o di quella forte, prima o poi ci guardiamo allo specchio e ci rendiamo conto che tutto è diventato troppo difficile e complicato, che non possiamo andare avanti compiendo degli sforzi continui per costruire e tenere unito qualcosa che nonostante tutto continua ad andare in direzioni opposte.

Quanto può durare un rapporto basato sull'attrazione degli opposti?

Come si possono conciliare punti di vista tanto diversi da rendere impossibile una mediazione definitiva?

Il fascino di ciò che è tanto distante da noi lascia lentamente spazio alla consapevolezza che, nonostante l'impegno per far funzionare le cose, e la convinzione che i rapporti vadano costruiti, nel tempo, attraverso il confronto e il compromesso, non è possibile vivere un'intera esistenza di scontri che inevitabilmente porteranno ad accumulare distanza e a provocare un graduale raffreddamento della relazione, fino a giungere a guardare l'altro come un estraneo.

Ovviamente non possiamo neanche aspettarci di trovare la nostra copia esatta, prima di tutto perché non è possibile che esista, in secondo luogo perché la vita a quel punto sarebbe troppo piatta e senza stimoli che ci permettano di crescere. Giungiamo quindi alla conclusione che forse dovremmo smettere di lasciarci affascinare dal nostro opposto, perché, nonostante l'effetto attrattivo di una calamita che può avere in un primo momento, presto o tardi invertirà la sua polarità iniziando lentamente a respingerci, portandoci gradualmente a riconsiderare con più interesse chi è solo diverso da noi, ma cresciuto sulle nostre stesse fondamenta.

A quel punto potremmo trovarci davanti a una persona che, seppur con azioni e reazioni diverse dalle nostre, con modi di esprimersi a tratti incomprensibili proprio perché caratterizzato dalla sua propria quanto unica personalità, guarda però nella nostra stessa direzione, ha la nostra stessa visione delle cose e della vita, condivide i nostri ideali e i nostri sogni, non perché dobbiamo convincerla o portarla lentamente a vedere la realtà con i nostri occhi, bensì perché aveva già maturato le nostre stesse considerazioni e valutazioni prima di incontrarci.

Una persona con la quale capire le reciproche differenze, diventa piacevole e stimolante, e il correggere alcuni comportamenti assume quasi le caratteristiche del gioco, scoprirsi diventa affascinante, perché in fondo le differenze che esistono ci fanno sentire completi, ci compensano. Una persona che rappresenta il nostro binario parallelo, quella con la quale camminare verso il futuro mano nella mano, senza fondersi con lei o volere che cambi per noi, quella con la quale affrontare i momenti di crescita e le difficoltà, perché sarà solo tenendo la sua mano che tutto diventerà più facile e meno doloroso.

Una persona che non sarà il nostro faticoso opposto, semplicemente diversa, ma totalmente complementare, il nostro incastro perfetto.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Fast love

21 marzo 2013 - by Marta Lock

In un mondo in cui tutto succede velocemente e ogni cosa viene consumata in fretta...dovremmo provare a riscoprire quanto può essere bella l'attesa…anche per un solo bacio...forse prendere tempo renderebbe più puro e magico ciò che vivremmo dopo...

Capita, sempre più di frequente, di imbatterci in persone che non hanno voglia di impegnarsi in una conoscenza che possa sfociare in una relazione importante, e ci fanno chiaramente capire di poterci offrire solo un rapporto di tipo sessuale. Per quanto possa apparire apprezzabile la franchezza e la sincerità del loro approccio, ciò non toglie che dall'altro lato ci sentiamo trattati come oggetti, utili solo a soddisfare un bisogno momentaneo.

E la cosa più fastidiosa è che se proviamo a farci guardare come delle persone, esprimendo con altrettanta chiarezza il nostro pensiero relativo a quel tipo di incontri, immancabilmente vediamo la persona in questione fuggire via come un fulmine, a cercare da qualcun altro ciò che da noi non riesce a ottenere. Il fenomeno potrebbe essere spiegabile, e un po' giustificabile, con il numero sempre crescente dell'esercito di individui, in aumento di giorno in giorno, che preferiscono intraprendere avventure poco impegnative che non li coinvolga e non richieda loro di investire tempo ed energia.

Sicuramente è molto più apprezzabile chi dichiara le proprie intenzioni subito e senza ombra di dubbio, piuttosto che qualcuno apparentemente deciso e disposto a spostare le montagne, fingendosi l'innamorato più devoto dell'universo, pur di riuscire a raggiungere l’obiettivo finale, salvo poi sparire improvvisamente un attimo dopo. Ma il fatto stesso che qualcuno pensi di poterci automaticamente inserire nel gruppo degli amanti facili, ci disturba, ci infastidisce, perché ci fa sentire poco considerati dal punto di vista umano e ci induce a domandarci come mai la nostra interiorità e ricchezza emotiva non sembra suscitare l'interesse di nessuno.

Abbiamo davvero perso interesse nel conoscere a fondo le persone?

Perché diventa sempre più raro interessarsi all'interiorità di qualcuno fino al punto di metterla in secondo piano rispetto all'obiettivo facile del rapporto sessuale?

Eppure il tempo delle tempeste ormonali, quello in cui il sesso era una scoperta, un modo per esplorare l'altra metà del cielo, è passato, abbiamo percorso tanta strada da allora, lastricata da successi e insuccessi, da conquiste e da fallimenti, che lentamente ci hanno fatto affinare l'intuito portandoci ad avvicinarci a una persona piuttosto che a un'altra, seguendo la traccia data da qualcosa di un livello superiore rispetto al primordiale istinto sessuale. Perciò trovarci davanti a qualcuno che sembra essere rimasto indietro nella sua crescita come individuo e si comporta come un ventenne, nonostante l'età non sia più quella, rimaniamo stupiti e in un certo senso sconcertati.

Qualunque sia la motivazione che possa portare qualcuno a comportarsi in una maniera tanto superficiale, non giustifica il triste tentativo di avere il medesimo tipo di approccio con chiunque gli si presenti davanti, senza fermarsi neanche un attimo a guardare davvero l'altro per valutare che non sia invece una persona completamente diversa, con la quale sarebbe meglio evitare certi tentativi di approccio, a volte perfino goffi, che non avrebbero nessun effetto, proprio perché volti solo e unicamente al raggiungimento dell'obiettivo facile.

Tutto sembra essere diventato veloce, a portata di mano, disponibile, nella sfera pratica come in quella degli approcci interpersonali, e i ritmi frenetici vengono applicati anche nelle relazioni con gli altri, fino a indurci a pensare che ciò che non possiamo ottenere da uno, l'otterremo sicuramente da un altro, semplicemente voltandoci. Questa certezza spesso ci fa perdere il bello di scegliere una persona e solo quella, di iniziare con lei un gioco di seduzione e di corteggiamento che scalda le emozioni oltre che il corpo.

Il tutto subito e facilmente, ci ha fatto dimenticare quanto può essere piacevole corteggiare o essere corteggiati, aspettare con ansia l'arrivo del primo bacio, o ancora la complicità che viene dal dialogo, dagli sguardi di intesa, dalla conoscenza graduale del pensiero e delle emozioni dell'altro, lasciando che le cose avvengano lentamente, gradualmente e che diventino più forti giorno dopo giorno, permettendo ai cuori di unirsi prima che i corpi.

Ma questo vale per quella piccola parte di persone che danno la precedenza alla sfera emotiva piuttosto che a quella fisica, che preferiscono i ritmi lenti a quelli veloci, che sanno scegliere e andare oltre il bisogno momentaneo e che decidono di volere una persona e di lottare per conquistarla, attimo dopo attimo, senza preoccuparsi di quanto tempo dovranno aspettare, perché non hanno dimenticato la magia e la purezza che il saper attendere e desiderare ci regalano.

Perché non hanno dimenticato il significato della parola romanticismo.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - L'onda perfetta

14 marzo 2013 - by Marta Lock

Arriva un momento in cui...anziché tuffarci nell'infinito mare delle opzioni davanti a noi...scegliamo di sederci sulla riva...e aspettare...immobili...che arrivi l'onda perfetta...

Durante le nostre fasi di crescita, non necessariamente legate all'età anagrafica, ma intese come percorsi evolutivi della persona comprendenti anche la scoperta e la conoscenza delle emozioni, dei sentimenti e della sessualità, potremmo aver attraversato la fase in cui la tentazione di lasciarci andare ai sensi, per sperimentare e ricercare ciò che ci si adatta di più, sia stata predominante rispetto ad altri aspetti. A volte abbiamo fatto la scelta di lasciare indietro il coinvolgimento emotivo forte, per dare spazio alla ricerca delle percezioni sensoriali che sapevamo ci avrebbero portato a ottenere una maggiore consapevolezza dei nostri bisogni e delle nostre attitudini.

Il desiderio di scoprirci ci ha portato ad avvicinarci a persone completamente diverse dal nostro ideale emotivo, forse perché in quella fase, inconsciamente, non volevamo mettere in gioco i sentimenti più profondi o forse perché non era il momento giusto per costruire un rapporto solido, edificato su altre basi. Alcuni di noi hanno scelto quella strada nella prima parte del proprio percorso di maturazione, altri invece, avendo sentito in modo molto più forte la necessità di privilegiare la costruzione di un rapporto emotivamente appagante e duraturo, hanno scelto di crearsi presto una famiglia, salvo trovarsi a desiderare di aprirsi all'esterno in un secondo momento.

Ecco spuntare quindi il desiderio di evasione dal rapporto storico, dettato dall'esigenza di scoprire se stessi che in alcuni casi resta una semplice fantasia ma in altri può sfociare in vere e proprie evasioni, o addirittura nella consapevolezza di dover chiudere un capitolo della vita che non soddisfa più come in precedenza.

Esiste un momento giusto e uno sbagliato per tuffarsi nel mare delle occasioni?

E' corretto giudicare chi ha il coraggio di ascoltarsi con attenzione e adattarsi alla fase che sta attraversando?

L'essere umano, per sua natura, ha bisogno di sperimentare; anche chi nasconde a se stesso le pulsioni più profonde prima o poi dovrà fare i conti con la mancata esperienza che inevitabilmente lo porterà a desiderare di confrontarsi con una realtà diversa da quella conosciuta fino a quel momento. A quel punto, forse, verrà essere assalito da sensi di colpa, nel caso in cui lo faccia in parallelo a una relazione stabile, o da senso di inadeguatezza, qualora sia libero di farlo ma indietro, per tempistica, rispetto ad altri della sua età.

Chi invece sceglie la via verso la conoscenza di sé e dei propri sensi tuffandosi nell'immenso mare delle opportunità, confrontando e sperimentando fino a giungere alla consapevolezza completa dei propri bisogni sensoriali, può arrivare alla fase nella quale il mare perde di interesse e di stimolo ai suoi occhi, facendogli desiderare di esplorare, finalmente, il proprio universo emotivo.

A quel punto la cosa giusta da fare potrebbe essere sedersi su uno scoglio e attendere che l'onda perfetta, quella che saprà avvolgerci senza travolgerci, che saprà bagnarci senza lasciarsi tirare indietro dalla risacca, che saprà lentamente dissetare il nostro deserto emotivo senza farci mancare mai più la sua acqua. Quell'onda che avevamo cercato di evitare ma che poi con il tempo abbiamo desiderato arrivasse, cercandola nel modo in cui eravamo abituati a farlo, inconsapevoli che forse per accoglierla era necessario cambiare la dinamica conosciuta e inadatta, e semplicemente fermarci, mettendoci seduti ad aspettarla.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - La forza del passato

7 marzo 2013 - by Marta Lock

Non dovremmo mai cercare di provare le stesse sensazioni...che abbiamo sentito in passato...bensì sperare di trovarne di altrettanto intense...diverse certo...ma non per questo meno forti...

Quando finisce un amore importante che ha lasciato un segno nella nostra esistenza, a prescindere dalla sua durata, ci troviamo a dover fare i conti con il vuoto che inevitabilmente ci assale. Se abbiamo lasciato dobbiamo affrontare il senso di colpa derivante dalla consapevolezza di aver fatto soffrire la persona che fino a poco tempo prima ci sentivamo sicuri di amare e con la quale avevamo fatto progetti e sogni per un futuro insieme. Se siamo stati lasciati abbiamo sentito il mondo crollarci addosso, privati di un amore che ci aveva riempito la vita e che, da un momento all'altro, ci è stato tolto, lasciandoci soli e frastornati, incapaci di comprendere cosa sia successo.

Dopo il momento iniziale di superamento del senso di colpa e della paura di far soffrire di nuovo qualcun altro nel primo caso, e il terrore di mettere di nuovo in campo i sentimenti con il rischio di farci di nuovo spezzare il cuore nel secondo caso, arriva il tempo dell'accettazione e del desiderio di ricominciare, perché l'esistenza senza una forte emozione che la arricchisce ci sembra noiosa e senza senso. Perciò ricominciamo a guardare le persone con occhi diversi, quelli della speranza di provare le sensazioni forti che ci aveva suscitato l'amore finito ricercandole identiche, perché la memoria emotiva di ognuno di noi si lega indissolubilmente al modo in cui sono nati e cresciuti i nostri sentimenti l'ultima volta che li abbiamo accolti nel nostro cuore.

E' possibile aspettarci che un sentimento nasca nello stesso modo del precedente?

E' giusto pretendere di provare le stesse emozioni senza prendere in considerazione niente che in un primo momento ci sembra più tiepido rispetto all’altro?

In realtà potrebbe essere che da quell'incontro fatale siano passati degli anni e che il dolore che abbiamo provato e il tempo trascorso ci abbiano cambiato al punto da rendere impossibile il verificarsi di un episodio con una dinamica simile a quello che ci aveva colpito dritto al cuore. Ecco quindi spuntare la convinzione che sarà impossibile trovare un amore intenso quanto quello che ci aveva conquistati anima e corpo.

In quel momento diventa fondamentale essere consapevoli che non tutte le cose iniziano allo stesso modo, e che un incontro che si verifica con modalità completamente diverse, se non addirittura opposte, non possa diventare importante quanto l'altro o anche molto, molto di più. Diventa fondamentale essere coscienti che un'emozione diversa non sarà necessariamente meno intensa e soprattutto che non tutte le persone sono uguali, quindi se qualcuno ci aveva fatti sentire estremamente coinvolti per le sue peculiarità e capacità di toccare alcuni tasti della nostra anima, non è affatto detto che un'altro che riesca a coinvolgerci grazie ad altre sue caratteristiche andandosi ad insinuare in punti dei quali forse non eravamo neanche a conoscenza, non possa conquistare il nostro cuore in modo più totale e completo rispetto all'altro.

Perciò perché toglierci la possibilità di lasciare entrare un sentimento da una porta diversa?

Per quale motivo stroncare sul nascere una conoscenza solo perché esce dallo schema che ci è noto?

Le stesse sensazioni possono essere suscitate solo dalla persona che le aveva fatte nascere, mentre la loro intensità può essere ripetuta e probabilmente anche amplificata nel momento in cui accettiamo la possibilità che siano diverse, nella dinamica, dalle precedenti.

Perché il nostro passato non dovrebbe mai costituire un limite ma dovrebbe essere la nostra forza; non dovrebbe essere un motivo di chiusura bensì l'apertura al presente con il sostegno dell'esperienza di ciò che eravamo prima e che non siamo più. Perché non è affatto detto che un’emozione che nasce e cresce in un modo diverso dalle altre, non diventi con il tempo molto più intensa e travolgente di tutte quelle provate prima.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Ti troverò

27 febbraio 2013 - by Marta Lock

Forse la cosa più giusta non è cercare qualcosa...o qualcuno...forse la chiave è trovare noi stessi...imparare a conoscerci e ascoltarci...e magari a quel punto quel qualcosa...o qualcuno...troverà noi...

Arriva un momento nella vita di ognuno di noi nel quale decidiamo che siamo stanchi di fare tentativi e di credere in qualcuno che prima o poi ci deluderà, come in fondo è successo tante altre volte nelle quali abbiamo provato a investire e costruire e immancabilmente ci siamo trovati a dover raccogliere i cocci di una speranza andata in frantumi. Ogni episodio simile ci ha portato a chiudere sempre di più la porta del nostro cuore fino a farci desiderare di girare definitivamente la chiave.

Poi però ci siamo lasciati sopraffare dal desiderio di tentare ancora, di dare un po' di fiducia alla persona che ci trovavamo davanti in quel momento e che sembrava così diversa da tutte le altre e soprattutto dal desiderio nascosto di lasciarci andare al sogno, di pensare che non fosse giusto negarci la possibilità che qualcosa di bello e unico potesse succedere anche a noi E proprio nel momento in cui abbiamo iniziato a crederci davvero, qualcosa si è rotto, facendoci ripiombare nella convinzione che non vale la pena investire energie e sentimenti in una storia che prima o poi finirà, come tutte le altre volte.

Possibile che ogni volta che sentiamo il bisogno di qualcosa e tentiamo di costruirlo ne restiamo delusi?

Perché ci imbattiamo sempre nella persona sbagliata?

Questi ed altri pensieri possono dare vita a due tipi di reazioni diverse. La prima è quella di chi si avvilisce e vive la mancanza di un amore importante con tristezza e senso di sconfitta, mostrando al mondo il proprio desiderio e bisogno di fare parte di una vita a due che non riesce a realizzare, e si sveglia ogni giorno sperando di fare l'incontro fatale che potrà cambiare la sua esistenza, per arrivare a sera deluso e frustrato perché l'evento atteso non si è verificato.

La seconda reazione è quella di chi si mostra forte e racconta a se stesso e al mondo che in realtà non ha bisogno di nessuno, che una presenza al suo fianco non farebbe altro che destabilizzare il proprio equilibrio, che la sua vita è troppo piena di cose da fare per aver tempo anche solo di pensare di dedicare un po' di tempo a qualcun altro che non riguardi sé e i propri ritmi, che il lavoro e la carriera sono talmente prioritari da non fargli sentire la mancanza di un amore che gli chiederebbe attenzioni e gli ruberebbe tempo che non è in grado di dare e trovare.

E' giusto smettere di cercare o di aspettarsi che qualcosa di bello possa verificarsi?

Perché alcuni di noi sentono il bisogno di dimostrare al mondo di essere tanto forti da bastare a se stessi?

L'equilibrio che crescendo riusciamo a raggiungere è un tassello fondamentale della nostra formazione come individui e, con il passare del tempo, diventa sempre più indispensabile quanto più ci ha aiutato a fortificarci ogni qualvolta dovevamo rialzarci da qualche brutta caduta, comprese quelle di tipo sentimentale, e metterlo a rischio per una persona che potrebbe farlo crollare diventa sempre più difficile. Ma un amore bello, pulito, grande e maturo, non destabilizzerà mai il prezioso equilibrio emotivo che abbiamo conquistato con tanta fatica, anzi contribuirà a completarlo e a completarci, rendendoci non solo più forti per il sostegno e il senso di sicurezza che saprà infonderci, ma anche molto più felici.

Raggiunta questa consapevolezza ci metteremo il cuore in pace e smetteremo di cercare disperatamente o di negare, a noi stessi e agli altri, il desiderio di poter trovare un giorno la persona giusta, quella che ci rimarrà accanto, e vivremo la nostra esistenza serenamente apprezzandone il bello che ci regala ogni giorno, senza aspettarci niente ma neanche rinunciandoci categoricamente.

Sarà proprio quello il momento in cui colui che abbiamo cercato e aspettato per anni, ci troverà, così apparentemente per caso, nel modo più impensato o in quello più scontato, attraverso uno sguardo sconosciuto, ma forse in fondo familiare, mentre stiamo compiendo gli stessi identici gesti e percorrendo la medesima strada del giorno precedente e di tanti altri giorni prima di quello, e capiremo che quel qualcuno ci stava cercando con tutta la determinazione che avevamo perso noi nell'aspettarlo.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Il momento giusto

21 febbraio 2013 - by Marta Lock

Non esistono momenti giusti o sbagliati....se una cosa è bella può capitare anche nel periodo più sbagliato....e immediatamente lo fa diventare giusto.....e se non ci sentivamo pronti lo diventiamo......

Capita di incontrare una persona che ci piace tantissimo, che ci fa sentire a nostro agio, che non vediamo l'ora che venga a prenderci per trascorrere un po' di tempo con lei, tempo che non sembra mai sufficiente ad appagare il nostro bisogno di starle accanto. Tutto in apparenza procede a meraviglia, il nostro sentimento cresce giorno dopo giorno e quasi non ci rendiamo conto che impercettibilmente prima, e in maniera più evidente poi, le cose iniziano a cambiare, come se ciò che fino a quel momento ci sembrava naturale sembra diventare forzato e ciò che avevamo dato per acquisito ci sfugge dalle mani.

Allora ci poniamo delle domande alle quali però non troviamo risposta, considerando il fatto che in noi non c'è stato alcun cambiamento, e che successivamente giriamo all'altro facendolo sentire a sua volta nella condizione di darsi e di darci spiegazioni. Fino al giorno in cui ci prende e ci spiega, con dispiacere e sofferenza interiore, che, nonostante si renda conto di quanto siamo speciali, che certamente non troverà mai più una persona che valga tanto, che ci tiene tantissimo a noi, ma che siamo capitati in un momento sbagliato della sua vita.

E' davvero così?

La nostra possibilità di amare o di essere amati dipende quindi dal momento in cui capitiamo nella vita di una persona?

Con sofferenza ci troviamo a dover accettare la scelta dell'altro, rassegnandoci al destino avverso che ci ha fatto incontrare la persona giusta nel momento sbagliato, e sperando, in cuor nostro, che prima o poi l'oggetto del nostro desiderio tornerà da noi. Poi però, poco dopo la fine della nostra storia, può capitarci di incontrare casualmente la persona che ci è sfuggita via senza che potessimo far niente per trattenerla, mano nella mano con un'altra, comportandosi con lei nel modo esatto in cui avremmo desiderato lo facesse con noi.

A quel punto ci domandiamo cosa avevamo noi che non andasse e perché qualcuno che poco prima si era detto fermamente convinto di non volere una relazione seria, nel momento in cui c'eravamo noi nella sua vita, di colpo, incontrando qualcun altro, sceglie di averla. Oppure ci arrabbiamo perché ci sentiamo presi in giro da chi probabilmente voleva solo trascorrere dei momenti piacevoli, prendendosi tutto ciò che poteva da noi senza voler dare niente in cambio né prendersi alcuna responsabilità. Il dubbio di aver preteso troppo e troppo presto, di aver pressato l'altra persona, di averle rivelato con troppa sincerità tutti i nostri sentimenti e di averla fatta sentire troppo sicura, si insinua in noi, e non ci fa vivere in pace per molto tempo.

Esiste un momento giusto e uno sbagliato?

E' giusto limitarsi nel dare per paura che l'altro ci veda troppo coinvolti e scappi?

Se guardiamo indietro e ci mettiamo nei panni dell'altro ci potrebbe apparire tutto molto più chiaro, perché noi stessi a volte abbiamo dato la stessa risposta ad altre persone, senza avere una vera consapevolezza del perché non riuscivamo a desiderare di stare in modo serio con loro, pur essendo coscienti del valore e dell’intensità dei loro sentimenti. Se ci mettiamo nei panni dell'altro ricordiamo anche che un sentimento troppo evidente, da parte di qualcuno per il quale non provavamo le stesse emozioni, ci aveva fatto sentire a disagio, non perché fosse presto o tardi, quanto perché sapevamo di non poter soddisfare le sue aspettative.

Se ci mettiamo nei panni dell'altro sappiamo che quando abbiamo incontrato qualcuno che ci faceva battere forte il cuore, anche se era capitato nel momento più sbagliato della nostra vita, il più pieno di problemi o di cose da fare, abbiamo comunque scelto di vivere la relazione; anche se ci aveva investito di attenzioni dal primo istante, anche se ci aveva detto ti amo dopo mezzo secondo dal primo sguardo, anche se voleva trascorrere con noi ogni momento libero, nonostante fossimo pieni di impegni.

Perché davanti a due cuori che battono forte generando un qualcosa che ci permette di camminare a un metro da terra, anche il momento più sbagliato diventa immediatamente giusto.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Andare o restare?

14 febbraio 2013 - by Marta Lock

Può capitare in determinati momenti...di sentirci divisi tra la voglia di andare...lasciare tutto e ricominciare da capo in un altro posto...e quella di restare...consapevoli dell'importanza e del valore dei legami che abbiamo costruito nel tempo...se il dubbio è tanto forte...è meglio scegliere di restare...

Ci sono dei momenti nella vita nei quali le cose intorno a noi non sembrano mai girare per il verso giusto, e ci sembra di essere dei criceti che continuano a correre facendo girare la ruota senza mai giungere a una destinazione. Oppure, nonostante siamo riusciti a raggiungere un obiettivo sentiamo che ci manca qualcosa che può essere un amore, una realizzazione, un nido da costruire senza però avere la possibilità di farlo.

Ecco perciò spuntare il miraggio della fuga, il desiderio di andare dall'altra parte del mondo per costruirci l'identità che non siamo riusciti a ottenere nel posto in cui viviamo, per inventarci una vita diversa nella quale realizzare tutti i nostri desideri e nella quale trovare ciò di cui siamo alla ricerca. Il sogno di fare quella scelta ci culla e, a volte ci rende più piacevole il quotidiano con il quale ci confrontiamo giornalmente, come se quel progetto non ancora delineato costituisse il nostro unico scopo, la nostra meta finale.

Poi però ci fermiamo a guardarci intorno con attenzione e vediamo con chiarezza tutta la rete di affetti, di conoscenze, di abitudini che abbiamo costruito con il tempo, le piccole vittorie che nel momento di insoddisfazione non avevamo preso in considerazione, le radici che, pur non volendolo ammettere neanche con noi stessi, abbiamo piantato saldamente nel terreno, e non siamo più tanto sicuri di voler rinunciare a tutto.

Perché è così difficile in alcuni momenti apprezzare ciò che abbiamo?

Cos'è che ci fa sentire il desiderio di fuggire?

Siamo davvero sicuri di essere in grado di rinunciare a tutto ciò che fa parte della nostra vita attuale?

Come possiamo essere certi che ricostruirci una vita dall'altra parte del mondo non ci porti a ricadere prima o poi nelle stesse dinamiche?

Andare via lontani per ricominciare da zero richiede una grandissima dose di coraggio e di forza d'animo, oltre che capacità di metterci in discussione e voglia di confrontarci con noi stessi per scoprire quanta grinta riusciamo a tirare fuori per guadagnarci un nostro spazio in una realtà che non conosciamo. Ma soprattutto un grande equilibrio per che ci faccia capire con chiarezza che una scelta del genere non può essere determinata da una fuga, da uno scappare da qualcosa o da qualcuno, bensì dovrebbe essere un andare verso un avvenire che sentiamo più nostro rispetto a quello nel quale sembreremmo destinati a stare. A quel punto andare è sicuramente la scelta giusta.

Se invece desideriamo partire solo perché viviamo un momento di disagio e pur di lasciarcelo alle spalle prenderemmo al volo la prima occasione che ci capita, rischieremmo di trovarci soli, dall'altra parte del mondo, con le nostre paure e insoddisfazioni e con un'enorme nostalgia per tutti gli affetti che abbiamo lasciato, in un posto che forse non è poi così tanto idilliaco quanto avevamo immaginato.

Forse la soluzione sta nel mettere sul piatto della bilancia le certezze, la stabilità e il senso di sicurezza che ci danno i luoghi che conosciamo come le nostre tasche, il calore delle persone che abbiamo incontrato negli anni e che arricchiscono la nostra esistenza, mentre sull'altro piatto posizionare l'incognito, il brivido eccitante della novità dato dalla scoperta di ciò che non conosciamo ma anche il rischio di rimanerne delusi o di comprendere che ciò di cui avevamo davvero bisogno l'avevamo già davanti ai nostri occhi senza essere capaci di vederlo.

Perché a volte, passato il momento di insoddisfazione, ritroviamo la voglia di combattere per ciò che desideriamo, senza per questo dover scappare o voltare completamente pagina; perché a volte ciò che abbiamo è ciò che abbiamo scelto di avere e soprattutto perché ciò a cui dovremmo rinunciare è molto più importante di ciò che potremmo ottenere. In questo caso la scelta giusta è restare.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Tutto sbagliato

05 febbraio 2013 - by Marta Lock

E dopo tanto tempo passato a preoccuparci di cosa sarebbe giusto fare...o di dove abbiamo sbagliato...e cosa possiamo fare per modificarci...giungiamo al momento in cui scegliamo di essere come siamo...perché fondamentalmente ci piacciamo proprio così...

Nei momenti, più o meno lunghi, della nostra vita durante i quali siamo single, sia che questo dipenda o meno dalla nostra volontà, ci troviamo a navigare nello strano mare degli appuntamenti, che dovrebbero servire, almeno nella nostra intenzione, a conoscere qualcuno al punto di poter poi decidere se iniziare o no una storia più importante. Spesso però non riusciamo ad arrivare neanche a superare il primo mese di frequentazione trovandoci nostro malgrado davanti a fughe a nostro parere immotivate che ci lasciano nel dubbio di aver fatto qualche errore.

Se usciamo da una relazione lunga, nella quale eravamo abituati al dialogo e al confronto, cerchiamo di ripetere la stessa dinamica anche con la persona oggetto momentaneo della nostra attenzione, quanto meno per comprendere gli sbagli del nostro comportamento e provare a correggerli. E in quel momento ci scontriamo con la dura realtà degli appuntamenti a scadenza: il silenzio. Non capiamo per quale strano motivo qualcuno dovrebbe rifiutare un dialogo sereno, che non sia necessariamente finalizzato a dover insistere nel proseguire una relazione, tra l'altro mai realmente iniziata, ma solo che sia esplicativo di cosa sia successo, perciò insistiamo nel tentare un contatto con quella persona, la quale però, sentendosi quasi assediata e non avendo voglia di dare nessuna spiegazione, si ostina nella fuga silenziosa.

Se siamo fortunati abbiamo dall'altra parte una risposta che però ci lascia interdetti: "non vogliamo le stesse cose".

Ora, premesso che in linea di massima dopo un mese di frequentazione è molto difficile sapere cosa si vuole da qualcuno, come può l'altro aver compreso cosa vogliamo dal momento che non l'abbiamo affatto chiaro neanche noi? Ecco quindi che inizia l'attento esame del nostro comportamento che ci porta a cambiare direzione e prepararci così al prossimo nuovo incontro, al quale giungiamo preparatissimi e pronti ad assumere l'atteggiamento opposto al precedente. Ma anche in quel caso assistiamo a una fuga...

Cosa c'è quindi di sbagliato in noi?

Perché ogni cosa che facciamo si rivela inadeguata alla persona che abbiamo davanti?

Qual è il comportamento giusto da assumere?

Dopo qualche tempo e qualche disastrosa semi storia finita sul nascere ci rendiamo conto che è impossibile trovare un comportamento giusto, perché le persone sono diverse, come lo sono le intenzioni e le reazioni di ognuno, quindi ciò che è perfetto per uno può non esserlo per l’altro. Se continueremo a cambiare il nostro atteggiamento basandoci su ciò che ha determinato la fine di una conoscenza, continueremo a correre senza raggiungere mai una destinazione, perché probabilmente il nuovo atteggiamento non andrà bene per una persona diversa, e così via fino ad accumulare una seri infinita di frustranti fughe. Insomma, ci renderemo conto improvvisamente che stiamo cercando di piacere agli altri perdendo di vista ciò che piace a noi.

L'unica cosa che possiamo fare è essere noi stessi, nel bene e nel male e mostrarci per come siamo, con la consapevolezza che se qualcuno fugge è semplicemente perché non è abbastanza interessato a conoscerci e scoprire tutte le nostre sfaccettature. Ma nel momento in cui ci troveremo davanti una persona che sceglierà di fermarsi, saremo sicuri che lo farà perché si sentirà talmente affascinata e rapita da ciò che vede in noi da decidere che qualsiasi cosa abbia pensato di volere in precedenza passa in secondo piano rispetto al desiderio di rimanere con noi.

E a quel punto tutto il senso di inadeguatezza, che avevamo sentito in precedenza, come anche l'insicurezza generata dal non sapere come comportarci, svaniscono, perché saremo consapevoli di esserci mostrati nella nostra vera essenza e di essere apprezzati proprio perché siamo come siamo.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Paura d'amare

31 gennaio 2013 - by Marta Lock

A volte la paura di cadere...ci impedisce di vedere quanto è bello il mondo visto dal cielo...è un peccato perché non capita sempre di andare tanto in alto...e se cadremo...beh, ci rialzeremo...

Quelli di noi che hanno provato un amore molto forte e, nonostante abbiano combattuto con le unghie e con i denti per quel sentimento e per non perdere la persona che suscitava emozioni tanto forti, l'hanno perso, hanno conosciuto una sofferenza talmente profonda da rendere loro davvero difficile anche solo pensare di rimettersi in gioco. Perché soffrire per amore fa male, ci segna e ci fa chiudere, e questo diventa più vero ogni volta che una relazione finisce, qualsiasi sia il motivo; perché credere con tutte le proprie forze in qualcuno o in qualcosa e poi rimanerne delusi ci fa gradualmente perdere la voglia di farlo ancora.

Nel caso in cui siamo stati traditi poi la questione diventa particolarmente difficile in quanto non solo dobbiamo accettare la sconfitta nei confronti di qualcosa che avevamo tentato di costruire e che è crollato come un castello di carte davanti ai nostri occhi, ma anche per l’abbattimento totale della fiducia che un tradimento inevitabilmente genera, oltre al senso di colpa, nei confronti di noi stessi, causato dalla certezza di non aver notato segnali che probabilmente ci sono stati, ma che noi, ottusamente, non abbiamo colto.

Ecco quindi che conoscere qualcuno diventa complicato, difficile tornare a fidarsi, quasi impossibile riuscire a lasciarsi andare.

Perché diventa tanto rischioso metterci di nuovo in gioco?

E' giusto lasciare che la paura ci paralizzi al punto da costringerci a chiudere il nostro cuore?

L'autodifesa è normale per proteggerci dal dolore, ma è anche vero se se non rischiamo ci neghiamo automaticamente anche la possibilità di essere felici.
Ecco quindi formarsi un esercito di persone spaventate che diventano, più o meno consapevolmente, delle vere e proprie mine vaganti, perennemente in bilico tra il voler provare e il terrore di farlo, tra il volerci essere e il voler fuggire via lontane, tra il voler conoscere una persona e, appena si rendono conto che sta iniziando davvero a piacergli, scappare, chiudendo automaticamente ogni possibilità che la relazione abbia un seguito. Questo tipo di atteggiamento genera in chi ha a che fare con questi soggetti, una tale confusione e insicurezza da provocare a sua volta sofferenza, che si trasformerà in esigenza di autodifesa creando altre persone spaventate dai sentimenti, che accresceranno l'esercito delle mine vaganti.

Finché un giorno ci fermiamo, ci guardiamo allo specchio e vediamo la solitudine che abbiamo scelto, comprendendo che non ci fa soffrire, è vero, ma non ci rende neanche felici, e che a furia di volerci difendere abbiamo quasi dimenticato cosa significhi amare o condividere le nostre emozioni con un'altra persona.

Quindi cominciamo a guardare indietro con nostalgia, ricordando le sensazioni intense che abbiamo provato quando abbiamo avuto il coraggio di lasciare aperta la porta del nostro cuore e, confrontandola con il vuoto emotivo del presente, ci fa considerare che tutto sommato, forse, vale la pena mettersi di nuovo in gioco, perché se in precedenza siamo riusciti a venir fuori da una sofferenza tanto profonda potremo farlo ancora, e perché in fondo il rischio di poter provare di nuovo dolore non è niente se paragonato alla possibilità di essere felici, per un giorno, per un mese o per un anno.

Perché una volta rimarginate le ferite, ciò che resta vivo nella nostra memoria emotiva è il ricordo dell’intensità delle emozioni provate che ci hanno portato in alto, e che non si ripeteranno mai più se sceglieremo di rinunciare al rischio di viverle ancora…e ancora…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Amori e tradimenti

24 gennaio 2013 - by Marta Lock

Se continuiamo a sentire il bisogno di evadere...è perché la situazione nella quale ci troviamo...non ci soddisfa in pieno...a quel punto abbiamo due opzioni...andare avanti fingendo...oppure trovare il coraggio di cambiare strada...

La fedeltà esiste?

Perché dopo qualche tempo dall'inizio di una relazione molti iniziano a sentire il bisogno di evadere?

Ovunque ci giriamo siamo costretti a constatare che la nostra società è piena di traditori, come se resistere alle numerose tentazioni fosse diventato impossibile, come se fossimo continuamente alla ricerca di conferme che, se non troviamo all'interno della relazione ufficiale, cerchiamo al di fuori di essa. E in alcuni casi, anche se il rapporto principale ci riempie di certezze e conferme sotto il punto di vista emotivo, ci viene comunque il desiderio di misurare il nostro fascino all'esterno.

Molto dipende dalle insicurezze che abbiamo e che non riusciamo a superare a causa dell'incapacità di fare un'analisi obiettiva e adulta di noi stessi, fondamentale per rafforzarci e a crescere, rimanendo quindi degli eterni bambini che hanno la necessità di essere perennemente riempiti di regali per sentirsi importanti. E a quel punto il fatto che stiamo calpestando la persona che ci sta accanto per soddisfare il nostro egoistico bisogno, passa in secondo piano, anzi, addirittura ci raccontiamo la bugia che le evasioni ci aiutano a vivere meglio il rapporto con lei.

Poi c'è il caso di chi sceglie una persona, che non è esattamente quella che desidera al proprio fianco, solo per riempire il vuoto insopportabile che comporta lo stare da soli, quindi, anche se perfettamente consapevole di non provare e sentire tutto ciò che dovrebbe, decide di fermarsi con la convinzione che quella che sta scegliendo sia la persona migliore da avere accanto. Però inevitabilmente, dopo i primi tempi, inizia a guardarsi intorno e se il suo sguardo incrocia quello di qualcuno che, ricambiandolo, gli fa sentire quelle farfalle nello stomaco che non credeva più di provare, ecco che scatta il meccanismo per il quale rinunciare a quell’occasione d’oro diventa impossibile. Spesso in questo caso ci troviamo davanti a traditori seriali, che restano insieme a una persona che non li soddisfa o appaga completamente, ma con la quale la vita scorre su binari tranquilli e senza scossoni, perché tanto sanno che potranno esprimere il loro lato più vitale all’interno di relazioni a termine che gli concedono di crearsi delle divagazioni periodiche.

Diversa è la questione di chi ha alle spalle un rapporto lunghissimo, attraversa un periodo di noia o di distacco dal partner ufficiale e proprio in quel momento fa un incontro speciale che lo fa sentire di nuovo vivo, perché spesso questo tipo di tradimento coinvolge anche la mente e l'emotività di chi ne è protagonista, e si trova davanti a un bivio: sentirsi costretto a compiere una scelta definitiva o, nel caso di mancanza cronica di coraggio, portare avanti le due relazioni parallele per anni, con la complicità dell'amante innamorato, e con la silenziosa, consapevole rassegnazione del partner ufficiale.

Quindi siamo tutti traditori?

Abbiamo davvero scarificato il valore del rispetto sull'altare dell'egoismo?

Esiste un'ultima categoria di persone che crede fermamente che l'amore vero non tradisce, che se si ama qualcuno non si ha bisogno di misurare il proprio fascino con nessun altro, e che non sente il bisogno di cercare conferme al di fuori del rapporto che ha scelto di vivere; che non ha paura di chiudere una relazione nel momento in cui non prova tutte le emozioni preziose che solo l'amore sa regalare, e che mette il rispetto per l'altro davanti a tutto, convinto che non può esserci un sentimento vero se si calpesta la dignità di un’altra persona.

Sono quelle persone che hanno avuto il coraggio di chiudere relazioni importanti affrontando tutte le conseguenze che la loro decisione ha comportato, e che, per questo, sono state accusate dal partner abbandonato di crudeltà, irresponsabilità ed egoismo, mentre in realtà hanno semplicemente scelto di essere vere, di non ingannare chi avevano accanto e non calpestare i suoi sentimenti tradendolo.

Sono quei pochi coraggiosi che davanti a due opzioni hanno avuto il coraggio di scegliere quella che gli suggeriva il cuore, e che credono fermamente che sia meglio ferire una persona rispettandola nella sua dignità piuttosto che ingannarla calpestandone la fiducia che aveva riposto in loro, convinti che non ci sia amore nel mortificarla continuamente davanti al mondo intero, rendendola così vittima, più o meno consapevole, della loro ipocrisia.

Perché spesso la cosa migliore da fare è anche la più difficile…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Spirito libero

17 gennaio 2013 - by Marta Lock

Alcune persone non sono fatte per avere un rapporto ordinario...ma questo non significa che i loro sentimenti siano meno intensi...semplicemente non riescono a sentirsi ingabbiati nelle regole imposte...hanno bisogno di sentirsi libere di scegliere la persona a cui stare accanto ogni giorno...

Esiste una tipologia di persone che in apparenza sembra allergica a ogni tipo di impegno o di responsabilità e incapace di fermarsi. Se nell'arco della nostra vita ci è capitato di avere a che fare con qualcuno di questi soggetti può esserci capitato di averli giudicati superficiali, irresponsabili, incapaci di mantenere un impegno, soprattutto nel caso in cui abbiamo avuto con loro contatti di tipo emotivo.

Determinati comportamenti effettivamente, se guardati con gli occhi di chi è conforme alle regole e vive la propria vita secondo schemi ben definiti, possono essere interpretati come una mancanza di volontà a scendere in profondità e accogliere sentimenti che fermerebbero il loro continuo movimento e il loro continuo bisogno di esplorare e conoscere. E più ci sfuggono più risvegliano in noi il desiderio di inseguirle e cambiarle, convinti che se riuscissimo a far loro comprendere che c'è del bello anche nel fermarsi e condividere, inizieranno ad apprezzare la tranquillità e la serenità scegliendo di conformarsi a un tipo di rapporto canonico, comune all'idea che ne hanno la maggior parte delle persone.

E' possibile domare un soggetto tanto sfuggente e selvaggio?

E soprattutto siamo sicuri che farlo sia la cosa giusta?

I cambiamenti che possiamo ottenere da queste persone sono solo momentanei poiché costituiscono una tale forzatura nei confronti della loro natura da non poter essere sostenuti troppo a lungo, e soprattutto perché hanno su di loro hanno l'effetto di farli sentire inadeguati e incompresi in quello che è semplicemente un modo di essere. Ovviamente in questo caso non si stanno prendendo in esame i finti spiriti liberi, o per meglio dire i libertini, quelli cioè che nascondono dietro una professata libertà di pensiero e di azione solo l'esigenza momentanea di divertirsi in ogni modo e con ogni mezzo.

Il vero spirito libero è colui il quale non riesce a collocarsi né a vedersi in una situazione che faccia sentire minata la sua libertà d'azione, che non deve essere intesa nell'accezione negativa del termine, e che non riesce a tollerare l'idea di sentirsi in qualche modo incatenato o costretto in una situazione; è colui per il quale la parola dovere non può esistere, soprattutto se riferita ai rapporti personali; colui il quale ha bisogno di sentirsi libero di scegliere ogni giorno con chi proseguire il proprio cammino e di poter andare via per provare la voglia di tornare. Va lasciato libero di correre e non ha bisogno di qualcuno che lo fermi, semmai di chi è abbastanza forte e sicuro da voler correre libero al suo fianco, perché è solo in questo modo che riuscirà ad averlo accanto, senza garanzie, senza reti, senza promesse ma con la certezza che finché rimarrà al suo fianco sarà sinceramente convinto di volerlo con ogni sua fibra.

E il fatto che non riesca a vivere i sentimenti e i rapporti secondo i canoni tradizionali, non significa certo che sia incapace di amare, anzi, molto spesso è capace di emozioni tanto intense quanto profonde e durature, ma non deve mai essergli chiesto di pronunciare la parola per sempre, perché non fa parte del suo vocabolario, lo farebbe seguire ingabbiato in uno schema in cui sa perfettamente di non poter entrare.

Il vero spirito libero non vuole essere domato, semplicemente amato per ciò che è, perché solo così riuscirà a non sentirsi inadeguato al punto da voler scappare via lontano, solo così potrà sentirsi libero di scegliere di fermarsi, non per sempre, per un po', inconsapevole che quel per un po', giorno dopo giorno, potrebbe anche diventare per sempre.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Umano troppo umano

10 gennaio 2013 - by Marta Lock

Se a volte le persone ci deludono…non è perché sono loro ad essere inadeguate…ma soltanto perché siamo stati noi ad averle idealizzate…al punto da metterle su un piedistallo troppo alto.

Può succederci di incontrare la persona che avevamo sempre desiderato avere accanto, quella che ci piace così tanto da colpirci al primo sguardo, e che, per qualche strano caso del destino anche lei rimanga folgorata dalla nostra visione. Ci sembra quasi incredibile che una creatura tanto bella ed eterea posi il suo sguardo su di noi, invece è proprio così, e ci regala la sensazione di camminare a un metro da terra.

I primi tempi insieme sembrano una favola, un sogno che si realizza, ed entrambi, per paura di fare un passo falso, anche il più piccolo, che possa rovinare quell'alchimia, tendiamo a mostrare la parte migliore di noi, cercando di nascondere quei difetti che fanno parte della nostra personalità. Anche perché siamo talmente storditi dalla sensazione di benessere che deriva dalla presenza accanto a noi di quella persona speciale che ogni cosa, anche quella che normalmente compiamo senza quasi pensarci, genera in noi il timore di perdere l’oggetto del nostro amore, immensamente preoccupati di dimostrare di essere alla sua altezza.

Poi inevitabilmente prima o poi si verifica quell'episodio che causa il crollo parziale del mito che abbiamo costruito intorno al nostro ideale, causandoci una profonda delusione, come se non avessimo preso in considerazione neanche per un attimo l'opzione che quella persona in fondo non sia altro che un individuo con pregi e difetti come chiunque altro. Ecco quindi sgretolarsi improvvisamente il castello incantato dentro al quale ci sentivamo, come anche la cieca ammirazione che ci aveva fatto mettere l'oggetto del nostro amore su di un piedistallo dorato.

Come è stato possibile che ci siamo sbagliati tanto?

Come può essere che un essere tanto divino sia riuscito a fare un errore così terreno?

Perché all'improvviso non ci sembra più all'altezza del ruolo del quale lo avevamo investito?

A quel punto non conta neanche la gravità dell’atto commesso ciò che conta è il fatto di sentirci delusi, e tanto più era alto il piedistallo sul quale avevamo messo l’altro quanto più la delusione diventa grande anche davanti a una cosa piccola. E inizieremo a guardare la semi divinità con occhi diversi, facendola quasi sentire a disagio come se avesse commesso una colpa ben più grave di quanto abbia fatto in realtà.

Il vero problema è che non ci aveva chiesto lei di idealizzarla al punto da indurci a credere che non avesse difetti, non aveva voluto lei essere posta su quel piedistallo, anche se in un primo momento se ne era sentita lusingata. Le persone non possono diventare le proiezioni dei nostri desideri perché allora sì che ci deluderanno sempre, vanno semplicemente conosciute e accettate nella loro totalità, amandone i loro pregi e accettandone i difetti, e mai, mai dovremmo pensare che non ne abbiano. Non possono essere identificate con degli ideali perché sono semplicemente persone, con la propria individualità fatta di cose positive e di meno positive, e se sbagliano, come è naturale che sia, non lo fanno per deluderci o ferirci ma semplicemente perché con il passare del tempo si stanno mostrando a noi per come sono in realtà senza filtri e senza veli e questo comporta irrimediabilmente il mostrare anche il lato più imperfetto.

Ecco perché alcuni di noi preferiscono scoprire subito il lato negativo e lasciare quello positivo alla seconda fase della conoscenza, perché è molto più appagante sapere che la persona che abbiamo di fronte ci ha scelto pur essendo consapevole dei nostri difetti e prima ancora di conoscere i nostri pregi.

Perché se investiamo l’altro di un ruolo che non può sostenere a lungo facciamo sentire lui inadeguato e al tempo stesso perdiamo di vista la bellezza dell’avere di fronte a noi un individuo imperfetto ma proprio per questo incredibilmente umano.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Indimenticabile

03 gennaio 2013 - by Marta Lock

Alcuni amori sono davvero difficili da lasciar andare e nonostante siano finiti da mesi… alcune volte da anni…ci continuano a tornare in mente…forse perché non siamo ancora completamente guariti...forse perché a volte dimenticare è impossibile...

In un certo momento della vita può capitare di fare quell'incontro che ci destabilizza e stravolge tutto ciò in cui avevamo creduto fino a poco prima, con un’intensità che mai avremmo creduto di poter provare. Invece ci troviamo presi in un vortice di emozioni forti e contrastanti che non abbiamo la minima idea di come affrontare, perché ci prendono la testa, il cuore e tutti i sensi, fino al punto di farci quasi stare male.

Molto spesso questo tipo di sensazioni vengono risvegliate dal tipo di persona diametralmente opposta a quella che abbiamo immaginato di avere accanto per un periodo più o meno breve, e questo ci spaventa anche di più delle emozioni che proviamo per lei. La passione risvegliata di sconvolge e ci annebbia i sensi al punto di farci fare o dire cose che mai avremmo immaginato ci appartenessero, spingendoci fino a quei limiti oltre i quali sappiamo di non poter andare. La parola passione va intesa in senso molto ampio, non relegandola solo al desiderio fisico, ma estendendola anche a quelle manifestazioni come la gioia, la rabbia, la gelosia, che normalmente abbiamo imparato a gestire e razionalizzare. Però davanti a quella persona tutto ci travolge con la forza di un fiume in piena.

Eppure sappiamo, perché qualcosa dentro di noi ce lo grida, che è sbagliato, che quella non è la persona giusta per noi, perché ci fa vivere perennemente sulle montagne russe, perché in un attimo ci fa passare dalla gioia più intensa al dolore più acuto. Ma non riusciamo ad allontanarcene, non possiamo vivere con lei e neanche senza di lei, quando non c'è ci manca da morire, quando c'è vorremmo che sparisse perché il suo atteggiamento oppure il modo in cui ci tratta, ci feriscono. Finché non arriva il giorno in cui, con grande dolore, la razionalità e lo spirito di autoconservazione prendono il sopravvento costringendoci a chiudere la relazione.

Ma nonostante passi del tempo, periodicamente continuiamo a pensare a lei, croce e delizia di un periodo più o meno lungo, e le sensazioni contrastanti che quel ricordo ci suscita ci continuano a sconvolgere, perché se da un lato il suo ricordo ci riempie di nostalgia fin quasi a farci male, dall'altro la memoria di quanto ci ferisse con il suo comportamento ci convince di quanto abbiamo fatto bene ad allontanarci da lei. Però continuiamo a pensarla per mesi, a volte per anni, perché guarire da un incontro tanto intenso è difficile, perché dimenticare è impossibile.

Perché dimenticare una persona che ha completamente sconvolto e destabilizzato il nostro equilibrio può essere tanto difficile?

Cos'è che rende il ricordo di quella persona così indelebile da essere quasi un tatuaggio sul nostro cuore?

Forse la nostalgia che ci assale non è tanto rivolta a lei quanto alle emozioni che ci suscitava, perché rare e difficili da trovare, e il tempo che ci distanzia da quella storia ci convince sempre di più che siano irripetibili, forse perché una parte di noi resta convinta che se l'avessimo incontrata in un momento diverso, se lei fosse riuscita a cambiare qualcosa di sé, se noi avessimo rinunciato a qualcosa di noi, se, se e ancora se, forse staremmo ancora con lei.

E forse è proprio questa sensazione di incompiuto e di sospeso che ce la rende dolorosamente e meravigliosamente indimenticabile.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - La ricerca della felicità

31 dicembre 2012 - by Marta Lock

La felicità per sempre non esiste...esiste adesso…in questo momento...se passiamo tutto il tempo a cercare qualcosa che duri per sempre…ci perdiamo la bellezza assoluta dell'adesso...è questa l'unica felicità che ci è possibile ottenere...

Eccola qui la parola magica che pronunciamo continuamente e desideriamo con tutta la nostra forza ma che vediamo continuamente sfuggirci. Sembra che lo faccia apposta, ogni volta che ci sembra di averla raggiunta succede qualcosa che ci fa mancare un piccolo, piccolissimo pezzo per completare il puzzle. Questo ci fa di nuovo rimettere in moto per provare a cercare quell’unico tassello mancante facendoci dimenticare di tutto il resto della composizione al punto che guardando il quadro da lontano, quell’impercettibile, minuscola macchia, ai nostri occhi può sembrare enorme.

Ci hanno insegnato che per essere felici dobbiamo avere tutto e per sempre, ma questi due concetti sono talmente utopici da risultare quasi inesistenti. La parola tutto è talmente relativa da essere indefinibile e introvabile nella realtà.

Tutto secondo chi? E soprattutto qual è il limite di questo tutto?

Il tutto è un concetto più o meno inafferrabile che cambia da persona a persona, quindi ciò che può sembrare il massimo per qualcuno può non esserlo affatto per qualcun altro, questo ci porta a un confronto continuo che genera frustrazioni in chi non ha la capacità di sentirsi appagato e fortunato per ciò che possiede. Molte persone continuano a desiderare ciò che non hanno, e nel momento in cui lo raggiungono iniziano già a volere quell’altra piccola cosa che non hanno, innescando un perenne meccanismo di insoddisfazione. Questo non significa che dobbiamo accontentarci, per lo meno non nell’accezione negativa del termine, ma mentre tendiamo verso il miglioramento dovremmo imparare anche a sentirci soddisfatti e appagati per ciò che abbiamo, guardando alla possibilità di ottenere di più semplicemente come a un’integrazione, un completamento non determinante per la nostra felicità.

Ma la frase che costituisce la maggiore fonte di frustrazione è quel per sempre illusorio che ci fa sentire tagliati fuori nel momento in cui ci rendiamo conto che ci sfugge. Eppure ce lo hanno raccontato nelle favole, nei film, nei libri, insomma troviamo ovunque quella parola che sta a indicare un tempo lunghissimo, perché a noi non succede mai?

Perché per noi quella parola ha sempre un limite temporale?

Forse perché la vera felicità va ricercata nel vivere intensamente i momenti di gioia senza pensare al dopo e vivere il dopo, bello o brutto che sia, nel momento in cui diventerà presente. Forse l’unico modo per essere davvero felici è frazionare la vita in piccoli attimi preziosi che non si ripeteranno più, ed è solo apprezzandone ogni sfumatura che riusciremo a godere delle emozioni intense che alcune volte ci regalano. Perché al di là delle nostre vittorie e conquiste più evidenti sarà proprio pensando a quelle momentanee sensazioni che ci emozioneremo e commuoveremo quando volgeremo il nostro sguardo verso il passato per capire se siamo stati felici.

Perché spesso la ricerca della felicità per sempre ci fa perdere di vista quanto siamo felici in questo momento, spesso ci dimentichiamo di considerare i momenti di gioia come regali incredibili che la vita ci fa, perché in fondo la vita non è quella passata né quella futura bensì semplicemente quella presente.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Elogio del cambiamento

27 dicembre 2012 - by Marta Lock

La capacità di cambiare idea e di modificare i propri comportamenti è sinonimo di grande intelligenza e di autocritica, tipica di persone che si evolvono continuamente, chi non riesce a farlo resta fermo e blocca il proprio percorso di crescita personale.

Molti di noi davanti a una critica aperta si irrigidiscono chiudendosi al dialogo o sfuggendo per non doversi confrontare apertamente con le proprie possibili mancanze o lacune. E’ un atteggiamento di difesa quasi normale come è normale, vivendo all’interno della società e a contatto con altre persone ognuna diversa dall’altra, essere sottoposti alle opinioni degli altri. E’ vero, dà fastidio a tutti sentirsi giudicati, ma qui non si tratta di ascoltare il giudizio del primo che capita, bensì delle persone che tengono a noi e che sappiamo che vogliono il nostro bene.

Quindi, dopo la difesa iniziale, manifestata a volte anche con forza o aggressività, dovremmo essere capaci di fermarci a riflettere e analizzare con lucidità quanto della critica che ci è stata mossa possiamo prendere e farne tesoro per salire un gradino in più verso quel percorso di maturazione fondamentale a permetterci di crescere e arricchirci. Ogni persona ha un suo punto di vista e non è affatto detto che uno sguardo diverso dal nostro sia più giusto o più sbagliato, semplicemente la sua diversità può aiutarci a vedere una prospettiva che senza confronto non saremmo mai riusciti a scoprire, accrescendo la consapevolezza che la realtà non è solo bianca o nera ma piena di sfumature.

E sono proprio le sfumature ad aiutarci a effettuare quei piccoli e graduali cambiamenti che non dobbiamo avere paura di considerare come segno di incoerenza o di debolezza, come potrebbe sembrare a una prima occhiata, bensì di elasticità e malleabilità, fondamentali per adattarci alla realtà mutevole del nostro vivere quotidiano e soprattutto del nostro rapporto con gli altri.

Cos’è che spesso ci fa rimanere arroccati nelle nostre posizioni, incapaci di ammettere che forse, in qualche modo l’altro ha ragione?
Perché molti di noi preferiscono rimanere fermamente attaccati alle proprie convinzioni senza essere capaci di fare un passo indietro per valutare con lucidità l’opzione di poter cambiare idea?

Forse nella volontà di dimostrarci coerenti e solidi, confondendo la determinazione con l’ostinazione, perdiamo di vista l’enorme forza interiore necessaria a guardarci allo specchio con una adulta capacità di autocritica e valutare ciò che può essere cambiato, serenamente e obiettivamente senza che questo ci faccia sentire deboli o perdenti.

Forse, se guardiamo un po’ più a fondo, c’è molta più volontà e maturità in chi è capace di mettersi in discussione e confrontarsi continuamente con gli altri e con se stesso attraverso l’apertura a punti di vista diversi dal proprio e con la consapevolezza che ognuno di noi è in continuo cambiamento così come la realtà oggettiva e le relazioni, rispetto a chi non riesce a uscire dalla propria rigidità o dalle proprie incrollabili idee rischiando di rimanere sempre uguale a se stesso, negandosi l’opportunità meravigliosa di mutare insieme alle varie fasi della vita, inconsapevole che ciò che riteniamo giusto oggi può non esserlo più domani.

In fondo può anche essere sorprendente guardarsi indietro e vedere che i cambiamenti effettuati ci piacciono e perché ci hanno reso persone migliori…

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Il lasciato e il lasciante

15 dicembre 2012 - by Marta Lock

A volte abbiamo già accanto chi ci dà le risposte che ci aspettiamo di ricevere ma non ce ne rendiamo conto perché lo sottovalutiamo, finché non capita qualcosa che ci fa guardare indietro e notare che quella persona c'era, ogni volta che ne avevamo bisogno, c'era.

A tutti è capitato prima o poi di dare per scontata la persona che avevamo accanto o di non aver compreso in pieno il suo modo di fare o quello in cui si dedicava a noi. A volte ci siamo persino sentiti infastiditi dalla tanta devozione dimostrata, quasi come se ci soffocasse. Qualche volta abbiamo lasciato andare quella persona non ritenendola all’altezza delle nostre aspettative o di ciò di cui avevamo bisogno in quel preciso momento della nostra vita, sicuri che dietro l’angolo ci aspettasse qualcosa di meglio.

Molti si sono allontanati per tanto tempo, continuando però a tenersi in contatto, perché chi spesso chi lascia assume il ruolo dell’amico che vuole continuare a tenere vicina una persona tanto devota per non ferirla, mentre chi viene lasciato riesce, mostrando apertamente quella debolezza, a soddisfare il bisogno di non sentirsi completamente abbandonato e a mantenere un sottile, invisibile filo di speranza di riconquistare il partner in fuga.

Chi ha ragione tra i due?

Il lasciato che fa buon viso a cattivo gioco mantenendo ben fermo davanti a sé l’obiettivo finale o il lasciante, sicuro che l’altro non incarni il suo partner ideale?

Non è facile da stabilire, perché ogni relazione è diversa, ogni fine ha il suo perché e ogni coppia ha le proprie dinamiche. Però una cosa è vera: quella persona capace di rimanere lì, a sostenerci quando abbiamo bisogno di lei, a correre per consolarci se siamo tristi, a farsi da parte quando vogliamo distaccarci o siamo presi da altro, in alcuni casi diventa, che lo vogliamo o no, un punto di riferimento e in un certo senso un termine di paragone, al punto che ogni volta che ci capita qualcosa di bello diventa più bello se lo raccontiamo a lei, perché sappiamo che gioisce delle nostre vittorie, e quando ci capita qualcosa di triste diventa più leggero se lo condividiamo con lei perché sa come farci ridere anche quando non ne abbiamo voglia.

E la sua costanza, la sua presenza e disponibilità incondizionate ci fanno rendere conto di quanto siamo davvero importanti per lei fino al punto di farci dimenticare il perché non l’avevamo considerata all’altezza di starci accanto e potremmo iniziare a guardarla con occhi diversi e lentamente avvicinarci di nuovo a lei, a quel punto saremo costretti a capitolare davanti alla sua presenza silenziosa e alla sua costanza e fermezza sorprendendoci a pensare che forse in fondo non siamo più tanto convinti della nostra decisione.

Forse in fondo aveva ragione lei.

Marta Lock




L'Attimo Fuggente - Perchè no?

07 dicembre 2012 - by Marta Lock

Se ci credi con tutto te stesso e dai l'anima per realizzare il tuo sogno...si avvererà...ti sembrerà incredibile ma si avvererà!!

Quante volte sentendo una frase del genere abbiamo scosso la testa e pensato che queste cose capitano solo agli altri ma la realtà è ben diversa?

E quante volte abbiamo fatto la considerazione che non sono certamente i sogni quelli che ci permettono di sopravvivere?

Eppure esiste chi, scegliendo di inseguire il proprio sogno ne ha fatto la sua unica fonte di guadagno, oltre che la propria felicità, perché è vero che chi realizza i propri desideri è più soddisfatto rispetto a chi vive solo di doveri.
E non si tratta di fortuna, no, ma di pensiero positivo, poiché nel momento in cui si crede davvero in ciò che si sta facendo e si lavora duramente per conseguire il risultato, questo si verifica, sembra assurdo ma è così. Il mondo è pieno di persone che hanno fatto un salto nel buio lasciando il certo per l’incerto, anche nel momento che sembrava meno adatto, e ce l’hanno fatta, a dispetto di tutte le apparenti difficoltà e i pareri contrari sono riuscite a realizzare il loro sogno, perché hanno creduto fortemente che sarebbe stato possibile.

L’atteggiamento positivo e fiducioso attira risposte positive e, se adeguatamente supportato dalla forza di volontà e dalla capacità organizzativa, porta al risultato.
Certo, se il nostro sogno è vincere al superenalotto, abbiamo forti probabilità che non si realizzi, ma se invece rientra nella nostra sfera d’azione allora renderlo possibile dipende solo da noi. Per esempio, se vogliamo fare le ballerine e abbiamo una naturale attitudine ma non studiamo danza o al primo errore sul palcoscenico rinunciamo, non sapremo mai come sarebbe andata se non avessimo mollato il colpo nel momento più difficile; o ancora se ci sentiamo particolarmente predisposti a parlare le lingue straniere ma dopo il liceo scegliamo la facoltà di economia e commercio, o di medicina, sarà molto difficile poter sfruttare la naturale attitudine di cui la natura ci ha dotati.

Forse il segreto è proprio questo, sapersi ascoltare con un po’ più di attenzione e prendere la strada giusta, a qualsiasi età, e in qualsiasi momento sentiamo la spinta a farlo, perché forse la vita è questo, realizzarsi ed essere felici, rinunciando a volte a ciò che è giusto per dare spazio a ciò che è meglio per noi.

Quindi la prossima volta che desideriamo qualcosa e ci domandiamo: “Perché dovrebbe succedere proprio a me?” La risposta più giusta potrebbe essere: “Perché no?”

Marta Lock



L'Attimo Fuggente

27 novembre 2012 - by Marta Lock

Rubrica - attimo fuggente

Ciao a tutti.

Prima di tutto le presentazioni: sono Marta Lock scrittrice e redattrice di cronaca, e già da questo si capisce come la mia vita sia costantemente in bilico tra fantasia e realismo, tra sogno e realtà. Da una parte il desiderio di far fluire le emozioni e lasciare che escano per comunicarle e trasmetterle a chi legge, dall’altra l’incontro-scontro con la quotidianità del nostro paese, nell’assoluto realismo dei tempi in cui viviamo.

Molto spesso si identifica lo scrittore come colui che ha le risposte, o che ama filosofeggiare e fornire agli altri la propria visione del mondo. Per quanto mi riguarda non mi ritengo né filosofa né colei che ha le risposte, credo che lo scrittore sia semplicemente una persona con una particolare sensibilità che gli permette di interrogarsi su ciò che vede intorno a sé, aprendosi a vari punti di vista e diverse interpretazioni, altrimenti non potrebbe riuscire a far parlare e vivere personaggi diversi tra loro. Nei miei romanzi non do mai soluzioni né tantomeno spiegazioni sui perché della vita e dell’universo, racconto semplicemente delle storie di vita, lasciando ai lettori lo spazio e la possibilità per crearsi una propria visione dei fatti secondo il loro sentire e la loro opinione.

Questa rubrica vuole essere proprio questo: uno spazio di riflessione che parte da un pensiero e si sviluppa attraverso interrogativi i quali, alla fine dell’articolo, potranno lasciare a chi legge la facoltà di darsi le risposte, secondo le proprie esperienze e il proprio modo di essere, perché non esiste mai una realtà assoluta o una risposta universale.
Credo che nella vita non sia fondamentale avere una risposta per tutto, lo è molto di più farsi delle domande, perché è solo attraverso il dubbio e il confronto, anche solo con noi stessi, che possiamo aprirci, metterci in discussione e perciò crescere.

Nel mondo in cui viviamo abbiamo troppo poco tempo per fermarci a porci interrogativi e molto spesso lasciamo scivolare via degli spunti di approfondimento molto importanti e utili a scavare un po’ più in profondità, ecco, questa rubrica è nata per questo, per sederci, leggere e cogliere quei dettagli che magari il giorno prima o due giorni fa ci erano sfuggiti. Ed è per questo che ho voluto chiamarla “L’attimo fuggente”.

Vi aspetto per iniziare insieme questo percorso, grazie a tutti.

Marta Lock